nicola ratti    
intervista di Matteo Uggeri





È probabile che ci siano alcuni appassionati di musica che scopriranno Nicola Ratti grazie al suo recente lavoro per i tipi di Die Schachtel, un’etichetta cui il termine ‘avanguardia’ potrebbe calzare anche in senso stretto ed i cui ascoltatori appartengono in buona parte ad un mondo di musiche così dette ‘colte’. Il disco, raffinatissimo accostamento di beat profondi e rarefatte sonorità sintetiche che rimandano allo Stephan Mathieu più melodico, non può che confermare l’idea che dietro a tale lavoro ci sia un artista che sa lavorare di cesello e che ha nella manipolazione e destrutturazione dei suoni uno dei suoi punti di forza, come del resto anche il suo amico e collaboratore Giuseppe Ielasi. È infatti con lui che condivide il progetto Bellows, non lontano dalle forme di “220 Tones”, ma collabora egregiamente anche con Attila Faravelli, assieme al quale Ratti prosegue il proprio discorso nell’uso della chitarra, abbandonata negli altri ambiti. Ed allora vediamo che, scavando, il ritratto che ne esce è più complesso, se vogliamo anche più terreno, e soprattutto meno snob di quanto potrebbe apparire a una prima occhiata superficiale. Come diceva quella bella rivista che “vanta innumerevoli tentativi di imitazione”, forse non tutti sanno che Nicola Ratti è ora membro stabile dei Ronin di Bruno Dorella, e che ancora prima calcava i palchi anche assieme a Chet Martino (anche lui un Ronin), sudando e puzzando a suon di un indefinibile math-jazz-hard-rock che ha lasciato delle sedimentate tracce anche nei lavori più recenti.
Il ritratto assume infine tinte forti: leggetevi le disavventure americane on the road e finirete per capire che questo schivo e ‘colto’ ragazzo lombardo non è esattamente quello che vi immaginavate, tanto che ha rischiato di finire i propri giorni accanto a Bin Laden a Guantanmo. Poi Bin Laden l’hanno ammazzato (pare). Nicola per fortuna è ancora tra noi a fare splendidi dischi.






















Sei partito da un titolo "Prontuario per giovani foglie" e ora pubblichi "220 Tones". Al di là del lato prettamente musicale, mi sembra un bel cambiamento. Il primo ti connotava molto più nel cantautorato, quest'ultimo sa di sperimentazione e avanguardia...
Personalmente credo di essere rimasto sulla stessa strada, di averne percorso un bel pezzo ma con la medesima sensibilità. Come è evidente anche dal primo ascolto di “220 Tones” sono molto cambiati gli strumenti utilizzati, la chitarra è praticamente sparita lasciando il posto a vinili e synth; ciò è dovuto non tanto ad una scelta programmatica quanto ad un bisogno di sperimentare nuovi suoni e nuovi modi di produrli, di utilizzare ritmiche meno consuete e far confluire nella mia musica quelli che sono i miei stimoli attuali, in questo la chitarra è limitante a meno che non la si snaturi e la si consideri come una fonte sonora indistinta, invece ho capito che a me la chitarra piace suonarla nel senso più comune del termine.
In “Prontuario...” e “From The Desert…” la forma canzone era molto presente, in “Ode” invece aveva assunto un aspetto più etereo e profondo tanto da non aver necessità di aggiungere parole, per questo ultimo disco avevo deciso di essere più esplicito e meno intimo. “Ode” rimane il disco che sento con maggior emozione e allo stesso tempo è stato quello meno recepito dagli ascoltatori, questo mi ha insegnato che l'io profondo non è visibile a tutti e che non si può pretendere che un estraneo si emozioni sulle tue stesse frequenze. In “220 Tones” ho voluto tirare fuori alcuni muscoli in più, un po’ più di coraggio e godermi le mie emozioni senza urlarlo al mondo. Comunque ora è tornata la voglia di canzoni, certo non cantautorali, sicuramente consce di tutto ciò che ho imparato da allora e sicuramente non da solo.

Chi erano o chi sono quelle giovani foglie? E quei 220 toni? E chi è Toni?
Plurale maiestatis, il disco era un prontuario per me medesimo però detto al singolare faceva abbastanza schifo, no? In realtà anche oggi, contrariamente a quanto dice l'anagrafe, non mi sento musicalmente arrivato (in termini di maturità e non di successo...), sto ancora imparando e provando. I 220 toni sono un divertentissimo gioco di parole che fa un bounce dei volts, elemento vitale degli strumenti usati nel disco, e le melodie, le musicalità in generale che ho cercato di dare ai beats.
Toni è anche Cutrone, grande, viva il DalVerme di Roma.

