`Music For Cymbal´

Autore disco:

Taku Sugimoto

Etichetta:

Cut (CH)

Link:

cut.fm

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2005

Titoli:

1) Music For Cymbal

Durata:

72:04

Con:

Jason Kahn

un disco importante

x e. g. (no ©)

La pratica di scrivere della musica ed affidarne l’esecuzione ad altri musicisti è tipica della tradizione classica e talmente in disuso da essere riducibile a ben pochi esempi della contemporaneità. Ma si tratta di una pratica che può essere, e deve essere, recuperata, seppure si tratti di un recupero che non può avvenire con leggerezza e richieda perciò attenzione e competenza. Nel nostro caso i requisiti necessari non difettano di certo, né all'autore né all'esecutore, ed è quindi con interesse e spirito curioso che bisogna avvicinarsi a questo nuovo disco di Taku Sugimoto, e anche con la consapevolezza di essere alle prese con una situazione anomala rispetto alle nostre abitudini.
La scrittura di Taku non è per chitarra o per violoncello, gli strumenti che solitamente egli suona, ma per cimbali, ‘accessori’ secondari nella musica occidentale ma elementi essenziali nel jazz e nella tradizione della cultura buddista, ed è affidata a uno dei massimi esperti in strumenti a percussione della contemporaneità. Tengo a precisare questa cosa perché l’ascolto del CD richiede una predisposizione positiva alla comprensione, basata sulla conoscenza degli elementi che lo compongono, altrimenti tanto vale evitare di ascoltarlo.
Un altro intoppo è sicuramente costituito dai lunghi silenzi che separano alcune delle varie fasi in cui è divisa la composizione, e di nuovo servirebbe una raccomandazione su come sia necessario armarsi di pazienza per non correre il rischio di liquidare il disco con un banale ‘non ho tempo da perdere’ (la ‘fretta’ e la ‘mancanza di tempo da perdere’ sono i veri mali della nostra civiltà, altro che il fumo!!!).
“Music For Cymbal” merita invece una parte del vostro tempo, che poi è piccola perché il suo ascolto per 20 volte rappresenta solo la 25550ª parte di una vita media… e quanti sono coloro che ascoltano (veramente, intendo, senza fare altro) un disco per venti volte. La composizione di Taku è suddivisa in una serie di ‘studi’ nei quali il ‘disco metallico’ viene ‘aggredito’ con modalità diverse, si passa cioè dalla percussione fitta e continua, con le vibrazioni che vanno a costruire una specie di saturazione sonora, alla percussione rarefatta, nella quale ogni battito avviene dopo il completo annullamento delle risonanze generate dal battito precedente, fino a giungere all’estremo di singoli battiti preceduti e seguiti da lunghe pause silenziose.
La ricezione del suono può essere scomposta in tre livelli diversi e complementari: il livello del beat puro e semplice, il livello delle risonanze e il livello della diffusione spaziale.
La percezione del beat richiede un ascolto ravvicinato atto a percepire giochi di abilità che, spesso, sono più disciplina per un fuoriclasse di arti marziali che non per un percussionista qual è Jason Kahn.
Un ascolto meno ‘ravvicinato’ permette di focalizzare lo scorrere fluido delle risonanze, che variano timbricamente in base alla frequenza, alla potenza e alla locazione dei battiti.
Un ascolto in movimento permette di cogliere le variazioni determinate dalla diffusione spaziale di suoni estremamente dinamici, che ora possono manifestarsi come un coro di flauti e subito dopo come un requiem per organo, in grado di livellarsi in più strati di microvariazioni neurotoniche.
Un'altra diversificazione nell’ascolto può venire dall’utilizzo di volumi diversi che, egualmente, porta ad una percezione ulteriormente diversificata delle varie stratificazioni sonore.
Gli unici appunti possono riguardare un’eccessiva freddezza - non so se attribuibile alla ‘scrittura’, all’esecuzione o ad entrambe le componenti – e una mancanza di concisione. Ma il giudizio complessivo è senz’altro positivo.


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Data Recensione: 14/7/2005
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