`Ciao amore, ciao´ // `Le sirene di luglio / Torino pausa pranzo´

Autore disco:

Iosonouncane

Etichetta:

Lilium Produzioni (I) // Trovarobato, Rockit (I)

Link:

www.lilumproduzioni.com
www.trovarobato.com/iosonouncane-netlabel/sirene-single-netlabel.html
www.rockit.it/iosonouncane/album/le-sirene-di-luglio-singolo/19776

Formato:

2 CD // Free Download

Anno di Pubblicazione:

2012

Titoli:

1) Ciao amore, ciao (da “Sulle labbra di un altro”) // 1) Le sirene di luglio 2) Torino pausa pranzo

Durata:

03:42 // 06:26

Con:

Jacopo Incani // Jacopo Incani, Maria Giulia Degli Amori, Riccardo Aresti, Francesco Parodo / Jacopo Incani, Stefano Bollani, Mirko Guerrini

tris d’assi

x e. g. (no ©)

Ci sono vari segnali a dimostrare che Jacopo Incani si sta inesorabilmente avvicinando alla casa della Musica con la M maiuscola. Con la emme maiuscola non intendo definire qualcosa di nobile e/o di razza superiore, ma piuttosto quella musica seguita da una vasta vasta fetta di pubblico telecomandato e che, per tale motivo, fa girare molta più moneta di quanta ne faccia girare un qualsiasi festivalino indipendente (che più è indipendente e più è poverello).
Un primo segnale arriva dalla presenza di Iosonouncane fra i finalisti del Premio Tenco, una presenza scomoda e forse anche incompresa che però ha avuto lo stesso effetto dell’esplosione di una bomba, facendo anche parecchio rumore.
Conseguenza della partecipazione al Premio Tenco è l’inserimento nella raccolta in doppio CD “Sulle labbra di un altro”, accanto a nomi che nella casa della Musica hanno ormai da tempo messo le radici abbarbicandosi alle sue pareti come edera (Ornella Vanoni, Gino Paoli, Roberto Vecchioni, Sergio Cammariere, Vinicio Capossela, Teresa De Sio, Gianna Nannini…). Quella di Incani è una presenza quasi estranea (nell’elenco dei brani con relative annotazioni riportato all’interno del libretto il suo nome è stato addirittura omesso o dimenticato), tanto estranea che la sua reinterpretazione di Tenco sovrasta di una buona spanna tutto il resto.
Tenco, si sa, è materia che scotta; un po’ come avviene per tutta la roba che ci è stata trasmessa dagli introversi cronici di questo mondo. Difficile percepirne le sensazioni. Lui stesso scriveva: «Vorrei provare / ad essere / un’altra persona / per vedere me stesso / come mi vedono gli altri / vorrei sapere / qual è l’impressione / che prova / chi non sa per nulla / quello che faccio / e che sono». Le strade scelte da chi si è buttato nell’impresa ardua di reinterpretarlo sono solitamente due. Cimentarsi con una delle sue canzoni più conosciute o scavare alla ricerca della proverbiale ‘nugget’ all’interno della sua vasta produzione più oscura e meno conosciuta. Chi ha intrapreso la prima strada si è sempre scontrato con la difficoltà nel rendere vive e vere quelle interpretazioni, o almeno nel renderle vive e vere tanto quanto lo erano quelle del loro autore, eccedendo ora in romanticismo, ora in malinconia, ora in disincanto, ora in sarcasmo e ora in disappunto, senza mai trovare quel giusto equilibrio ch’era tratto distintivo di Tenco stesso, e finendo con il realizzare delle copie più o meno brutte - comunque filologicamente corrette - della versione originale (ascoltate a tal proposito le 21 versioni di Lontano Lontano che riempiono il primo dei due CD). Gli altri, quelli che intraprendono la seconda strada, hanno meno soggezione delle versioni originali, per cui riescono a sbizzarrirsi con maggiore facilità (è il caso della versione reggae di Cara maestra fatta da Zibba).