Pensa che pure a me veniva in mente quel pazzo di Cutrone quando si parlava di Toni... a tal proposito: con lui mi citi un esponente di una scena diciamo un po' più 'rumorosa' di quella in cui in questo momento ti stai muovendo... rimpiangi mai i tempi dei Pin Pin Sugar? Ricordo che tempo fa mi dicesti che ti manca la sensazione di scendere dal palco sudato...
Eh eh, pazzi a parte non sono sicuro di muovermi nella direzione noise, almeno intesa come scena ed estetica. Credo, spero senza presunzione, di produrre una musica più trasversale in cui il noise se c'è è inteso come rumore e suono.
Ricordo di averti detto quella frase, ora mi manca un po’ meno quella sensazione, saranno gli anni che passano o comunque il fatto che ora sudo più per la concentrazione che per il movimento e il rock 'n’ roll.

Con i Ronin riesci un po' a sublimare questa mancanza? Ho sentito più persone affermare peraltro che col tuo ingresso i Ronin hanno fatto un gran bel passo avanti (che gusti!)…
Simpatico! Sono felice che il mio ingresso nei Ronin abbia giovato alla band (se le dicerie fossero vere), certamente a me ha giovato molto suonare con loro e di sicuro ho sublimato la mancanza di un gruppo, un palco, i volumi alti e il sudore etc. Tengo molto ai Ronin, alla nostra originalità sempre fuori moda e senza puzza sotto il naso, senza un cantante che si agita con il microfono tenuto male o la star di provincia alla ricerca di pompini.

Tornando a questioni più prettamente musicali ed alla strada da te seguita: mi pare che un filo conduttore, che riscontro già nel primissimo (grezzo ma per me davvero molto valido) omonimo CD-R, nei dischi 'con la chitarra', nell'ultimo e perfino nei Pin Pin Sugar, sia la scomposizione delle ritmiche, la frammentazione dei percorsi sonori…
Mi hanno detto che il modo che ho di costruire i brani è molto architettonico, nel senso che costruisco spazi, pause, volumi e li distribuisco nel tempo. Non so se questa opinione sia dovuta alla mia formazione da architetto ma forse la sensibilità creativa non ha due facce ed è abbastanza innata quindi anche se avessi fatto il ragioniere avrei forse disposto le cartelle nel mio ufficio secondo canoni non alfabetici. Comunque, la scomposizione e la frammentazione sono dei modi di organizzare le cose e quindi i suoni.

Non ricordo di avertelo mai chiesto, ma che formazione hai? Hai studiato musica (conservatorio, scuola, maestri...)?. Hai dei maestri musicali, anche in senso lato, oltre a Jimmy Fontana?
Ho studiato pianoforte da piccolo per 3 o 4 anni, poi ho disimparato a leggere la musica e di conseguenza sono passato alla chitarra. Dopo giornate davanti ai primi video musicali a cercare di suonare quello strumento ho preso qualche lezione di chitarra rock. Maestro tremendo, un cane di turnista che avrebbe potuto imbracciare il cerchione della macchina invece della chitarra, per lui era lo stesso. Troncata lì, però, avevo iniziato a suonare con amici, i primi gruppi etc. Durante i Pin Pin Sugar ho deciso, vista l'ambizione tecnicistica dei compari, di prendere lezioni di chitarra jazz che al tempo mi interessava il giusto. Un anno alla scuola civica di Desio con un jazzista pallosissimo che mi faceva accompagnare i suoi assolazzi per due ore alla settimana per poi rendersi conto alla fine dell'anno al concerto organizzato dalla scuola che sapevo suonare. Giuro, è venuto da me alla fine di uno spassosissimo concerto di standard jazz e mi ha detto : «ah, cavolo ma allora sei bravo...la chitarra era un po’ scordata però». Ciao lezioni, ciao grammatica, a suonare analfabeta e vafanculo.
Preferisco Jimmy il Fenomeno.

