`Song Cycle´

Autore disco:

Voicehandler

Etichetta:

Humbler (USA)

Link:

humbler.bandcamp.com
www.danishtarivero.com/
www.heule.us
www.sands-zine.com/recensioni.php?IDrec=1945

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2015

Titoli:

1) Soñando 2) Empty And Without Pain 3) A Meager Labyrinth 4) Mi Falible Mano 5) I Am A Recording Instrument

Durata:

40:34

Con:

Jacob Felix Heule, Danishta Rivero

drum‘n’voice

x Renato Sonnati (no ©)

Dalla California: un batterista e una cantante si affrontano, in formulazione volutamente scarna, dando vita a un incrocio singolare e affascinante; vuoi per il carattere storicamente ben definito di entrambi, dispensatore di ritmo il primo e illustratrice di storie la seconda, vuoi per il mood primitivo che la formula va ad evocare.
I protagonisti di “Song Cycle” trasgrediscono però i ruoli prestabiliti: il batterista per abbracciare, non senza l’aiuto di ausili elettronici, un ruolo di rovinosa destrutturazione degli equipaggiamenti a sua disposizione e la cantante per sciabordare fra le urla della Galas e le sillabazioni della Monk (nelle note viene giustamente fatto anche il nome di Cathy Berberian), trovando man forte in uno strumento elettroacustico da lei stessa ideato e costruito (hydrophonium).
La definizione di song è messa a dura prova, dal momento che i cinque brani altro non sono che altrettanti testi estrapolati da opere di prosa che hanno avuto un notevole impatto nel panorama letterario del secolo scorso. A iniziare da “Hunger” (1890) del norvegese Knut Hamsun, premio Nobel nel 1920 e poi processato e internato a causa delle sue simpatie per la Germania nazista (Empty And Without Pain).
Seguendo una cronologia delle opere letterarie, e non di quella che è la sequenza delle canzoni, vengono alla mano Mi Falible Mano e A Meager Labyrinth, tratti dal primo (1941) e dal secondo ciclo (1944) di “Ficciones”, doppia raccolta di racconti brevi scritti da Jorge Luis Borges (i due testi sono rispettivamente tratti da “El Fin” e “La Biblioteca de Babel”). È poi la volta del “Pasto Nudo” (1959) di William S. Burroughs, in chiusura, mentre l'apertura è destinata a “Memoria del fuego” (1982) dell’uruguayano Eduardo Galeano.
Mi sembra chiaro che, a dispetto della povertà dei mezzi, si tratta di un’operazione piuttosto complessa e ricca di spunti, non facile all’ascolto (chi cerca il languore è bene si rivolga a bono vox) ma in grado di arricchirvi sotto tutti punti di vista.
Sui protagonisti: di Heule abbiamo già parlato in una precedente recensione, nella quale erano cumulati ben tre suoi progetti, mentre per la Rivero ci affidiamo alla note inviateci insieme al CD che parlano di collaborazioni con Fred Frith e Zeek Sheck, di un disco in duo con Chuck Johnson e di prossime realizzazioni con Bill Orcutt (ma, indagando, è possibile risalire alla sua presenza nella band Aghora, definita come jazz-metal).


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Data Recensione: 5/8/2016
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