`Tracce D’Africa´

Autore disco:

Carlo Maver Plus

Etichetta:

Maver Records (I)

Link:

www.carlomaver.it

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2014

Titoli:

1) Afro Flute 2) Tana Milonga 3) Chansonne Des Chameaux 4) Monsieur Coulibaly 5) Boa Noite Leo 6) Rio De La Plata 7) Preghiera per Romualdi e Fabiani 8) Carrugi e Malasorte 9) Afro Flute 2 10) Choro Pra Bandoneon 11) Tubabu 12) Pinocchio 13) Pifanos

Durata:

53:38

Con:

Carlo Maver, Pasquale Mirra, Giancarlo Bianchetti, Davide Garattoni, Roberto Rossi, Achille Succi, Silvia Donati, Danilo Mineo

arti contaminatorie dai contrafforti dell’Appennino Emiliano

x Probo Romualdi (no ©)

«Personalmente credo che la ricchezza ritmica che deriva dall’Africa e che ha fecondato tantissimi generi musicali sia uno dei più grossi debiti che il mondo ha contratto nei confronti del continente nero»
Chi cercasse in “Tracce D’Africa” del flautista e bandoneonista emiliano Carlo Maver della musica africana resterebbe deluso. Il disco va inteso piuttosto come un viaggio alla ricerca delle tracce lasciate dalla musica africana in numerosi generi musicali udibili nel globo terracqueo: dal jazz al samba, dalle musiche arabe a quelle latino americane. La scelta di suonare il bandoneon lascia intendere poi la sua grande passione per il tango argentino, passione che inevitabilmente si riversa costantemente nella sua musica. Penso però anche alla sua terra di provenienza, quell’Appennino Emiliano dove la fisarmonica, parente stretta del bandoneon, riveste da tempo immemore un ruolo di primaria importanza. E penso anche alla sua indole di grande viaggiatore che, dovunque è andato, ha raccolto e assorbito come una spugna gli elementi delle culture locali. Ma non basta, ‘ché il Maver flautista fa pensare a Rashan Roland Kirk, uno dei soggetti più afro delle musiche nero-americane. Nei brani più sambatici, soprattutto nell’unico in cui appare la voce di Silvia Donati, il riferimento corre inevitabilmente ai primi Return To Forever, quelli con Airto Moreira, Joe Farrell e Flora Purim. Un ruolo di rilievo nella riuscita del disco, oltre a quello del leader, va riconosciuto agli strumentisti del suo gruppo (il vibrafonista Pasquale Mirra, il chitarrista Giancarlo Bianchetti, il bassista Davide Garattoni e il batterista Roberto Rossi) oltre che ai vari ospiti. Si tratta di nomi più che affermati nel panorama jazz emiliano, e per alcuni di loro si può parlare anche di panorama italiano e/o estero. “Tracce D’Africa” è, a suo modo, un ottimo disco sperimentale, dove la sperimentazione non mette certo in discussione le forme ma gioca sia sugli accostamenti strumentali sia sui test di meticciato.


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Data Recensione: 3/7/2016
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