Al di là delle disavventure con i percorsi 'tradizionali', ti offendi se dico che da altri come ad esempio Giuseppe Ielasi si sente che hai imparato qualcosa (e lui da te, probabilmente)?
Certo che non mi offendo, anzi. Sarebbe alquanto strano se non avessi imparato niente da una personalità musicale quale Giuseppe collaborandoci da anni oramai.
Bellows_foto_di_Andrea_Marutti
Dei veri 'partner' musicali con cui hai lavorato, riesci a darmi tre aggettivi per ciascuno e dirmi brevemente come funziona il lavorare assieme: Giuseppe Ielasi, Attila Faravelli, Chet Martino?
Sono tutti e tre delle gran persone come prima cosa, molto intelligenti come seconda e molto amici come terza. Queste caratteristiche li accomunano, poi ci sono le differenze che sono essenziali e necessarie perché ognuna delle collaborazioni abbia senso e sia a suo modo unica. Con Giuseppe condivido una ricerca radicale che vede nei dischi dei Bellows il risultato. Con Attila un interesse comune nella sperimentazione (grazie alla sua sensibilità artistica e tecnica) della registrazione stessa e nel duo FaravelliRatti è convogliata quella parte prettamente chitarristica che pare abbandonata nei miei dischi solisti. Con Chet condivido la musica da quando ho iniziato a farla per conto mio, questo vuol dire che la nostra più che una collaborazione è una relazione di coppia, lui suona il basso, io suono la chitarra.

Sempre per parlare di altri: i tuoi lavori sono usciti su etichette diversissime... tempo fa ricordo che ti piacque la mia frase «per me avere soddisfazione con la musica significa soprattutto non dover elemosinare per pubblicare un disco o fare un live». Ora com'è per te la situazione? Ti senti più 'affermato'?Bellows_foto_di_Andrea_Marutti

Di brutto! Come no... Scherzi a parte un po’ più affermato lo sono, però forse non mi interessa tanto arrivare ad un "certo livello" anche perché non saprei definire qual'è il livello di riferimento. Forse è più importante capire qual'è il proprio livello, accettarlo e farlo molto bene.
Comunque la penso ancora come quella volta, in più ho capito che è bene evitare di perdere tempo a cercare una produzione e accettare le proposte che ti vengono fatte se credi valga la pena per il tuo disco, per come è fatto e per il momento in cui sei. Per gli ultimi due (su Preservation e Die Schachtel) è andata così. I dischi prodotti all'estero mi hanno aiutato a farmi conoscere e stringere contatti anche proficui (soprattutto la statunitense Anticipate).

Passiamo agli episodi: "Fishing Umbrella..." come hai finanziato il disco? Anche su quello ricordo una storia interessante, certo non divertente ma forse commovente…
Intendi le marchette? Il disco l'ho finanziato con i miei soldi, la parte commovente forse sta nel fatto che ne ho ancora parecchie copie. Oppure ti riferisci al titolo? Ovvero quella volta che sugli scogli di Baratti riuscii a infiocinare un polpo con l'ombrello, quando mi cadde il cellulare in mare nel tentativo di battere l'animale per staccarlo dall'ombrello? Sicuramente una punizione divina di contrappasso. Commosso?

No, in realtà la cosa su “Fishing Umbrella…” invece riguardava il fatto che - mi pare - lo avevi finanziato con l'eredità di una tua nonna morta in quel periodo. Ma potrei essermelo inventato…
Ah, capito ora. No, era la chitarra che ho comprato con i soldi del nonno (mi lasciò 2000 euro, pace all'anima sua). Mia nonna invece era senza una lira poveretta. ora basta sennò mi commuovo.

