`Stories´

Autore disco:

Michael J. Schumacher

Etichetta:

Quecksilber (D)

Link:

www.quecksilber-music.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2004

Titoli:

1) Still 2) Two, Three And Four Part Inventions 3) Room Pieces New York 4) Pulse

Durata:

75:33

Con:

Tim Barnes, George Bishop, Anthony Burr, Charles Curtis, Jane Henry, Nisi Jacobs, Donald Miller, Rebecca Moore, Charles Morrow, Michael J. Schumacher, David Shively, Peter Zummo

una finestra sul futuro

x e. g. (no ©)

Il nuovo CD di Schumacher - che si accoda allo splendido “Four Stills” e al più modesto “Room Pieces” - presenta delle novità rispetto ai precedenti lavori del musicista/compositore statunitense: si allontana dal minimalismo classicamente inteso per abbracciare il movimento dei suoni in caduta libera, è costruito con un più ampio campionario strumentale e contiene un abbondante scelta di voci umane. “Stories” è una finestra aperta sul futuro di quello che qualcuno ha già definito come il La Monte Young del XXI° secolo. È comunque necessario considerare che il musicista ha già nel carniere una mole di oltre 70 composizioni e molte soluzioni, nuove rispetto alle pubblicazioni precedenti, erano già state sperimentate in qualcuna delle numerose opere mai pubblicate.
L’uso d’un numero maggiore di strumenti offre più numerose possibilità timbrico armoniche e, contemporaneamente, mostra la grande abilità del musicista a livello di orchestrazione. La scelta degli strumentisti, una buona parte di essi avevano già lavorato nei precedenti progetti di Schumacher, è stata fatta con estrema accuratezza: il percussionista Tim Barnes, agitatore e gestore dell’etichetta Quakebasket, non ha certo bisogno di presentazioni; il clarinettista Anthony Burr si è distinto in numerose situazioni ed è autore, in coppia con Skúli Sverrisson, di uno splendido CD purtroppo passato semi inosservato (“Desist”); la violinista Jane Henry ha lavorato con Jerry Hunt e Rafael Toral; il percussionista David Shively fa parte, insieme a Burr, dell’Ensemble Sospeso; il trombonista Peter Zummo è un’istituzione della scena sperimentale newyorchese ed ha condiviso dei progetti anche con Arthur Russell; il chitarrista Donald Miller e il violoncellista Charles Curtis fanno parte, insieme allo stesso Schumacher, del Donald Miller Trio. La predilezione per i suoni cupi si concretizza nella scelta di strumenti come il clarinetto basso e il trombone.
L’uso della voce umana, al quale il musicista aveva già prestato attenzione, in questa occasione è comunque più denso (nell’arco delle quattro composizioni vengono utilizzate ben cinque voci diverse: George Bishop, Nisi Jacobs, Charles Morrow, Rebecca Moore e lo stesso Schumacher). Tale circostanza non deve far pensare alla forma canzone, ché non ve n’è traccia nei quattro brani se non, forse, in un qualche breve stralcio di Room Pieces New York, ma non deve neppure far pensare alle voci utilizzate semplicemente come suono, perché queste mantengono la loro peculiarità, la loro attitudine ad articolare un linguaggio.
Dalle stratificazioni di suoni contrappuntati emergono paesaggi di irreale bellezza. Still è composto da stille di suono (scusate il gioco fonetico) che, come borbottii e sgocciolamenti onomatopeici, sembrano ricreare un’ambientazione concreta da foresta tropicale. Mille anni oltre la jungle ‘exotica’ di Duke Ellington. Two, Three And Four Part Inventions presenta caratteri più invasati, con la sua struttura a singhiozzo, puntillistica, da free strutturato, e con gli sciamanismi vocali che sembrano stridere con un’inattesa apertura melodica presente nella seconda sezione del brano. Room Pieces New York si distende, con la voce che a tratti si fa confidenziale, su un panorama comunque malato, raccogliendo quanto c’è di dilatabile nella concezione delle precedenti tracce. Negli oltre trenta minuti di Pulse ci sono ancora voci dal recitato confidenziale, solfeggiante, distese su suoni carambolanti, e poi le cascate di note che si rigenerano senza soluzione di continuità a farne, pur in un’ottica meno bluesy, il brano più prossimo ai dettami del La Monte Young. I ringraziamenti all’artista canadese Jocelyn Robert, per il Midi Grand Piano di quest’ultimo brano, non lasciano capire se esso viene utilizzato, o no, dallo stesso Schumacher.
Dalle note di copertina: All pieces by computer generation in real time using “random” procedures. Cos’altro dire… dove non bastano le parole servirebbero i gesti, gli sguardi, le espressioni, una cosa che per il momento a sands-zine non ci è permessa. Magari fra altri mille anni… chissà...


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Data Recensione: 14/1/2005
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