`The Clash Of The Titans´

Autore disco:

Maximalistica

Etichetta:

Autoprodotto (NL)

Link:

www.maximalistica.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2015

Titoli:

1) One 2) Two 3) Three 4) Four 5) Maximalistica! 6) Five 7) Six 8) Seven 9) Eight

Durata:

35:11

Con:

Stian Victor Lervik Swensson, Terkel Nørgaard, Tijn Jans, Trond Kallevåg Hansen, Juho Nummelin

il massimo dei massimi

x Rossella Caposciutti (no ©)

Se avete memoria, ma dubito che ne abbiate, ricorderete che alcuni mesi orsono recensii un dischetto intitolato “Reuze Reuze” partorito dallo strano gruppo The Tight Jans. Adesso il batterista di quel progetto, l’olandese Tijn Jans, si ripresenta immischiato in un 5-tetto dalla vocazione internazionale, seppure ristretta ad alcuni paesi del Nord Europa (oltre al batterista olandese ne fanno parte un danese, un finlandese e due norvegesi). Ma abbassate pure le orecchie e state pronti a rialzarle, perché la vera particolarità del gruppo non sta in questo cosmopolitanismo ma in uno schieramento forte di tre chitarre e due batterie: in pratica gli ensemble chitarristici di Glenn Branca ridotti all’osso o i MoHa! più che raddoppiati! I cinque non hanno però intensione di interdirsi alcuna possibilità, e forse in riferimento a questa attitudine deriva il nome che si sono scelti. Consumato così nei due brevi brani iniziali, 1:52 e 1:12, il tributo al minimalismo ripetitivo e all’orgia mohaesca, i Maximalistica si distendono, liberi da ogni tipo di catena, pronti a viaggiare nella storia del chitarrismo jazz - da Jim Hall e Gabor Szabo a Charlie Christian, da Marc Ribot e Bill Frisell a Pat Metheny – ma anche in quella del chitarrismo rock (evidenti appaiono i riferimenti a Jimmy Page). Il terzo brano che suona infatti morbido e soffuso, e al cui interno mi par di cogliere delle citazioni, sembra diviso in due parti e, dopo un break dei batteristi e una dichiarazione d’intenti (i musicisti ripetono in coro, per quattro volte e a voce sempre più alta, la parola maximalistica), prosegue in surplace con quella specie di coda che è Five. In Six le atmosfere si fanno più free, puntillistiche e discorsive, tanto da far pensare ad alcuni passaggi del Mingus di A Foggy Day o di What Love?. Seven è jazz-rock progressive, tirato quanto basta. Resta un ultimo brano, ma non dovete pensare di essere a fine disco perché da solo è più lungo di tutti gli altri messi assieme (20:47). Eight, magistrale, è essenzialmente un blues che si snoda in crescendo sornioni, cambiando più volte pelle, fino all’incredibile sequenza spagnolesca che annuncia l’esplosione finale. “The Clash Of The Titans” è più che interessante e il mio inutile consiglio è: «razzolatevici dentro<(i>».


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Data Recensione: 20/7/2016
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