Chiudiamo con l'avventura americana: racconta bene bene come cazzo è andata quando dovevi suonare a New York e quasi finivi a Guantanamo, ma ti hanno salvato Tizio e Francesca Comaneci…
Bellows_foto_di_Andrea_Marutti È successo che la polizia alla frontiera tra Canada e US ha rispedito a Montreal me, Mark Templeton e sua moglie per mancanza di visto lavorativo da farsi in occasione di un nostro live a NYC, peraltro unico.
La storia comincia quando in macchina al casello della frontiera il poliziotto ci fa la prima domanda di sicurezza nazionale, testuali parole : «cosa ci fanno due ragazzi canadesi in macchina con un ragazzo italiano?» . . . la barzelletta sembra evidente, ma faccio bene a trattenere le risate, lui è serio. Mark a questo punto fa il primo errore di sincerità (cuore d'oro di un ragazzo) e dice che ci siamo conosciuti in Italia perché mesi prima era venuto a suonare con me... Taaac, controllo più approfondito nell'ufficio.
Un secondo poliziotto allo sportello immigrazione inizia a fare le domande assurde che solo chi è passato dalla frontiera americana può immaginare; è scontroso, con continui slanci di derisione e irrimediabilmente ritardato. Mai quanto il suo capo, frustrato che se ne deve stare ad una delle frontiere più quiete e che continua a fare ‘no’ con la testa quando il nostro inquisitore gli sottopone il caso Templeton-Ratti. Lui invece sta seduto alla sua scrivania con i piedi sopra e lo sguardo fisso nel vuoto angosciato dal pensiero che sua moglie si sia sbattuta il vicino proprio mentre lui applicava timbri.
Comunque, la storiella arriva al top quando, insospettiti dalle prime parole di Mark e dalla presenza di fottuti strumenti musicali in macchina, cercando su Google trovano la serata al Monkey Town di NYC, chiedono conferma del mio live set e ci sgamano. Abbiamo però un'inutile carta segreta: l'invito della casa discografica con tanto di dichiarazione firmata che si tratta di uno showcase di Anticipate Rec. e noi non verremo pagati (perché è quello il punto). A questo punto il pulotto ci prende per il culo con i suoi soci chiedendosi a gran voce : «e come fanno a campare questi, andate in giro gratis? Ah ah ah!!!».
Eh eh eh! Simpaticone! Aspettavamo lui per svelare il pacco della musica sperimentale... Vabbè, io comunque gli rispondo che faccio l'architetto, Mark fa il maestro (al che il tipo gli chiede perché in quel momento non è ad insegnare) e che la musica è, faccio fatica anche a scriverlo, un hobby. Che pena, a cosa ci si deve ridurre per un concerto. Il cane non è soddisfatto dalla lettera di invito e dopo aver visto che sul sito del locale è previsto il pagamento di un ingresso se ne esce con una sentenza degna della filosofia pre-platonica: «anche se voi non percepite un guadagno se c'è un ingresso da pagare vuol dire che producete un guadagno, e che quindi state lavorando e per lavorare negli USA c'è bisogno di un visto».
Chiaro no?! Foto segnaletica, impronte digitali e a casa (Montreal fortunatamente) con l'accordo che saremmo potuti passare il giorno dopo il concerto (il mio volo di ritorno era da New York). Alla fine siamo riusciti a spostare il concerto in un altro posto però la serata Anticipate per noi era saltata. Potete immaginare le bestemmie e la frustrazione.
Ratti_Faravelli Sono tornato quest'anno negli USA, in vacanza. Ho scoperto - come sospettavo - di essere schedato, ogni volta che passerò da una frontiera statunitense verrò fermato per domande su quell'avventura per poi farmi passare senza grandi conseguenze (perdita di tempo a parte) a meno che io non abbia con me qualche strumento e che su Google non siano pubblicate le eventuali date. Bel pacco davvero.
Dopo il concerto di New York mi sono fermato qualche giorno a fare il turista. Vagabondando per le vie di Manhattan ho incontrato Francesca [di Comaneci], per la serie il mondo è piccolo. La sera ci siamo incontrati con Tizio [Tiziano Sgarbi/Bob Corn] e compagnia per una bellissima cena, ci voleva proprio, non ero proprio felice di rimanere in quella città dopo quella bella accoglienza. Per la serie tutto il mondo è paese.

Ultima domanda, un classicone per tutti: progetti per il futuro, cose in cantiere, anticipazioni, gossip della scena sperimentale, flirt nascosti, frustrazioni inespresse, suicidi mancati...?
Ci sono un po’ di cose che bollono in pentola. Segue l'elenco. Nuovo disco FaravelliRatti in preparazione, nuovo Bellows in attesa di pubblicazione, probabile nuovo disco dei Ronin dopo l'estate, io sto pensando ad un mio nuovo lavoro solista e nel mentre dovrebbe uscire una cassetta su Senufo con un mio lavoro in cui uso le televisioni che non prendono più nulla per via del digitale terrestre e che quindi sono diventate delle macchine inutili. Poi sto preparando un lavoro interculturale, tra Edmonton e Milano, con Mark Templeton per il prossimo anno. Poi cerco anche lavoro, sonorizzazioni etc...



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