`The Galilean Moons´

Autore disco:

Robert Dick & Ursel Schlicht

Etichetta:

NEMU Records (D)

Link:

www.nemu-records.com
robertdick.net/
www.urselschlicht.com/

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2015

Titoli:

1) Tendrils 2) Sic Bisquitus Disintegrat 3) A Lingering Scent Of Eden 4) The Galilean Moon: Io 5) The Galilean Moon: Europa 6) The Galilean Moon: Callisto 7) The Galilean Moon: Ganymede 8) Dark Matter 9) Life Concert: Iridescence 10) Life Concert: The Multany, Baby

Durata:

58:46

Con:

Robert Dick, Ursel Schlicht

tanti flauti, quattro lune e un pianoforte

x rhino chewingtoast (no ©)

Per gli amanti di uno strumento come il flauto questa è un’occasione da non perdere, Robert Dick ne suona esattamente sette tipi (fra i quali il flute with Glissando Headjoint di sua creazione).
La pianista Ursel Schlicht, vista la consistenza materiale del suo strumento, non può chiaramente fare altrettanto, ma compensa l’inferiorità numerica con l’utilizzo di numerose tecniche e approcci a un mezzo che, in tal senso, offre una miriade di possibilità. Avevo già incrociato il nome di Dick all’interno di un vecchio catalogo della O.O. Disc di Joseph Celli, dove veniva definito come un compositore/flautista rivoluzionario. Entrando nel suo sito personale noto una discografia piuttosto nutrita all’interno della quale spicca un “Third Stone From The Sun”, del 1993, dedicato alla musica di Jimi Hendrix (fra i musicisti presenti spiccano i nomi di Jim Black, Shelley Hirsch, Marty Ehrlich e del Soldier String Quartet).
Il nome di Ursel Schlicht mi suona invece nuovo, ma indagando nel suo sito scopro egualmente numerosi dischi a suo nome, in collaborazione con altri strumentisti e all’interno di importanti formazioni e/o orchestre (significativo un CD del 2003 con il gruppo di Sean Bergin, con in formazione Tristan Honsinger, Ab Baars, Han Bennink, Alan Purves e altri).
Insomma, pare chiaro che non sono pischelli di primo pelo, e la loro stessa collaborazione ha un precedente in “Photosphere” del 2005 (proprio su NEMU).
È logico che due musicisti di così provata esperienza, anche sotto la formula qui proposta, non possono fallire, e i due non falliscono affatto dando vita a dieci brani singolari per concezione e spettacolari per esecuzione. In essi confluiscono chiaramente anni di apprendimento e di sperimentazioni (impossibile non individuare in Ganymede echi dell’hendrixiana Third Stone …): il flautista raccoglie ciò che di nuovo è stato detto nel free jazz e nella musica contemporanea (con particolare riferimento a Eric Dolphy), mentre è impossibile non sentire nel tocco di Ursel Schlicht tutto l’ampio ventaglio che da Telonious Monk porta a Alexander von Schlippenbach (naturalmente passando per John Cage e per importanti figure del piano al femminile quali Irène Schweizer).
Il tutto è riletto con personalità e fantasia in una miscela dove tecniche arcaiche e futuriste, stralci di melodia e grumi di rumore, capovolgimenti di ruolo e d’impostazione, suoni e risonanze, in pratica tutto lo spettro sonoro ottenibile dagli strumenti utilizzati contribuisce alla costruzione di un reticolato tanto intricato quanto lucido e consapevole.
Il mio brano preferito, scelta alquanto difficile, è il fantasmagorico Dark Matter: sopra un pianoforte, rarefatto ma incalzante, Robert Dick miscela la recitazone di un testo nonsense con una sequenza altrettanto illogica di suoni sottratti a un flauto contrabbasso (e il tutto finisce con l’essere la cosa più logica di questo mondo).
Prosit.


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Data Recensione: 14/2/2017
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