`Become Zero´

Autore disco:

Helen Money

Etichetta:

Thrill Jockey Records (USA)

Link:

www.thrilljockey.com/index
helenmoney.com/

Formato:

CD, LP

Anno di Pubblicazione:

2016

Titoli:

1) Every Confidence 2) Become Zero 3) Radiate 4) Blood And Bone 5) Machine 6) Leviathan 7) Facing The Sun 8) Vanished Star 9) The Light Remains

Durata:

42:02

Con:

Alison Chesley, Jason Roeder, Rachel Grimes, Will Thomas, Michael Friedman

un doppio ritorno a casa e un doppio piacere

x mario biserni (no ©)

“Become Zero” rappresenta per Alison Chesley un doppio ritorno a casa.
Innanzitutto c’è il ritorno a Chicago, la città che l’ha vista nascere e crescere musicalmente, dopo che per pubblicare il precedente album era dovuta addirittura trasmigrare in Canada. Un ritorno trionfale, direi, dal momento che la vede accasarsi presso quella Thrill Jockey Records che, discograficamente parlando, rappresenta quanto c’è oggi di più attivo fra le mura della ‘città ventosa’. Una presenza, quella nella grande città dell’Illinois, resa ancor più tangibile dal cameo di Rachel Grimes in Blood And Bone (un brano a incastri pianoforte – violoncello).
In contemporanea c’è però anche una fuga da Chicago, e per la prima volta un disco di Helen Money non vi viene registrato in favore di Los Angeles, città nativa della Chesley. Un ulteriore ‘come back’.
Questi eventi contenevano più d’un segnale in grado di instillarmi dei dubbi. Innanzi tutto il fattore Thrill Jockey, etichetta quanto mai ruffiana e modaiola, poteva lasciar presupporre un adeguamento della violoncellista ai modelli rappresentati da quel marchio.
In secondo luogo con l’abbandono di Chicago, quale base delle registrazioni, venivano lasciati anche gli studi di Steve Albini che avevano rappresentato un ottimo supporto nei due precedenti lavori (“In Tune” e “Arriving Angels”).
In realtà nutrivo una certa inquietudine anche a causa di un terzo motivo: un concerto fiacco come apertura ai noiosi Mono presso il pessimo Locomotiv Club di Bologna (un locale accuratamente da evitare).
È con doppio piacere che posso quindi consigliare un disco tutt’altro che deludente.
Rispetto a “In Tune”, che resta il suo lavoro migliore, v’è indubbiamente una perdita dell’energia selvaggia che gli era tipica. Quello che va perso in energia è comunque acquistato in complessità e in varietà di sfaccettature.
Oltre all’utile rappresentanza di strumentisti ospiti, in buona parte confermati dal precedente “Arriving Angels”, si nota infatti la presenza di un pianoforte suonato da lei stessa in aggiunta al violoncello (ad esclusione del brano in cui il pianoforte è suonato dalla Grimes).
Nella miscela di elementi classici, jazz, noise, metal, elettronici e rock si infiltra ora anche una vena dark (essenzialmente gotico romantica).
“In Tune”, seppure strumentale, poteva far pensare a “Rid Of Me” di PJ Harvey, sia per la brutalità delle atmosfere sia per le speculazioni sui volumi sia per le registrazioni genuinamente albiniane.
Ma Alison Chesley, contrariamente alla Polly post – Albini, non rinuncia affatto agli anfibi per indossare i tacchi a spillo (come appare evidente nelle immagini di copertina).


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Data Recensione: 25/11/2017
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