`Cerimony´

Autore disco:

Tea Rockers Quintet

Etichetta:

EnT-T (IL)

Link:

thetearockersquintet.bandcamp.com/album/ceremony

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2012

Titoli:

1) One 2) Two 3) Three 4) Four 5) Five 6) Six 7) Seven 8) Eight

Durata:

51:08

Con:

Yan Jun, Xiao He, Wu Na, Li Daiguo, Lao Gu

la cerimonia del thé in suoni inauditi

x Matteo Uggeri

È dai tempi del nostro articolo sulla bizzarra scena ‘chinoise’ che seguiamo alcuni musicisti nella scena sperimentale cinese, e non poche volte ci siamo domandati come mai ancora non giungessero alle nostre lontane orecchie opere che riuscissero a mescolare questa nuova vena fortemente sperimentale e spesso davvero estrema (di derivazione occidentale o al più nipponica) con la musica tradizionale del gigante rosso. Ecco che finalmente, tramite l’israeliana EnT-T, ci viene affidato questo notevole “Cerimony”, nulla a che vedere con col celebre pezzo dei Joy Division, ma invece una riuscitissima combinazione di elettronica avanguardista (affidata al solito Yan Jun) con strumenti della tradizione cinese, tra cui il gu qin (sorta di antichissima cetra da tavolo, qui nelle mani di Wu Na) e lo shakuhachi (un flauto dritto, qui suonato da Li Daiguo). A tutto questo si aggiunge la silenziosa presenza del maestro del thé, Lao Gu, che – dalle note della press sheet – officiava la cerimonia durante la registrazione dei pezzi. Questi, come di consueto in questo ambito, sono ricavati da pure improvvisazioni le quali suonano meno grezze e più organiche rispetto ad altri dischi in passato giunti dalla Subjam, l’etichetta dello stesso Yan Jun che ci ha già proposto altri bei dischi. Ecco quindi le otto composizioni senza nome dipanarsi su alte frequenze avvolte a note acustiche che si arrampicano su scale orientali, scampoli di ritmiche acustiche mescolate al suono dolce di arpa e flauto e, soprattutto, un saltuario cantato tipicamente cinese (ancora di Li Daiguo) che a tratti si integra alla perfezione col resto, mentre in altri volutamente stride aspramente. Fatte salve le imperfezioni di registrazione, mixaggio e mastering (ma ad alcuni piaceranno senza dubbio le variegate dinamiche del lavoro), questo è un disco che consigliamo ad occhi chiusi e mente aperta a chi volesse avvicinarsi a nuovi bizzarri miscugli musicali.
Non male anche il jewel box in plastica azzurrata e le grafiche sempre stilosissime e minimali. Da tenere d’occhio quindi anche questa misconosciuta label di Tel Aviv.


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Data Recensione: 28/8/2013
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