`Il Ballo dell’Orso´

Autore disco:

Il Ballo dell’Orso

Etichetta:

Autoprodotto (I)

Link:

soundcloud.com/il-ballo-dellorso
ilballodellorso.bandcamp.com/releases

Email:

Formato:

CD-R, D

Anno di Pubblicazione:

2015

Titoli:

1) Alla sagra dell’entropia 2) Sinfonia 3) Raccomandazioni dal sud 4) L’amore ai tempi dell’alzheimer 5) Il lato ipomaniaco 6) Tancredi e Clorinda 7) Il circo paradiso 8) La poesia degli insulti

Durata:

31:32

Con:

Tullio Feldmann, Alessandro Nanni, Cesare Francini, Luca Vannini, Pasquale Balzano, Stefano del Pianta

orso o canarino?

x mario biserni (no ©)

Difficile fare il recensore e difficile sparare giudizi sul lavoro altrui. Non per tutti, però, e a volte vedi dei soggetti, frustrati dal ruolo che la vita gli ha riservato, godere nello stroncare impietosamente dischi su cui i loro autori, spesso poco più che ragazzi, hanno investito tutte le proprie forze e il loro entusiasmo. Penso che nel giudicare un disco vadano utilizzati diversi metri di misura, metri che tengano conto di vari aspetti, non ultimo i costi dello stesso e i mezzi messi a disposizione per realizzarlo.
Sarebbe facile trattare questo disco, se paragonato al “Sgt. Pepper’s” dei Beatles, come merda pura. Se però consideriamo che il “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” dei Beatles costò due mesi di lavoro con settecento ore di registrazioni e una spesa di circa 25.000 sterline, si può altrettanto facilmente arrivare alla conclusione che questo CD-R, dischetto d’esordio eponimo de Il Ballo dell’Orso, registrato a tempo perso e costato pressappoco 0 € è un capolavoro assoluto.
Conclusione meno ignorante, questa, ma ancor più paradossale.
Quindi, tornando alla premessa iniziale, è difficile fare il recensore, e soprattutto è difficile riuscire a trovare un equilibrio, che sia onesto nei confronti di chi legge ma anche nei confronti di chi ha versato sangue, sudore e lacrime nel tentativo di dare concretezza ai propri sogni.
A questo punto voglio riportare le parole utilizzate in un’autopresentazione scritta dagli stessi ursidi: «Il Ballo dell’Orso è un progetto di cantautorato in lingua italiana che attraverso testi elaborati, talvolta veri e propri racconti, si pone l’ambizioso scopo di stimolare nell’ascoltatore riflessioni sui più svariati temi sociali, anche di difficile approccio, mantenendo comunque una leggerezza e goliardia negli arrangiamenti, tali da far ballare pure gli Orsi più selvatici (polari no, perché siamo razzisti)».
Una prima osservazione riguarda la loro forma di cantautorato, indiscutibilmente in lingua italiana ma musicalmente neilyounghiana e limitrofa alla musica country americana (in Il circo paradiso ben più che limitrofa).
La seconda osservazione è suggerita dalla lettura delle note di copertina, dalle quali emerge che i nostri plantigradi, al pari dei primi King Crimson e dei primi Procol Harum, hanno un paroliere che viene considerato parte integrante del gruppo (il Pete Sinfield e/o il Keith Reid della situazione si chiama Alessandro Nanni).
Entrambi questi elementi rivestono una loro importanza.
Considerando il suo ruolo, un po' da primadonna, inizio con il fare pelo e contropelo proprio a Nanni. Il tema conduttore dei suoi testi sembra essere l’amore, nelle sue varie forme, e quanto a contenuti viene affrontato in modo molto poetico e approfondito (penso soprattutto a L’amore ai tempi dell’alzheimer che, dal momento che mi sto sempre di più avvicinando alle tematiche messe in piazza dalla canzone, mi ha colpito in modo particolare).
