`This Is All I Had Time For´ // `Fonogram´ // `Camaraderie´

Autore disco:

My Fun // Fonogram // My Fun & John Era Ebersole

Etichetta:

The Land of (USA)

Link:

www.thelandof.org/

Formato:

CD-R

Anno di Pubblicazione:

2012 // 2011 // 2010

Titoli:

1) Long Distance 2) Unwind 3) The Sea, The Sea 4) Car Alarm Birds 5) Low 6) Saturday // 1) Cruz del Sur 2) Victory Days 3) 5x5 4) Nubes1&2 5) Andrea2 6) Come on, Vamos 7) Over/Under 8) Trance taciturno 9) Invisible City 10) Light & Dark 11) Linea 12) Agur // 1) The Quiet/The Clumsy 2) I Grew Wings 3) Easy Rest 4) Murals 5) Churning Surf 6) Dunes 7) Still Pointing, Recording Nothing 8) Gasp

Durata:

37:12 // 47:34 // 48:34

Con:

Justin Hardison // Vicente Garcia Landa, Santiago Narvaez, Fabian Gremion, Marianne Palme, Luis Daniel Moreno Aguirre, Rodrigo Mercado, Jomi Delgado, Matias Bieniaszewski // Justin Hardison, John Ira Ebersole

tripletta da avere, dalla terra di... Justin Hardison

x Matteo Uggeri

Ho il dubbio che Justin Hardison sia una persona dannatamente occupata, ma con un amore strabordante per la musica. Se glieli chiedo, mi manda celermente i dischi (notare: non i promo) che fa uscire, per poi scomparire del tutto a qualsiasi comunicazione. Quindi penso che il titolo di questo suo ultimo lavoro, “Questo è tutto quello per cui ho avuto del tempo”, sia una implicita confessione del fatto che, preso come quasi tutti noi da mille impegni, solo raramente si può sedere al computer per comporre qualche cosa di nuovo. Laddove peraltro in questo caso si tratta di suoni raccolti in precedenza (field recordings, elettronica e vinili il materiale indicato nelle minutissime note), sempre assemblati con maestria e gusto dall’americano. Un lavoro forse non imperdibile ma davvero ben fatto, costituito da sottili droni, rarefatte melodie e sparuti rumori di fondo. Pregevole anche l’artwork, semplicissimo ma realizzato con una carta cangiante e semirigida, in pieno stile dell’etichetta dello stessa Hardison, The Land Of.

È sempre su questa label da noi molto amata poi che arriva “Fonogram”, lavoro davvero notevole di Vicente Garcia Landa, estremamente vario e dai contenuti eterogenei ma senza per questo mancante di ordine e di quell’omogeneità che fa un gran disco. Basato sostanzialmente su loop, ma senza l’autoindulgenza di molti drogati del Memory Man o del computer, il disco si snoda brano dopo brano tra field recordings ‘meccanici’ (forse i suoni di una bicicletta, o di un telaio), lontane melodie mai troppo melense e, in più, a distinguerlo da molti altri lavori nel genere, voce e chitarre usate con un piglio tra lo psichedelico e il cantautorale. Basti ascoltare Victory Days, con il suo loop tronco, oppure il finale quasi epico di Nubes1 (a ricordare quasi i Playground, per chi li conosce) per farsi venire in mente i Loop. O forse i Main. O forse nessuno dei due, ma una sorta di anello di congiunzione mai nato dalla testa di Robert Hampson (peraltro adesso su Mego e neanche troppo lontano dalle tracce più sperimentali di questo stesso disco). Complimenti quindi a Vicente e agli innumerevoli collaboratori nel disco (o meglio le ‘persone campionate’) e a The Land Of: anche per il bel packaging in cartoncino grezzo con serigrafia vale la pena di prendere questo disco.

In tema di confezioni, segnaliamo fuori tempo massimo un lavoro in collaborazione tra John Ira Ebersole, poeta, e ancora My Fun: il disco non è niente male, con le sue acquose melodie, e i testi non sono da meno: quattordici poesie davvero bizzare, tra scrittura automatica internettiana (parecchi i riferimenti al linguaggio della rete) e surrealismo metropolitano. Il tutto in cartoncino martellato con scritte e disegni (di Kimberly Ellen Hal) ancora serigrafati, in un formato poco più grande dell’A5, edizione limitata a 200 copie. Insomma: comprateveli tutti e tre e non resterete delusi.


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Data Recensione: 5/8/2013
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