`String Quartets´ // `Stanze´

Autore disco:

Osvaldo Coluccino

Etichetta:

Col Legno (A) // Neos (D)

Link:

www.col-legno.com
www.neos-music.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2012

Titoli:

1) Attimo 2) Aion (First part) 3) Aion (Second part) 4) Eco immobile 5) Talea // 1) Prima stanza 2) Seconda Stanza 3) Terza stanza 4) Quarta Stanza 5) Quinta stanza 6) Sesta stanza 7) Settima Stanza 8) Ottava stanza 9) Nona stanza 10) Decima stanza 11) Undicesima stanza 12) Dodicesima stanza

Durata:

55:11 // 61:02

Con:

Roberto Baraldi, Gianaldo Tatone, Daniel Formentelli, Emanuele Silvestri, Achille Gallo // Alfonso Alberti

poesia.... senza parole

x e. g. (no ©)

Fra i dischi di questo autore già trattati quello che si avvicina di più al presente dittico è “Gemina”, dal momento che anche qui il materiale proposto verte su composizioni per una strumentazione di tipo classico: solo pianoforte in “Stanze” e tre quartetti d'archi (ma uno di essi è un ‘piano quartet’) più un duetto violino – violoncello in “String Quartets”. E proprio quest’ultima composizione, il duetto, appariva anche su “Gemina” in versione peraltro ridotta (meno di 5 minuti contro gli oltre 11 di questa ‘full version’).
Un altra peculiarità dei due dischi consiste nel fatto che tutti i brani – ad eccezione di Prima stanza che compariva in “Voce d’Orlo” pubblicato nel 2009 su Rai Trade – sono prime registrazioni mondiali.

Ho fatto ascoltare “String Quartets” ed ho chiesto un’opinione.
«È musica classica contemporanea», m’è stato risposto.
Grazie per l’illuminazione, pensavo che erano cipolle!!!!!
Sarebbe facile poter fare una recensione così: «è jazz»… «è rock»….
Sarebbe come rispondere al cameriere che vi chiede un giudizio sul primo piatto: «era minestra» o «era pastasciutta». Ma c’è differenza fra tagliatelle e spaghetti. Così come c’è differenza fra tagliatelle al ragù e tagliatelle al pomodoro. E anche fra tagliatelle fatte artigianalmente e tagliatelle di produzione industriale….
“String Quartets” è indubbiamente un disco di musica classica contemporanea, ma ciò non basta a definirne il contenuto quindi, pur partendo da tale assunto inconfutabile, va aggiunto dell’altro.
Innanzi tutto ne definirei il contenuto come puntillismo sonoro, almeno in alcune parti.
In secondo luogo direi che Coluccino utilizza i suoni per pennellare alla stregua di un pittore astratto, con la differenza che quanto quest’ultimo distribuisce su una tela, in questi quartetti viene distribuito nel tempo, e con ciò alle variazioni di colore e ai cambi d’intensità, oltre agli intrecci e alle sovrapposizioni di questi colori, si aggiunge anche la durata della loro persistenza. È come una pittura dinamica, quella di Coluccino, paragonabile quindi al lavoro su schermo fatto da alcuni VJ.
In terzo luogo “String Quartets”è contemporaneamente un disco minimalista e massimalista. Minimalista nelle brevi frazioni di tempo, in quanto non viene mai fatto il pieno sonoro, e i silenzi hanno un loro ruolo essenziale, alla maniera di Cage e quant’altri. Massimalista perché nel loro compiersi, difformemente dai piccoli frammenti, è possibile individuare in questi quartetti una variabilità, per colori, soluzioni e strutture, impressionante, e non v’è mai la tendenza ad un adagiamento sul talamo della ripetitività.

Alla stessa maniera se chiedessi alla stessa persona un’opinione su “Stanze”, sono certo che mi verrebbe risposto: «è musica per pianoforte».
Una risposta ancor più significativa dacché nella stessa copertina del disco sta scritto a piè di pagina «Alfonso Alberti, piano».
Ascoltando il disco in successione all’altro è subito riconoscibile la bella ed elegante calligrafia proveniente dalla stessa mano. Emerge anche un aspetto ben presente pure nell’altro disco, e che sopra ho tralasciato di segnalare, e riguarda l’attenzione che comunque Coluccino dedica alla melodia, a differenza di molti autori contemporanei nella cui scrittura predomina la dissonanza. Non vorrei dire una scemenza, ma trovo che, pur nella loro dilatazione e nella loro rarefazione, queste “Stanze” molto debbano ai Notturni di Chopin. Per il resto il disco appare come un percorso in vari luoghi dell’io, e narra con forza (non fisica ma spirituale) di un’interiorità frastornata dai dubbi e dalla curiosità, ma anche da una costante ricerca dell’assoluto.

Entrambi i dischi, affiancati agli altri di cui abbiamo già scritto o che abbiamo solamente citato, vanno a completare la mappa intorno ad un autore estremamente sensibile sul quale, se possibile, ritorneremo con un’intervista.
Le confezioni, come si conviene alle pubblicazioni Col Legno e Neos, sono molto belle, eleganti ed estremamente accurate.

Ps: di Osvaldo Coluccino è stato appena pubblicato un nuovo disco intitolato “Oltreorme” su Another Timbre.


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Data Recensione: 18/12/2013
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