`Virus´

Autore disco:

Elisabeth Schimana

Etichetta:

Chmafu Nocords (A)

Link:

nocords.net
elise.at

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2014

Titoli:

1) Virus #1.2 2) Virus #3.0 3) Virus #1.3

Durata:

73:24

Con:

Elisabeth Schimana, Manon-Liu Winter, Igor Gross, Maighread McCrann, Boris Pavlovskiy, Maria Pfleger, Alexandr Sorokow, Kristina Suklar, Anais Tamisier, Mario Gheorghiu, Martin Edelmann, Michael Hammermayer, Maria Grün, Rudolf Illavsky, Caroline Wolf, Richard Zottl, Johannes Gleichweit, Karina Greiner, David Seidel, Ferdinand Hebesberger, Erwin Sükar, Johann Widihofer, Martin Eckmann, Hannes Haider, Sebastian Aigner, Gabriel Vogelauer

Austria: così vicina e così lontana

x Renzino ‘Sola’ Matteoni (no ©)

«The digital electronic sound body in Virus #3 has the task of doing exactly what it does best: the precise execution of an algorithm. The instrumental sound body also has the task of doing what it does best: the imprecise execution of an algorithm.»
Nella musica dell’austriaca Elisabeth Schimana sembrano convergere le radici seriali, le accezioni aleatorie di Cage e quelle algoritmiche di Xenakis.
I suoi Virus sono un ciclo di composizioni divise in tre tipologie: live electronics, quale soggetto costante, e un gruppo, due gruppi o un insieme di strumenti quali elementi variabili. Da qui la classificazione in #1, #2 e #3. Cambiando il tipo di strumentazione utilizzata v’è poi una ulteriore suddivisione in .1, .2, .3 etc, esemplificata in questo CD da Virus #1.2, con il pianoforte di Manon-Liu Winter, e Virus #1.3, con le percussioni di Igor Gross. Il terzo Virus qui incluso appartiene alla terza tipologia e vede schierata la RSO (ORF Radio-Symphonieorchester) di Vienna, per un totale di 23 esecutori. Quindi le possibili combinazioni virali tendono praticamente all’infinito, e mi fanno pensare ai “Number Pieces” di Cage o, in maniera meno stretta, alle “Sequenze” di Berio.
Si tratta di composizioni basate sui contrasti: fra le elettroniche e lo strumento / gli strumenti utilizzati, fra il suono di questi e le risonanze prodotte oltreché fra quelli inerenti al corpo dello stesso strumento utilizzato. In Virus #1.3, ad esempio, le elettroniche dell’autrice si incuneano nel dualismo createsi fra il suono sordo dei timpani, o di altri tipi di tamburo, e quello tintinnante delle piccole percussioni metalliche. Lo sviluppo è di tipo circolare e prevede al centro una spettacolare azione a tempo di marcia. Anche per la versione 2 di Virus #1 si potrebbe parlare di percussioni, dal momento che in tale guisa viene utilizzato il piano da Manon-Liu Winter, ma qui i contrasti sono determinati da come vengono usufruite le varie parti che costituiscono il soggetto sonoro. Virus #1.2 è anche la composizione dove appare in modo piuttosto evidente il contrasto suono / silenzio. In Virus #3.0 il gioco è invece chiaramente più complesso, andando gli intarsi a coinvolgere strumenti a corda, strumenti a fiato e percussioni. Proprio in questa fase mi sembra di cogliere anche qualche riferimento alla scuola espressionista viennese, ma la seconda parte evolve a sorpresa verso uno spesso bordone cacofonico.
Lungi da me il sostenere che si tratti di musiche rivoluzionarie, ma se siete interessati alla musica contemporanea di derivazione seriale / post-seriale l’acquisto è senz’altro consigliato.


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Data Recensione: 20/1/2016
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