La qualità dei contenuti è però leggermente inficiata dall’esposizione, poco sintetica e più vicina alla prosa che alla poesia. I testi sono troppo espliciti, e non mi riferisco affatto all’utilizzo di termini come fica, puttana, vaffanculo o figlio di troia, cioè a quei contenuti che i discografici americani bollano con il fatidico «PARENTAL ADVISORY EXPLICIT LYRICS». Mi sto riferendo piuttosto a testi troppo manifesti, privi di sottintesi, di allusioni, di allegorie …. Le ripetizioni della stessa parola all’interno di una frase, come avviene ne Il lato ipomaniacoriesco perfino a volare / no, non è vero / io non ci riesco … Riesco perfino a cantare / no, non è vero / io non ci riesco / Ma preferisco stonare / che far finta di cantare»), suonano poi piuttosto stonate.
Non riesco invece a capire se è un bene o un male la varietà di impostazioni - si va dalla confessione personale (La poesia degli insulti) all’ambientazione storica (Tancredi e Clorinda) - o se sarebbe più incisivo aggredire le situazioni partendo sempre dallo stesso punto di vista e restando ancorati a uno stesso contesto.
Dal punto di vista delle musiche e delle parti cantate c’è invece da dire che dai tempi di De André e dei Gang è passato un millennio e la musica, sia per quanto riguarda i suoni sia per quanto riguarda gli arrangiamenti, ha fatto diversi progressi. Sotto questo aspetto “ Il ballo dell’orso” risulta sinceramente datato (la qual cosa può essere un male ma si può anche risolvere, però bisogna essere molto abili per riuscire a farlo, in modo positivo).
La voce vola troppo dritta, mancano spesso quelle variazioni di colore, quei cambi di ritmo e quegli stacchi che quasi sempre riescono a dare fascino a una canzone (quando ci sono, come nell’invettiva dylaniana finale al passaggio fra «… il Robin Hood che ruba ai poveri per dare a stesso spero che venga fulminato» e «o la pulsella che la regala graziosa al mercato», risolvono in positivo tutta la canzone). Serve quindi una maggiore duttilità, e questo anche per quanto riguarda le parti strumentali.
Soprattutto mi sembra che i fatti non mantengano quello che il nome scelto parrebbe promettere.
Ricordo che il mio babbo qualche volta faceva un suo ballo dell’orso, e si trattava di una cosa molto selvaggia, tanto che la stanza dove si esibiva doveva essere sgombrata totalmente. Soprattutto, ricordo sempre, per potersi esibire in questa danza doveva essere piuttosto alticcio … ecco, in fin dei conti, cosa manca a questi ragazzi: una buona dose di tasso alcolico (vero o fittizio che sia), quello stesso che faceva crollare sul palco i Jim Morrison e le Janis Joplin durante le loro esibizioni.
Tornando all’inizio direi che il giudizio, tenendo conto che si tratta di un CD-R autoprodotto e di una prima prova, è abbastanza positivo, ma i sei orsacchiotti devono sfruttare tutte le possibilità di miglioramento che gli si offrono, andare oltre nelle loro intuizioni e far onore al nome che si sono dati.
In caso contrario tanto vale chiamarsi Il Ballo del Canarino.

Ps: Tutto è comunque relativo agli obiettivi che i sei si propongono: suonare per divertimento nei locali limitrofi, essere ri-conosciuti a livello nazionale, andare in TV, avere recensioni e articoli nelle riviste d.o.c., vivere della loro musica, fare paccate di soldi .... Per suonare nei locali del circondario per un pubblico di parenti e amici, ad esempio, vanno benissimo così (anche troppo), mentre se vogliono andare in TV e fare una paccata di soldi devono dimenticare assolutamente tutto quello che ho scritto (addirittura è bene che mi chiedano di cancellare questa recensione).


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Data Recensione: 15/2/2017
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