`Piano Breath (Action Music)´

Autore disco:

Sabrina Siegel

Etichetta:

Modisti (USA)

Link:

www.modisti.com/netlabel

Formato:

mp3

Anno di Pubblicazione:

2012

Titoli:

1) Piano Breath 2) Friend 3) Piano/Body 4) Small Rocks 5) Stop and Employ Nathre 6) The Loving One Smiles on the People 7) Jumping 8) Thank you (for Laurie Anderson) 9) Oversoul 10) And Most of All

Durata:

76:06

Con:

Sabrina Siegel

avanguardia performativa/organica

x Gian Paolo Galasi

Di una cosa sono sicuro: ‘Piano Breath (action music)’, coi suoi scricchiolii, sfregamenti, rumori, respiri, sarà sicuramente tra i primi posti nella mia playlist di fine anno, come lo è stato l’anno scorso il precedente ‘Karma Trimley Drolma’, e per gli stessi motivi. È il pianoforte – e la voce – protagonista di questo lavoro, come lo era la chitarra elettrica nel precedente. Entrambi strumenti suonati ed esperiti con l’ausilio di pietre – e qui pure un vassoio marocchino. Date un occhiata alla copertina, che proviene da uno dei suoi lavori come videoartista, il ciclo ‘Nature Recomposition’ che, come la sua musica, mescola natura e tecnica, introducendo elementi di instabilità per bilanciare il controllo dell’esecuzione, ‘immergersi nel profondo o volare in alto nel sé/Sé, o semplicemente mantenere l’equilibrio, qualcosa che possa rivelare una semplice bellezza o verità. Come nella vita, si cavalcano le onde della grazia e della precarietà: in questa esistenza, più cose guardiamo e ascoltiamo, più facile e potente ne risulterà il nostro volo’.
Un bagaglio che comprende Krishnamurti, Ramana Maharshi, Nietzsche, Emerson, Deluze, Spinosa, ma soprattutto una sintesi personale di quanto il mondo delle avanguardie storiche ci ha passato: l’apertura dell’orizzonte da parte di John Cage, preparazioni, silenzi, zen, i ching, l’assenza di ripetizione nell’immediatezza di Antonin Artaud, l’immersione nella materia e nella sua fragilità di Stan Brakhage e le sue ‘Perisan Series’, lo sbilanciamento nell’attività creativa e l’assenza di distacco tra soggetto e oggetto delle performaces storiche di Vito Acconci e Gina Pane. Oggi che nemmeno più un disco i cui pitch esulano i parametri della riproduzione fonografica può spiazzare e stupire, tranne ricordarci che sono i momenti performativi di certi vecchi vinili targati BYG, ad esempio, il più adeguato termine di paragone, sarebbe il caso di prendere atto di quanti e quali semi il post-moderno abbia sparpagliato proprio nell’oggi, pur essendo stato dato per spacciato dopo l’11 settembre, e godere di un’artista che anche nei momenti di ironia, come in Jumping, pare non lasciare alcuno spazio al distacco e dirci con generosità infinita che essere artisti è solo una delle possibili declinazioni dell’essere personali.


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Data Recensione: 13/7/2013
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