`La Solitudine del Sole´ // `Fino alla fine della notte´

Autore disco:

Enten Hitti

Etichetta:

Hic Sunt Leones (I)

Link:

www.aliodie.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2011 // 2014

Titoli:

1) Fuoco Tenue 2) Syren 3) Lo sguardo dei Girasoli 4) Nato Due Volte 5) Memorie di un Termitaio 6) Polvere Rossa 7) Chinoxx // 1) Inizia il viaggio 2) Nelle terre di mezzo 3) Un canto solitario 4) Respira 5) Dentro il sogno 6) Prima dell’alba 7) Ho visto anche dei funghi felici

Durata:

43:51 // 63:44

Con:

Pierangelo Pandiscia, Gino Ape, Giampaolo Verga, Adriana Pulejo, Simona Vitali, Alberto Guccione, Lorenzo Pierobon, Davide Ferrari, Simona Barbera, Anna Rispoli // Pierangelo Pandiscia, Gino Ape, Afra Crudo, Giampaolo Verga, Adriana Pulejo, Enya Daniela Idda, Lorenzo Pierobon, Lello Cassinotti, Vincenzo Zitello, Stefano Musso

una bella esperienza per chi ama ‘calarsi’ nei suoni

x Pino Dal Luner (no ©)

Se non sbaglio gli Enten Hitti hanno un passato performativo di elevato spessore, segnato anche dalla pubblicazione di due dischi nel biennio 1996-1997 (“Giant Clowns Of The Solar World” su Aqua e “Giganteschi Pagliacci Del Mondo Solare” per la leggendaria collana “Taccuini” del Consorzio Produttori Indipendenti). Si tratta di un collettivo aperto, termine assai limitante, facente capo al binomio Pierangelo Pandiscia / Gino Ape. Un collettivo che va al di là dei due nomi che restano e dei nomi che transitano durante la registrazione dei dischi, nei comunicati stampa per “Fino alla fine della notte” trovo ad esempio citata Ewa Benesz che nel disco sembra poi non comparire. Si tratta sempre, comunque, di musicisti dall’ampio spettro di esperienze, attività formative e collaborazioni, che spaziano dal jazz al rock, dalla musica classica alle musiche non occidentali e dall’elettronica all’universo cantautorale (soprattutto laddove s’è intrapreso un viaggio alla scoperta delle musiche e delle strumentazioni tradizionali ed etniche: leggasi soprattutto De André e Fossati).
Inseribili all’interno di una linea Rich – Roach, fanno parte di quel mondo che dissente dalla new age, pur standogli di molto appresso, che può essere rappresentato con termini quali musica rituale, trance, ambient tribale, musica organica … . In soldoni voci, tamburi, campane, flauti in legno, zucche, ocarine, pietre, bottiglie, balafon e conchiglie si miscelano a oboe, arpe, chitarre e violini, senza che si disprezzino affatto screzi elettronici e/o concreti. I riferimenti principali sembrano stare nell’Asia Centrale, dai canti sciamanici a quelli buddhisti, ma non mancano altri stimoli che possono arrivare dall’Africa come dalle culture celtiche.
Il loro mondo sonoro è, in pratica, simile a quello anticipato da Third Ear Band e Popol Vuh, pop-olarizzato dai Dead Can Dance e banalizzato da Enya (tanto per fare nomi conosciuti quasi da tutti).
Le differenze più sostanziali fra i due dischi mi sembrano essere nell’uso delle voci che, nel primo CD, sono parte dell’amalgama sonoro mentre nel secondo si fanno spesso protagoniste assolute. Se poi “La Solitudine del Sole” è il frutto di qualche giorno passato a registrare in isolamento nei boschi e “Fino alla fine della notte” è il sunto del progetto «sleeping concert» (concerti che durano dalla mezzanotte all’alba), è un altro paio di maniche. Guai pensare però a una musica dark, piuttosto la chiamerei crepuscolare, in grado di raccogliere le suggestioni tipiche di quel punto in cui il sole incontra la notte.
Quando il mio amico e quasi omonimo Gino Dal Soler ha ricevuto questi dischi, sono certo che li ha ricevuti, sarà sicuramente andato in brodo di giuggiole. Ma un mio apprezzamento, dato che non sono particolarmente affezionato a queste musiche e gli preferisco il ghigno sardonico di Captain Beefheart, è forse ancor più significatico.


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Data Recensione: 24/2/2016
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