`Hednod Sessions´ // `Jesu´

Autore disco:

Mick Harris // Jesu

Etichetta:

Hidden Art (GB) // Hydra Head (USA)

Link:

www.hiddenartrecordings.com
www.hydrahead.com

Formato:

2 CD // CD

Anno di Pubblicazione:

2004 // 2005

Titoli:

1) Soundcoat 2) Do One 3) Blag 4) Beat 9 5) Cure Period 6) Map 7) Anymore 8) Astray 9) Dropped 10) Caughtup 11) Locate 12) Onit 13) Bale 14) Screener 15) Itin // 1) Red Triangle 2) Sticker 3) Dippers 4) The Shed 5) Sidewalk 6) Backroom 7) Visiting Officier 8) Hiding Place 9) Shorting 10) Sweet As 11) Where 12) Then 3 More 13) Touch 14) Leadin 15) Photographic // 1) Your Path To Divinity 2) Friends Are Evil 3) Tired Of Me 4) We All Faulter 5) Walk On Water 6) Sun Day 7) Man/Woman 8) Guardian Angel

Durata:

72:14 + 73:44 // 74:29

Con:

Mick Harris // Justin Broadrick

Gioventù ritrovata

x Ciro Fioratti

Ripercorrendo la nutrita discografia di Mick si possono trovare progetti apparentemente secondari e collaborazioni a prima vista poco allettanti con musicisti di cui raramente si è scritto negli organi ufficiali dell’underground; parliamo del convulso scalciante d’n’b di Quoit, di The Weakener (un solo consigliatissimo CD su Wordsound), di “Equation Of Eternity” e “Total Station” con Bernocchi, di “Same Here” con Teho Teardo, delle “Murder Ballads” con Martyn Bates o del duo apocalittico con Jim Plotkin (“Collapse”), ed è proprio in questi notevoli lavori che troviamo la voglia di sperimentare oltre i limiti dei suoi classici alter ego.
D’altra parte il progetto Scorn, all’attivo da oltre un decennio, sembra ultimamente circolare in tondo attorno all’idea di un energico drum’n’bass, evidenziandone di volta in volta nuovi aspetti ambientali, ritmici o compositivi; quasi una ricerca senza fine del loop perfetto, come se l’avesse in testa ma non riuscisse mai a definirlo una volta per tutte.
La quadratura del cerchio a nostro avviso potrebbe essere stata raggiunta con questo doppio (non a caso pubblicato sotto nome di battesimo), in realtà una raccolta di quattro 12” pubblicati dalla canadese Hushhush più altri inediti provenienti dalle stesse sessioni per arrivare alla modesta somma di trenta brani (!!!) che suonano in modo superbo e mai così coeso quel mondo malato tipico di Scorn.
Ogni campione qui contenuto è stato scelto ed elaborato (o meglio, cesellato) con meticolosità degna di miniaturista per offrire al meglio la potenza e l’ipnoticità dei beat e la profondità dei bassi; lo stesso dicasi per le ambientazioni, degne di un Lull al massimo splendore.
Trenta desolazioni descritte in maniera così perfetta da raggiungere l’impressione di immersione e staticità che solo la fotografia potrebbe pareggiare; e così, più di una volta voltiamo lo sguardo verso il lettore per assicurarci del fatto che questa musica provenga effettivamente da un CD e non stia in realtà girando liberamente per la stanza come uno spettro, prendendosi gioco del tempo che passa.
Un po’ lo stessa plasticità che Mike Ink ha raggiunto con Studio 1 lavorando sui beat minimal techno; un po’ lo stesso spleen senza tempo descritto dall’Aphex di SAW2. Ritornando al tema iniziale, questo è uno dei lavori migliori del Nostro dai tempi del citato, maestoso, The Weakener.
Inimitabile e silenzioso, Mick Harris ha scolpito il monolito definitivo dell’ill-core.
Justin, lasciati da parte i fortunati esiti cyber-dub di Techno Animal, si ripresenta in veste di chitarrista contemporaneamente con l’annuncio di missione completata per i robotici Godflesh e con la nascita del figliolo Jesu.
Il nuovo alias nasconde un paio di importanti cambiamenti: primo, niente drum machine, ma Ted Parsons che ne rievoca degnamente la marzialità; secondo, un inedito suono distorto, apparentemente lo-fi, a descrivere una strana vena epico-melodica.
Vi piacciono le facili provocazioni? Tired Of Me assomiglia a un brano dei Green Day suonato dai Black Sabbath!
Naturalmente stiamo ingiustamente scherzando, perché l’emotività sprigionata da Jesu è molto più intensa e soprattutto sincera; viene da pensare che queste otto lunghe intense tracce abbiano una connotazione quasi autobiografica.
Il muro del suono creato dalle chitarre è imponente ma solo raramente è utilizzato a scopi puramente rumoristici, la voce non è più quella ossessiva e impersonale di Godflesh, ma aggiunge un ulteriore elemento a supportare le impressioni già descritte.
Ancora provocazioni: Walk On Water è l’equivalente doom dei Bowery Electric di Beat; Sun Day è la versione apocalittica di Always A Part di Donnacha Costello.
Non mancano chicche per i tradizionalisti: Man/Woman e Guardian Angel sono estratti di puro Godflesh.
Senza tempo come il Cristo in croce.

Ps: in questo splendido Agosto autunnale ci è sembrato di rivivere la stagione post-Earache dei primi anni ’90; mentre si annuncia il ritorno di Final con un doppio CD, come per incanto giungono all’orecchio due lavori che riportano l’orologio indietro, provocando sentimenti tra il malinconico e l’estasiato; a sancire l’effettivo ritorno ai suoni di quel periodo mancherebbe solo un nuovo duo Harris/Broadrick…


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Data Recensione: 31/12/2005
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