`Črne Vode / Black Waters / Schwarze Wasser´ // `Let Them Grow´

Autore disco:

Maja Osojnik Band // Maja Osojnik

Etichetta:

Viennese Soulfood Records (A) // Rock Is Hell Records (A)

Link:

maja.klingt.org/

Email:

Formato:

CD + Book // 2LP

Anno di Pubblicazione:

2010 // 2016

Titoli:

1) Čas Na Prodaj / Time For Sale 2) Da Ta Na Sarti / Way Up On Sarta Mountain 3) O Ajdovski Deklici In Šivanki / The Maiden And The Needle 4) Mamka / The Granny 5) V Ani Divja Vojna / Inside Anna, A war Rages 6) E Lon Lan Ler / Eh Lohn Lahn Lehr 7) Vsi So Prihajali / Everyone Came 8) Počiva Jezero V Tihoti / Still Lies The Secret Lake 9) Franc / Franz 10) Trobentica / Primrose 11) Slavica / Slavica 12) Rože Je Na Virtu Plela / Her Garden She Was Weeding 13) Moja Mati Kuha Kafe / There’s My Mother Making Coffee 14) Solze Na Oknih / Tears On The Windows 15) Nočni Čuvaj / The Nightwatchman 16) Leti, Leti, Naj Se Ustavi / Let It Fly, Let It Stop // 1) Tell Me 2) Authority 3) Wrack 4) Condition I 5) Hello, I Can Not Find My Head 6) Nothing Is Finishhed Until You See It 7) Pale April / 1) Let Them Grow 2) You Might Be Inherently A Part Of The Problem 3) Waiting 4) Condition II 5) Condition III 6) A Lullaby To An Unborn Child, A Love Song 7) …. I Was Dying, So I Am Now Probably Dead 8) Authority B-Side 9) Condition IV

Durata:

50:24 // 55:27

Con:

Maja Osojnik, Michael Bruckner-Weinhuber, Clemens Wenger, Philipp Jagschitz, Bernd Satzinger, Mathias Koch, Martin Eberle, Susanna Gartmayer, Klemens Lendl, Eva Reiter, Matija Schellander, Schnittpunktvokal // Maja Osojnik + (sampled artists) Tamara Wilhelm, Manu Mayr, Matija Schellander, Patrick Wurzwallner

due dischi di taglia extra-large

x elena chioccioli (no ©)

“Black Waters” e “Let Them Grow” sono due dischi talmente interessanti che val la pena di parlarne nonostante dalla pubblicazione del primo siano trascorsi ben sei anni.
Innanzi tutto due notizie sull’autrice, slovena di origine e viennese d’adozione, che servono anche a calarsi nello spirito dei due dischi. Interessata alla sperimentazione contemporanea, al folklore e al jazz, l’abbiamo già incontrata recensendo le “Soundcards 01”, è molto attiva all’interno di quella scena austriaca che si muove fra musiche popolari, elettroacustica e arti multimediali.
In “Black Waters” si confronta con le proprie tradizioni, il disco è infatti totalmente cantato in lingua madre, nella sola Slavica viene utilizzato il tedesco, e oltre alle composizioni originali contiene alcune folksong slovene o, comunque, appartenenti a quella tradizione (Da Ta Na Sarti, E Lon Lan Ler, Vsi So Prihajali, Solze Na Oknih e il canto partigiano Počiva Jezero V Tihoti).
Il primo match che l’italico ascoltatore deve vincere è proprio quello con la lingua, che chiaramente può suonare strana e stonata, ma superato tale scoglio il CD è denso di piacevoli sorprese.
Arrangiamenti creativi, profusione di soluzioni brillanti e cambi di tono e ritmo in grado di tenere attiva l’attenzione e rendere eccitante l’ascolto.
In O Ajdovski Deklici In Šivanki una spettacolare tastiera elettrica trasporta in piena era progressive – jazz elettrica.
Rumorismi ubuisti spezzano in due Mamka.
Susanna Gartmayer infiamma V Ani Divja Vojna col suo clarino, ma nel finale il brano si distende in una coda romantico-impressionista.
La parte centrale del disco, E Lon Lan Ler, Vsi So Prihajali e una Počiva Jezero V Tihoti cantata a cappella, è addirittura commovente.
Alla spiritata Franc il compito di alleggerire la tensione prima del breve strumentale Trobentica, in pratica un pretesto per dare modo al trombettista Martin Eberle di mettersi in mostra con la sua sordina, che introduce la tiratissima Slavica dove ancora la tromba detta legge, dilagando e impazzando.
Ancora c'è posto per il testo di un prete-poeta slavo di fine ‘800 (Rože Je Na Virtu Plela), musicato dalla stessa Osojnik, e per una breve registrazione d’ambiente (la madre che prepara il caffè?) che introducono al tris finale, nel quale spiccano la sontuosa Nočni Čuvaj, con voce recitante, e la coda strumentale Leti, Leti, Naj Se Ustavi che serve a porre il sigillo finale.
Ogni canzone è dedicata a personaggi dell’ambiente artistico e non solo (mi sembra di capire che ci sono anche i gestori di un ristorante: Natalie & Afzaal Deewan).
Il CD è confezionato insieme a un bel libro con testi, foto e disegni. Non fatevi impressionare, e non fatevi fregare, dai prezzi esosi che trovate su amazon, o presso altri portali, e scrivete pure all’artista utilizzando l’indirizzo e-mail che trovate sopra. Lei vi farà un prezzo più che giusto, in barba a una speculazione che ormai non si pone più limiti.

Il doppio vinile “Let Them Grow” è molto diverso ma altrettanto interessante. Per la sua realizzazione l’artista ha fatto tutto da sola, utilizzando sia suoni di sua creazione/registrazione (*) sia frammenti estrapolati/offerti da altri musicisti, muovendosi quindi in un ambito tipicamente contemporaneo.
Il lavoro è altrettanto denso ma molto più oscuro rispetto a “Black Waters”.
Più che una somma di canzoni è una somma i impressioni, di umori, fascinosamente mitteleuropeo, fa pensare alla Nico di mezzo, quella di “The End…”, ai reading poetici dei Doors, al cabaret, al teatro …. Come l’altro è un disco da avere e, sempre come l’altro, potete chiederlo direttamente all’artista (“Let Them Grow” è stato pubblicato anche in CD su Unrecords).

(*) A uso e consumo dei più curiosi: Maja Osojnik suona/utilizza vocals, field recordings, paetzold bass recorder, e-bass, melodica, toys, glockenspiel, radios, cassette recorders, abandoned pianos, installation tubes, electronic setup with dj cd player and different guitar pedals, mooger fooger.


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Data Recensione: 14/2/2017
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