`Bad Habits´

Autore disco:

Christian Ferlaino

Etichetta:

Aut Records (D)

Link:

autrecords.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2016

Titoli:

1) Le cattive abitudini dello zampognaro 2) All Work And No Play 3) Cutting grace 4) It Doesn’t Take much 5) The Four Bass Hierarchy 6) The Thesaurus Of Musical invective 7) Right? 8) All’s Well That Ends Well 9) The Jaw Trick (For Nicola)

Durata:

30:56

Con:

Christian Ferlaino

ambizioso, audace e perfettamente riuscito

x mauro verdi (no ©)

Se vi interrogassi sulle cose più importanti avvenute nel 1969 sono certo che nessuno di voi citerebbe la pubblicazione del doppio LP per solo sax alto di Anthony Braxton intitolato “For Alto”.
Andreste così a incappare nei miei pesanti rimbrotti, dal momento che reputo essere quel disco una delle opere musicali più importanti del secolo scorso. C’erano già stati, nevvero, strumentisti che si erano cimentati in esecuzioni per solo sax, ma si trattava di esperimenti occasionali laddove nel disco di Braxton c’è una progettualità che apre al solo strumentale, non solo relativamente agli strumenti a fiato, nuove prospettive. Aggiungerei infatti che la pratica del solo strumentale, in precedenza appannaggio soprattutto di tastieristi e chitarristi, dopo quel disco finì con l’essere applicata a ogni tipo di strumento musicale, cosicché quasi tutti gli strumentisti, mi sto riferendo all’ambito dell’improvvisazione, si sono prima o poi espressi utilizzando questa formula.
È quindi assai significativo questo lavoro che, dopo quasi mezzo secolo, ripropone con freschezza quasi inalterata proprio un set di improvvisazioni per solo sax alto.
In “Bad Habits” Ferlaino azzarda con successo una commistione fra la tradizione musicale della sua terra d’origine, la Calabria, e gli stili della musica improvvisata contemporanea, come sviluppo di una ricerca da lui effettuata presso la Reid School of Music di Edimburgo. Questa particolarità è un elemento di originalità e freschezza che sta indubbiamente alla base della riuscita di “Bad Habits”, ma non è comunque un elemento né sufficiente né risolutivo.
Il solo strumentale, venendo meno la ricchezza timbrica e d’incastri tipica delle improvvisazioni d’insieme, abbisogna da parte dello strumentista di alcune qualità in grado di sopperire alla povertà della formula. È qui che entrano in gioco i meriti di uno strumentista che sa tener perfettamente testa all’impegno che s’è preso: completo controllo di ance, tasti e del proprio respiro, grande fantasia nella ricerca delle soluzioni ritmico-melodiche, conoscenza approfondita degli stili che hanno fatto la storia della musica improvvisata, sono tutti aspetti che hanno ultriormente contribuito alla riuscita di un progetto tanto ambizioso quanto audace.


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Data Recensione: 13/9/2017
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