`Come in cielo così in terra´

Autore disco:

Una

Etichetta:

MArteLabel (I)

Link:

www.martelabel.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2014

Titoli:

1) Mario ti amo 2) Sotto il cielo dell’Ilva 3) Scopamici 4) Fuori sede 5) Professoressa 6) Il paese che canta 7) Il lavoro 8) Giornata complicata 9) Antiselfie 10) Camilla e Matteo 11) Quel che manca

Durata:

39:39

Con:

Marzia Stano, Gianni Masci, Daniele Mr Coffee Rossi, Lucio Morelli, Simone Martorana, Leo Pari, Luca Giura

un salto a lato

x Mura Cami (no ©)

«Precarietà ci punta un dito sulla schiena,
«il suo ricordo ci addolora,
«la sua presenza ci spaventa …
»
(Claudio Lolli da Canzone dell’amore o della precarietà)
Le immagini della confezione possono essere realmente rappresentative del contenuto di un disco? Alcune volte no, e sono sinceramente fuorvianti, ma in altre occasioni aderiscono alle musiche come la pece al legno degli scafi. Prendete ad esempio le immagini di questo CD, nella cui copertina Marzia Stano appare mentre salta all’interno di una boscaglia rigogliosa, e paragonatele all’albero stilizzato cha fungeva sobriamente da anticamera al disco precedente, con al centro solo l'occhio dell’artista circoscritto dentro un oblò, ascoltate infine i due lavori e concorderete con me sul fatto che il contenuto di entrambi si adatta perfettamente agli stereotipi evocati negli involucri.
Il filo conduttore di “Così in cielo così in terra” è la precarietà, una precarietà che investe i rapporti personali, i rapporti sociali, il lavoro e la vita stessa, una precarietà che sembra essere un fenomeno tutt’altro che transitorio e con il quale ho l’impressione che dovremo abituarci a convivere.
Questo, la precarietà, è in linea di massima il tema dei testi, sicuramente interessanti e d’imperiosa attualità. Peccato che un’impostazione troppo esplicita porti a una loro banalizzazione e a una frustrazione della forma poetica.
Musicalmente il disco sembra ricercare una continuità, parzialmente interrotta dal suo predecessore, con l’esperienza Jolaurlo, e di questi parrebbe rappresentare una versione non synthetica e più orientata verso il rock italico. Purtroppo, all’interno di quest’ultimo, l’allineamento avviene intorno alla direttrice indie-mainstream. Così leggo le atmosfere rockettone di Scopamici e Antiselfie, gli a solo di chitarra ammiccanti (a iniziare da quello inserito nel rifacimento de Il lavoro di Piero Ciampi), le immancabili cadute reggatta (prima fra tutte quella suProfessoressa), e così avanti con tutto quanto fa spettacolo. Soprattutto ci sono troppi diversivi venati da corettini senza testo, pa-parappappà-parappappà che si insidiano un po’ dappertutto e che sembrerebbero adeguati più a un disco per infanti che a un disco destinato a un pubblico adulto.
Restano le indubbie qualità interpretative di Marzia, sempre suggestiva, anche se nell’occasione il mestiere sembra costantemente sopravanzare la passione di qualche passo.
Resta soprattutto una stoccata di classe e buon gusto come Quel che manca, intima confessione offerta durante il primo risveglio.
Il giudizio finale non può essere che controverso. Se l’intento era di fare un disco piacione, in grado di riscuotere un buon successo nel Paese «che non conta ma canta», ci sono molte probabilità che l’obiettivo venga raggiunto, mentre coloro che nella musica cercano qualcosa di più poetico e personale sono destinati a restare con un pugno di mosche in mano (possono comunque riascoltare per l’ennesima volta “Una Nessuna Centomila”).
Marzia Stano da l'impressione di una cavallerizza che, consapevole di stare cavalcando un cavallo valido ma perdente, durante la corsa salta di lato in sella a uno degli stalloni destinati alla vittoria. La manovra è pericolosa ma, qualora riesca, può dare degli ottimi risultati. In bocca al lupo.
«Se prima si viveva alla giornata
«Oggi si vive alla mezza giornata
»
(Marzia Stano da Giornata complicata)


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Data Recensione: 22/8/2015
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