`On The Move´

Autore disco:

Hybrid 10tet

Etichetta:

BikBentBraam (NL)

Link:

www.subdist.com
www.michielbraam.com

Email:

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2011

Titoli:

1) Three Grazing Arches 2) Cuba, North Rhine-Westphalia 3) The Indonesian Refuge 4) Fat Centered Gravy 5) A View To A Sound 6) Huize Jinnenberg 7) Pit Stop Ball Ad 8) El Frecuentemente 9) Rich Rabbit Research

Durata:

74:53

Con:

Michiel Braam, Carl Ludwig Hübsch, Nils Wogram, Taylor Ho Bynum, Pieter Douma, Dirk-Peter Kölsch, Matangi quartet (Maria-Paula Majoor, Daniel Torrico Menacho, Karsten Kleijer, Arno van der Vuurst)

un disco controverso che finisce per piacere

x e. g. (no ©)

Nell’interno della copertina c’è il pianista Michiel Braam, leader del tentetto, che pare grattarsi la testa pensieroso. E di preoccupazioni deve averne ben avute nel mettere insieme questo gruppo ibrido che contrappone una formazione atipicamente (free) jazz – piano, tuba, trombone, cornetta, chitarra basso e baritono basso, batteria - e una delle forme più sclerotizzate della tradizione classica qual è il quartetto d’archi. Dove il gruppo gioca soprattutto su strumenti dai timbri grevi, forse a bilanciare un pianoforte spesso sbilanciato sulle note alte, e si avvale di una sezione ritmica elettrica che, per intenzione dello stesso Braam, fa riferimento al rock.
Come dire ‘de duivel en de heilige water’.
Le preoccupazioni di Braam sarebbero pienamente giustificate, devo dire, visto che com’è lecito sospettare preventivamente non sempre le forze in campo riescono ad amalgamarsi e/o a interagire. Si crea così, a volte, un regime di apartheid subito dal Matangi quartet, e quando quest’ultimo trova gli spazi per affermarsi lo fa con eccessivo vigore, lanciandosi in spettacolari giochi d’incastro dove l’abilità tecnica sembra avere il sopravvento sulla sincerità espressiva (Huize Jinnenberg e l’inizio di The Indonesian Refuge ). È quando il gioco collettivo prende il sopravvento, viceversa, che il tentetto riesce ad esprimere tutto il suo potenziale eversivo. Per esempio in quella specie di tango dalle coloriture ellingtoniane intitolato Cuba, North Rhine-Westphalia, nell’ispirazione oscura che anima il crescendo di The Indonesian Refuge o nella sparata free di Fat Centered Gravy, ma pure nella marcia funebre che chiude l’ultimo brano citato e in un quadretto più morbido qual è Pit Stop Ball Ad. O, infine, nelle scoppiettanti atmosfere di Rich Rabbit Research, che fanno pensare al cinema di Fellini e alle musiche di Nino Rota.
In definitiva emergono e vincono gli aspetti positivi e, nel settore dell’improvvisazione di tradizione jazzistica, si può consigliare “On The Move” come un disco degno d’attenzione, se pure non propriamente imprescindibile. E se dovessi stilare una lista dei migliori dischi jazz che ho ascoltato in questo primo decennio duemillesco lo inserirei senza ombra di dubbio.


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Data Recensione: 24/4/2013
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