`More Nasty´ // `Svimmelhed´ // `Residual Ugly´

Autore disco:

Street Priest // Sult // Beauty School

Etichetta:

Humbler Records (USA) // Conrad Sound (N), Humbler Records (USA) // Humbler Records (USA)

Link:

humbler.bandcamp.com
www.heule.us
www.conradsound.com
tomdjll.com/

Formato:

MC // CD // MC

Anno di Pubblicazione:

2014

Titoli:

1) Turk 2) Taylor 3) Sixth 4) Market // 1) Jern 2) Doren II 3) Fryst 4) Snylter 5) Uvel 6) Doren I // 1) Residual Ugly

Durata:

35:34 // 47:25 // 50:00 ca

Con:

Kristian Aspelin, Matt Chandler, Jacob Felix Heule // Tony Dryer, Jacob Felix Heule, Guro Skumsnes Moe, Hävard Skaset // Matt Chandler, Tom Djll, Jacob Felix Heule

Jacob Felix Heule: Kevin Shea, Ronald Shannon Jackson, Eddie Prévost e Gino Robair reincarnati in un’unica persona

x Renato Sonnati (no ©)

Alla base di queste tre formazioni, ben diverse fra loro, e pure alla base dello stesso marchio Humbler c’è il batterista californiano Jacob Felix Heule, una bestia d'uomo in grado di passare da un drumming rovinosamente roccioso a sottili rumorismi di indole elettroacustica. Oltre all’interesse per vari stili espressivi, tutti di natura radicale, Heule è impegnato in collaborazioni con musicisti provenienti da aree geografiche diverse, quali possono essere la Gran Bretagna e la Norvegia. In questi tre lavori potete trovare rappresentata una piccola parte delle sue attività, ma sarà comunque bene seguirlo in futuro con maggiore attenzione.
Il trio Street Priest prende il nome da un disco di Ronald Shannon Jackson, e la formula tipo power trio non può che nascondere una musica in qualche modo imparentata con il rock. In realtà nei suoni elettrici di “More Nasty” vivono esperienze storiche come il free jazz, la no wave e il funk più selvaggio. Accanto al catastrofico Heule ci sono il chitarrista amricano Kristian Aspelin, virtuoso sulla scia della linea tracciata da James Blood Ulmer - Vernon Reid oltreché contraltare americano di Anders Hana, e il bassista inglese Matt Chandler, in numerosi gruppi di contaminazione rock / no-wave fra i quali i Pest (vari dischi per Ninja Tune). I due strumenti a corda viaggiano velocissimi, e sprigionano elettricità pura, ben sostenuti da una batteria che sarebbe un eufemismo definire semplicemente frenetica.
All’opposto i Sult operano con una strumentazione totalmente acustica, che oltre al batterista comprende due contrabbassi, lo statunitense Tony Dryer e la norvegese Guro Skumsnes Moe, oltre a un altro norvegese alla chitarra acustica (Hävard Skaset). Chiaramente la musica cambia, e cambia in modo stupefacente anche la posizione di Jacob Felix Heule. La gragnuola di colpi su piatti e tamburi viene meno, sostituita da un mondo minimale fatto di mazze ovattate, spazzole e oggetti sfregati, con ampio spazio lasciato alla ricerca e alla casualità. Intorno a lui ruotano, letteralmente, gli strumenti a corda, con i loro corpi preparati, o meglio seviziati, istantaneamente. I Sult rappresentano uno dei migliori esempi di quella branca dell’improvvisazione radicale che si avvale unicamente di una strumentazione acustica (naturalmente amplificata).
Beauty School sta in po’ a metà fra Street Priest e Sult. Dai primi, oltre a due terzi della formazione, raccoglie l’energia e l’elettricità, sprigionate sia attraverso il basso elettrico di Chandler sia attraverso l’utilizzo di manipolazioni elettroniche da parte degli altri due componenti del trio. Dai Sult raccoglie la libertà strutturale e buona parte degli elementi casuali. Da sottolineare è la presenza nel trio del trombettista Tom Djll, musicista appartenente a una generazione precedente rispetto agli altri di cui s’è detto in questa recensione e che ha maturato una serie inenarrabile di collaborazioni in materia di free music (Jack Wright, Bhob Rainey, Birgit Ulher, Tania Chen, Gino Robair, Karen Stackpole, Tim Perkis, Matt Ingalls, John Shiurba, Lê Quan Ninh, George Cremaschi, John Bischoff, il collettivo Grosse Abfahrt …).
E non fatevi scoraggiare dal fatto che due dei tre oggetti qui segnalati sono musicassette, perché sono comunque accompagnate dai link per il download digitale.

ERRATA CORRIGE: Ci comunicano che il bassista Matt Chandler non è lo strumentista inglese al quale si accenna nella recensione ma un omonimo statunitense che suona egualmente il basso elettrico e, al momento, fa parte del gruppo noise Burmese. Il recensore si scusa con i lettori e con l'interessato per lo spiacevole errore.


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Data Recensione: 10/4/2016
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