`Lasting Ephemerals´ // `Don Kixote´ // `Moon´

Autore disco:

Gianni Mimmo & Alison Blunt // The Shipwreck Bag Show // Mattia Coletti

Etichetta:

Amirani Records, LongSong Records, Teriyaki records (I) // Wallace Records, PhonoMetak Laboratories, Brigadisco (I) // Wallace Records, Bloody Sound Fucktory (I)

Link:

www.amiranirecords.com
www.alisonblunt.com
www.wallacerecords.com
www.soundmetak.com/soundmetak/phonometak.htm
www.brigadisco.it
www.bloodysoundfucktory.com

Formato:

CD-R promo // LP // CD

Anno di Pubblicazione:

2014

Titoli:

1) Lasting Ephemerals 2) Elliptical Birds 3) Scherzo // 1) L’Hidalgo Forte 2) I Pastori e gli Eserciti Nemici 3) L’incantesimo è rotto 4) Non c’è storia che non sia cattiva 5) Cavaliere degli specchi 6) Prima che faccia sera 7) Né l’interesse, né il Rancore, né la paura 8) Riparare i torti 9) I Giganti dalle braccia rotanti 10) L’istinto, la follia, il sogno 11) Dulcinea // 1) Molko 2) On the moon 3) Big Eye 4) Marte 5) Croma 6) Speakers From A Picture

Durata:

42:56 // 18 ca // 29:01

Con:

Gianni Mimmo, Alison Blunt // Roberto Bertacchini, Xabier Iriondo // Mattia Coletti, Simon Skjodt Jensen, Matteo Tego Sideri

dentro la calza

x Matilda Lane (no ©)

L’anno nuovo porta consiglio ed eccomi in dirittura d’arrivo con un plot di recensioni che avrei dovuto portare a termine già da tempo. Quale sistema migliore per trattare ben tre dischi, allora, se non creare uno di quegli intrighi che tanto piacciono al maestro Eterogenio, e a tutti i daltonici, mentre mandano in bestia quegli inguaribili catalogatori convinti che rosso, verde e giallo debbano starsene sempre e comunque in stabbioli ben separati. Così facendo sono anche certo di avere la benedizione di Mimmo, Iriondo e Coletti, un terzetto da sempre impegnato in quelle azioni musicalmente fraudolente che costringono a ignorare steccati e linee di confine o a saltarli attraverso brecce rovinose e imprevedibili.

Di Mimmo dovreste ormai conoscere un po’ tutto: dalle collaborazioni di carattere internazionale in ambito jazz alle escursioni in terreni prossimi al rock insieme a Iriondo. La violinista Alison Blunt, inglese nata in Kenya, è un soggetto altrettanto curioso, nonché integrato in un organigramma comprensivo di Apartment House, Barrel (con Ivor Kallin e Hannah Marshall), London Improvisers Orchestra e Berlin Improvisers Orchestra (per una lista completa dei progetti che la vedono coinvolta visitate il suo sito internet).
La collaborazione fra i due nasce quindi sotto l’auspicio di una buona luna, ed è proprio un chiarore lunare tenue e delicato, mai accecante, ad accompagnarli per i quasi tre quarti d’ora del disco. La tradizione della musica afroamericana, quale impianto ben solido, viene tinteggiato a colori difformi che raramente tendono ad alterarsi, a incupirsi o a deflagrare (e quando deflagrano lo fanno comunque con moderazione). Si tratta sempre di colori nitidi che mantengono nondimeno una loro sobrietà, dal momento che sia Mimmo sia la Blunt non sono certo sciampannatori di suoni. Il dialogo fra violino e sax soprano si sviluppa in modo serrato, ma sempre entro i limiti del buon gusto, e in ultimo vi risulterà particolarmente chiaro come è possibile far piangere o sorridere uno strumento musicale. Escono soprattutto ben definiti, dall’ascolto di “Lasting Ephemerals”, concetti quali solidarietà e non prevaricazione, concetti che andrebbero presi in blocco e trasferiti dalla musica alla vita quotidiana. A dare stabilità e dignità definitiva ai tre gioielli racchiusi nel disco c’è una frase, letta non ricordo dove, nel cui contesto non si parla tanto di improvvisazioni quanto di composizioni spontanee.
Le registrazioni sono state effettuate in concerto presso la St. Leonard’s Shoreditch Church di Londra nel Giugno del 2013 e, a fare da madrina a un incontro così fecondo, nel retro della confezione viene citata una lapidaria frase di Frank Zappa: «Music, in performance, is a type of sculpture».
“Lasting Ephemerals” è reperibile unicamente come vinile di 180 grammi pubblicato in sole 250 copie numerate a mano.

Altro vinile ad alta grammatura è il “Don Kixote” del duo composto da Xabier Iriondo e Roberto Bertacchini. Si tratta di un 12 pollici inciso su un solo lato definito “Vida”, contenente 10 brevi sketch e un ultimo brano più dilatato, laddove il lato vuoto è stato invece chiamato “Nada”. Il disco, come si evince dal titolo, è ispirato liberamente al Don Chisciotte di Cervantes e riesce a meraviglia nel riproporne sia la vena insana sia la vena visionaria tipiche di quell’opera letteraria. I brani più brevi, in generale, sembrano rifarsi alle materie noise e no wave, con sottintese permutazioni che fanno pensare al rock elettronico dei newyorchesi Suicide. Nelle trame della più lunga Dulcinea, dilatata e visionaria, i due imboccano invece la strada di un folk progressive, strada già indagata da Iriondo, se ben ricordo, anche nel duo Polvere condiviso con Mattia Coletti. Seppur breve, neppure 20 minuti, il disco non è un monolitico Ayers Rock (per inciso: pensate quale mostro avrebbe immaginato il fantasioso caballero se invece dei mulini avesse incontrato la rossa roccia australiana), ciò anche per merito della vasta gamma di oggetti sonori utilizzati da Iriondo che ha facoltà di trasformare il duo in una piccola orchestra virtuale (chitarre elettrica, acustica e classica, chitarra basso, mahai metak, tromba, tabla elettronica e saahi baaja).

Il nuovo disco solista di Coletti viene invece pubblicato nel più economico supporto compatto. Abbandonate ormai completamente le geometrie sedi-formi Mattia Coletti sembra essere precipitato nello stesso pertugio di Alice, andando così a incontrare meraviglie spaesate quali il folk psichedelico e progressivo di John Fahey e Incredible String Band, i suoni di un plausibile quarto mondo e l’art rock dei Red Crayola e dei canterburiani, ma anche i racconti spezali e visionari di Syd Barrett, Tim Buckley e Nick Drake. Le sue sono trame semiacustiche screziate di rumore, essenzialmente strumentali (l’unica voce è quella di Simon Skjodt Jensen su On the moon), dove gli arpeggi di chitarra interagiscono con varie registrazioni d’ambiente, a creare una possibile unione fra sognanti arie bucoliche e una più densa improvvisazione elettroacustica.
Bella ed elegante la confezione con una riproduzione botanica di Ludo.

Tre ottimi dischi per la calza befanile di quello che dovrebbe essere il nostro lettore tipo, scafato e attento più alla sostanza che all’etichetta, ma anche un lettore più settorializzato dovrebbe trovare all’interno di questa recensione qualcosa in grado di soddisfare il proprio gusto.


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Data Recensione: 9/9/2015
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