`Witch´ // `The Golden Calf´ // `Il vespaio´

Autore disco:

The Sunshine Underground Collective // Mesopotamiah // La Stanza Degli Specchi

Etichetta:

Tepoj Majinarte Records (I)

Link:

www.facebook.com/tepojmajinarterecords?fref=nf

Formato:

CD-R, D

Anno di Pubblicazione:

2015

Titoli:

1) a - Rise (Part 1: Chant (Beginning) Part 2: New Levels Part 3: White Magic Part 4: Witch) b - Fall(
Part 5: Moonshine Underground Part 6: Black Magic Part 7: Creator / Destroyer Part 8: Doubt (Ending)) // 1) Aldebaran (feat. Jimmy Sangiorgio) 2) USS Lusitania 3) Hold On (The Golden Calf Will Come) 4) The Only Way 5) Possessed By The Golden Calf 6) Odio I Boyscout (Bonus Track) // 1) Costruzione 2) Collasso

Durata:

29:45 // 24:16 // 20:58

Con:

? // Autopilot Fricassea, Convertible Preciso, Carpetbagger Frastagliato, Midwest Obsoleto, Swordsman Elegante // ?

replay

x Fatty Debora (no ©)

«Comprateli pure, ma non dovete sperare di trovarvi fra le mani il primo Velvet Underground e la banana sbucciabile di Andy Warhol».
Così scrivevo recensendo i precedenti lavori di questa triade … e, zac, ecco che insieme alla nuova lozione di promozionali arriva anche una copia del summenzionato VU & Nico (peccato che abbia già quel disco in numerose salse). Puoi immaginarti la sorpresa, perché ciò vuol dire che questi signori leggono stoicamente le nostre recensioni. E io che credevo di passare inosservato. D’ora in avanti dovremo essere più professionali.
“Witch” è un disco settantino dalle tinte gotiche, seppure non troppo oscure, nel quale la figura della strega viene affrontata in due temi, Rise e Fall, entrambi divisi in quattro parti, che scorrono però come un pezzo unico. L’ariosa apertura iniziale, sul tipo dei primi King Crimson ma priva della patina romantica insita al gruppo guidato da Fripp, Lake & Giles, sfocia in un rincorrersi di suoni spaziali. Un cinguettio di sottofondo e una chitarra arpeggiata preludono poi a esplosioni elettriche sostanzialmente blacksabbathiane, inframmezzate da bordoni di suoni striduli e da una sezione molto bluesy. Il finale apre di nuovo a sequenze di tipo crimsoniano. The Sunshine Underground sono un signor nessuno dietro al quale si nasconde l’arguzia di Ulisse.
I Mesopotamiah rompono la congiura del silenzio, tipica della Tepoj Majinarte, e nell’occasione riportano nella confezione i nomi dei musicisti (che però sono improbabili pseudonimi beefheartiani). Il loro lavoro fa riferimento alla mitologia biblica del vitello d’oro. Chitarre elettriche e tastiere singhiozzati, con una voce filtrata (al vocoder o altro) che fa molto Kraftwerk, e con sonorità che rimandano al progressive o alla kosmische musik, il tutto però molto velocizzato e/o punkizzato. Fanno eccezione Hold On (The Golden Calf Will Come) e The Only Way. Nel primo titolo su un motivo del pianoforte (mi ricorda qualcosa che conosco seppure non riesca a mettere a fuoco cosa) si sviluppa un bel tema da film. The Only Way è una specie di montaggio surreal-schizofrenico nel quale si susseguono grind, valzer, kosmische-grunge, reggae e metal.
La stanza degli specchi, dopo “Il formicaio”, si dedica al vespaio. Il brano è diviso in due parti, Costruzione e Collasso, e mentre la prima suona come i Pink Floyd in preda a una febbre industrial, Collasso è puro noise-elettronico (roba alla Merzbow, tanto per intendersi). Aspettiamo con ansia la prossima uscita per capire se intendono esplorare ancora la socialità degli insetti, magari con il termitaio, o se decideranno di passare a una specie superiore (il pollaio, il nido d’aquila). Per il momento quanto ci hanno trasmesso è più che sufficiente.
Comprate pure questi dischi, ma non dovete sperare di trovarvi fra le mani il “Black Album” di Prince (eh … eh … questo non ce l’ho).


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Data Recensione: 9/4/2017
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