Jacopo Incani decide di ignorare le due piste già tracciate e, così facendo, si prende in faccia tutti i rischi che l’inoltrarsi su una pista inesplorata comporta. Si cimenta infatti con quello che è il titolo più famoso di Tenco, quello dello scandalo, lo stesso che nel 1967 venne escluso dalla finale del festival di sanremo facendo da detonatore (o come minimo da goccia in grado di far traboccare il vaso) a quell’eccesso di amarezza che attanagliò il cantautore genovese e lo portò alla scelta del suicidio. Ecco, Incani sceglie di affrontare questo scoglio appuntito e periglioso, però lo fa dandone una sua versione fililogicamente più che scorretta.
Eppure la sua versione di Ciao amore, ciao è magistrale. Innanzi tutto il testo viene modernizzato attraverso l’eliminazione del ritornello, rimozione che ne esalta le caratteristiche di storia d’emigrazione. In secondo luogo l’accompagnamento strumentale è completamente stravolto e ridotto ad un coro dai connotati quasi luciferini. Ho chiesto a Iacopo informazioni sulla realizzazione di questo coro e sulla sua composizione e m’ha risposto che «..non ci sono solo voci, ma ne ho usato di diverse (mie, della mia ragazza, cori sardi rallentati, campionature dall'originale di Tenco proprio nei cori dei ritornelli, e campionature da Ciao di Lucio Dalla). E poi ho usato di base un sint che riproduce una sorta di voce umana».
Coraggio e idee sostanzialmente originali fanno da retroscena a questo piccolo capolavoro.
Le sirene di luglio esce invece come singolo estivo scaricabile gratuitamente da RockIt - ciò sulla carta, dal momento che personalmente non sono riuscito a fare il download nonostante i numerosi tentativi effettuati… - e l’autore ci tiene a precisare che la canzone fa eco ai classici tormentoni da spiaggia, «dura tre minuti e mezzo, ed è la risposta italiana a Michel Telò».
Nell’arrangiamento della canzone, provocazioni a parte, ci sono dei particolari che ricordano i successi ‘spiaggierini’ degli anni ’60 (Del Turco…. Vianello… Fidenco…), in specie quelli alla cui realizzazione aveva collaborato Morricone. Comunque sia il testo della canzone sia la sua struttura sono indissolubilmente legati al presente, semmai è possibile scorgere un bell’amalgama fra l’Incani più elettronico e rumoroso e quello acustico e più prossimo alla tradizione cantautorale.
Quello che dovrebbe essere il lato B del singolo rimanda invece all'inizio degli anni ’80 - fine degli anni '70, in piena esplosione new wave, quando i sette pollici avevano un primo lato non pubblicato precedentemente e un secondo lato contenente invece una versione inedita di un titolo altrimenti edito su qualche LP. Torino pausa pranzo era infatti già stata inclusa nel CD “La macarena su Roma", ma questo adattamento molto jazzy proviene da una registrazione fatta nella sede Rai di Firenze per il programma radiofonico "Il Dottor Djembe' Radio3" condotto da David Riondino, Stefano Bollani e Mirko Guerrini, e proprio gli ultimi due accompagnano la voce di Jacopo con pianoforte e sassofono. Si tratta di una collaborazione che, mi sembra evidente, avvicina ulteriormente Iosonouncane all’ingresso principale di quella casa della Musica mentovata nelle prime battute di questa recensione.
Auguro a Jacopo Incani di portare a compimento il suo percorso, perché ha davvero un grande talento e di conseguenza se lo merita molto più di tante vecchie ciabatte o di tanti giovani scipiti che frequentano immeritatamente i piani alti del palazzo Musica, anche se il raggiungimento di tale meta potrà comportare qualche lieve deviazione dalla ‘retta via’. Comunque, com’è dimostrato da queste tre piccole gemme, l’ingresso nei canali alti del circuito musicale può avvenire anche continuando a produrre dell’ottima musica e, soprattutto, senza rinunciare alla propria personalità.
Buttati Jacopo, ché i tempi sono maturi.


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Data Recensione: 30/8/2013
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