`Offshore Zone´

Autore disco:

deepseafishK

Etichetta:

Chmafu Nocords (A)

Link:

nocords.net/

Formato:

LP

Anno di Pubblicazione:

2015

Titoli:

1) Arctic Telescope 2) Luminous 3) Teal 4) Killing Poseidon 5) Turbot 6) Nunataks

Durata:

37:00 ca

Con:

Juun (Judith Unterpertinger), Katharina Klement, Manon Liu Winter

il respiro degli strumenti

x clarissa festa (no ©)

Pensate di mettere insieme un gruppo di persone, di registrarle mentre parlano e infine di cancellare tutte le parti dialogate per lasciare i respiri, gli oh!, gli ah! e le altre espressioni simili.
Adesso traslate, pensate agli strumenti musicali come fossero persone, pensate di raggrupparne alcuni (tastiere acustiche, elettriche e elettroniche), di registrarli mentre dialogano, e infine di cancellare i dialoghi lasciando i loro respiri e le loro esclamazioni. Respiri che possono essere sospiri, certo, ma anche rivelazioni di affanno o squilibrio.
Ecco, avrete così ottenuto “Offshore Zone”, un disco fatto con l’alito degli strumenti.
Protagoniste tre tastieriste, compositrici, improvvisatrici e manipolatrici elettroniche della limitrofa Austria.
Il tutto può essere inserito in un concetto di improvvisazione elettroacustica non idiomatica, all’insegna della destrutturazione, con evidenti riferimenti all’opera di John Cage, Bernhard Günter o Radu Malfatti.
Questo non vuol dire che “Offshore Zone” non ha delle sue peculiarità.
Tutt’altro.
Innanzi tutto il fatto di venire giocato tutto su strumenti a tastiera, o simili, crea quell’ampio ventaglio di timbriche, tonalità e risonanze che solo con questo tipo di strumentazioni è possibile ottenere (voglio citare l’armamentario utilizzato: parte interna del pianoforte, dulcimer percosso con martelletti, pianoforte giocattolo, pianoforte, clavicordo, zither e synth, oltre a non meglio specificate elettroniche).
In secondo luogo a influire nel risultato v’è sicuramente lo spirito femmineo del progetto, spirito che incombe contrassegnando l’insieme di una sua (pur ferrea) grazia.
Da notare la tonalità in blu che domina l’intero lavoro: dal titolo del disco (zona in mare aperto) al nome del progetto (pesce d’altura), passando per il colore del vinile e della copertina (disegnata da Heimo Wallner e ispirata dall’artista americana Christy Gast).
Tutto molto bello.


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Data Recensione: 13/3/2017
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