`Prossime trascendenze´

Autore disco:

Gianni Mimmo

Etichetta:

Amirani Records (I)

Link:

www.amiranirecords.com
www.sands-zine.com/archiviorec.php?IDrec=2003
www.sands-zine.com/archiviorec.php?IDrec=1981
www.sands-zine.com/archiviorec.php?IDrec=1903

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2016

Titoli:

1) Daphne 2) The Nestled Thought 3) Ivy and Birds 4) Five Facet (a: observing b: describing c: acting with awareness d: non-judging of inner experience e: non-reacting of inner experience ) 5) Esercizio della Distanza 6) Dress Code 7) Aspera

Durata:

55:35

Con:

1-2: Gianni Mimmo, Michele Marelli, Mario Mariotti, Angelo Contini, Benedict Taylor, Fabio Sacconi / 3-7: Gianni Mimmo, Mario Arcari, Martin Mayes, Alison Blunt, Marco Clivati

originalità compositiva

x pinamonte caldora (no ©)

Nelle ultime recensioni in cui abbiamo parlato di Gianni Mimmo (vedi ai link riportati sopra) s’è soprattutto scritto dello strumentista / improvvisatore duttile e elegante che sa affrontare con la dovuta competenza le più disparate situazioni e i più svariati tipi di collaborazione.
Nell’occasione ci soffermiamo invece sulle qualità del compositore, all’interno di un progetto che, pur coinvolgendo numerosi strumentisti, lo vedono unico responsabile per quanto riguarda la scrittura e l’organizzazione dei materiali proposti. Inizierei dall’ottimo libretto, dove sono riportate brevi schede per ognuno dei dieci strumentisti coinvolti nel progetto. A proposito di Mimmo sta scritto che nel suo pantheon siedono pittori come Jackson Pollock, John McLaughlin, Toti Scialoja, Mario Sironi e Felice Casorati; jazzisti come Steve Lacy e Roscoe Mitchell; compositori contemporanei come John Cage, Robert Ashely e Earle Brown; filosofi come Giorgio Agamben e John Berger; scrittori come Yasunari Kawabata e Herman Melville; poeti come Marina Cvetaeva e Wislawa Szymborska. Queste note sono indispensabili non all’ascolto del disco né alla sua comprensione, nessuno scritto è indispensabile alla comprensione di una data musica, ma sicuramente sono utili all’inquadramento di Mimmo.
Il dato principale che emerge dalla lista dei nomi, che si presume abbiano rappresentato per lui un’influenza, è nel loro non essere univoci. Una non univocità che è manifesta non solo nella citazione di forme artistiche disparate, ma pure nella difformità di interessi all’interno della stessa forma artistica, ne è esempio l’elenco dei pittori nel quale non solo convivono astrattisti e figurativisti ma, all’interno del primi, stili che sembrano cozzare come quello geometrico di John McLaughlin e quello fondamentalmente ageometrico di Jackson Pollock. Questo ventaglio di influenze, e qui sta il nocciolo che lascia distinguere la personalità dello stilista, convergono in un modello personale e ben definito.
Credo che tutto ciò si rifletta nel Mimmo compositore ancor più che nel Mimmo strumentista improvvisatore.
I due elementi principali che emergono da questi sestetti e quintetti sono la grande essenzialità e il concetto, molto contemporaneo, dell’adattamento dei materiali utilizzati. L’essenzialità vuol dire che negli elementi utilizzati non c’è nessun sovrappiù, nessun suono e nessuno strumento che avrebbe indifferentemente potuto non essere presente senza per questo alterare il senso dell’insieme. Pensateci bene e valutate quante volte questo accade.
Con adattamento dei materiali utilizzati intendo l’agire come un DJ o come un concretista montatore di suoni. In pratica l’impressione è che Mimmo non scriva partiture chiamando i vari musicisti a suonarle e/o a interpretarle, si ha invece l’idea che il tutto parta dai suoni di quegli strumentisti, cinque o sei che siano, e che dall’assemblaggio di quei suoni nasca poi quella che è la composizione. Mimmo quindi non partirebbe a priori dalla struttura che va a costruire ma dagli strumenti, e dagli strumentisti, scelti per andare a costruire quella struttura. La mia idea è quella che non solo i sestetti sarebbero diversi se al posto del trombone ci fosse stato un altro strumento ma pure se al posto di Angelo Contini ci fosse stato un altro strumentista. Una differenza, se così fosse, non da poco. La stessa che c’è fra un pittore che ha un dipinto in testa e va a procurarsi i materiali necessari a realizzarlo e un altro che ha dei materiali che gli piacciono e vede cosa può creare con essi.
Naturalmente le mie sono supposizioni, sensazioni, perché, come ho scritto sopra, nessuno scritto può sostituire l’ascolto di una data musica, né può descriverla. Figurarsi una musica realmente complessa come quella di Mimmo. Ognuno è libero di ricavarne sensazioni proprie, pure non univoche e contradditorie. Per tale motivo l’ascolto è ancor più consigliato.
Di concreto posso solo dire che gli strumenti utilizzati nei sestetti (Daphne e The Nestled Thought) sono sax soprano, corno di bassetto, tromba, trombone, viola e contrabbasso. Nei quintetti, gli altri brani, ci sono invece sax soprano, corno inglese, corno francese, violino e percussioni.


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Data Recensione: 22/11/2017
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