`The Cold Summer Of The Dead´

Autore disco:

Junkfood

Etichetta:

Trovarobato (I)

Link:

www.junkfood4et.com

Email:

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2014

Titoli:

1) In 2) Days Are Numbered 3) The Maze 4) On Canvas 5) The Quiet Sparkle 6) As One 7) Below The Belt 8) In Circles

Durata:

38:08

Con:

Paolo Raineri, Michelangelo Vanni, Simone Calderoni, Simone Cavina

in purgatorio

x Immacolata Pipino (no ©)

In … dentro … è un giallo o, quantomeno, un enigma … solo alla fine dell’ultimo brano è infatti possibile dare una spiegazione a quel minuto di rumoraccio che introduce il disco. Spiegazione che, naturalmente, non rivelo, altrimenti che giallo sarebbe.
Quel minuto rischia comunque di rovinare l’ascolto e di trasformare il CD in FD (disco volante), non fosse che con Days Are Numbered le cose si aggiustano.
Junkfood è una specie di super-band formata da quattro velocipedi ben noti a chi segue le vicende del circuito indipendente. Presi singolarmente hanno infatti collaborato con, e qui cito testualmente il comunicato stampa, «Baustelle, Calibro 35, Stefano Battaglia, Enrico Gabrielli / Der Maurer, Yuppie Flu, Nada, Mariposa, Incident on South Street, Iosonouncane, Wu Ming … ».
Quattro, ho detto, all’atto pratico tromba, chitarra elettrica, chitarra basso e batteria, ma è un quattro che si moltiplica all’ennesima potenza, dal momento che tutti utilizzano dei dispositivi elettronici in grado di trattare i suoni del proprio strumento in tempo reale.
“The Cold Summer Of The Dead”, secondo disco del gruppo, prende spunto dalla poesia Novembre di Giovanni Pascoli, anch’essa un piccolo enigma risolto appunto nell’ultima frase («È l’estate fredda, dei morti»), e per dare un tocco di vericidità al progetto le registrazioni hanno avuto luogo nei giorni dal 31 Ottobre al 2 Novembre (del 2012 e con Tommaso Colliva alla consolle).
Ma la musica?
Io opterei per definirla progressive, anche se si tratta di un progressive che in fasi diverse prende spunto da jazz, hard rock, doom, psichedelia, noise, musica mediterranea e altri accidenti, e anche se pavoneggia un gusto citazionista (non è Hendrix quello di Below The Belt).
Un giudizio freddo e collipiccolescamente calibrato porterebbe a decifrare “The Cold Summer Of The Dead” come ben suonato, ben registrato e di qualità medio-alta. Ma un cuore lesterbangsoso noterebbe che si tratta di un lavoro troppo tecnico, epico, debordante e non particolarmente originale. Per stare nel mezzo opterei per un dantesco purgatorio in espiazione dei suddetti peccati. Dall’inferno profondo della prima impressione al purgatorio del giudizio finale, comunque, s’è fatto un bel progresso.


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Data Recensione: 4/5/2015
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