`Sale quanto basta´

Autore disco:

Paolo Angeli

Etichetta:

ReR Megacorp (USA)

Link:

www.paoloangeli.com
www.rermegacorp.com
www.contienesolfiti.com
www.off-set.org
www.inclinaisons.com
www.locus-solus.co.jp

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2013

Titoli:

1) Baska 2) Cose Semplici 3) Mascaratu 4) Funda De Almohada 5) Brida 6) A Levante 7) Primavera Araba 8) Il Mare Salta Troppe Nuvole 9) Lasciamo Perdere 10) Il Satiro Danzante 11) Senza Parole 12) Frasi Fatte

Durata:

58:25

Con:

Paolo Angeli

diavolo d'un Angeli

x Anna Bolena (no ©)

Un po' di storia: poco meno di vent'anni fa un'associazione di Latina, della quale ero ospite, mi passò un CD intitolato “Linee di fuga”. Essendo io il solito stronzo disattento non ascoltai quel disco, che finì dimenticato in qualche anfratto di casa, fino a quando non arrivò nelle mie mani una seconda copia inviata dall'etichetta. A quel punto lo ascoltai, quasi costretto dagli eventi, e rimasi folgorato. Nell'arco di pochi mesi lo recensii e contattai Paolo Angeli per un'intervista. L'incontro con Angeli mi fornì ulteriori illuminazioni, ma ancora non era sufficiente per comprendere pienamente il reale valore di quello che m’era inaspettatamente capitato tra una mano e l’altra, e dovetti infine assistere ad un suo concerto, sobbarcandomi 160 Km di auto-superstrada fino a Pisa, per entrare definitivamente in quel suo mondo così singolare e a se stante. Senza osservare dal vero la sua chitarra modificata ad hoc, e senza vederlo mentre la suona, è impossibile farsi un’idea esatta del perché si tratta di un musicista UNICO. Può naturalmente essere d’aiuto il DVD “Tibi”, con le immagini che mostrano visioni d’insieme, particolari, storia ed uso della sua chitarra sarda così originalmente trattata, ma la visione diretta e tridimensionale non può essere sostituita e chi non l’ha ancora fatto deve assolutamente togliersi lo sfizio di vederlo in concerto.
State comunque ancora fermi con lo sguardo sulla linea di partenza se non siete preparati a stupirvi ad ogni completamento di giro, scusate la metafora auto-motociclistica, cioè ogniqualvolta decidete di andarlo a vedere nuovamente in concerto o di ascoltare un suo nuovo disco. Sì, perché Angeli sta tracciando una nuova strada e, come tutti i pionieri, lo fa passo dopo passo, e a ogni colpo di piccone dato finisce con lo scoprire nuove prospettive di percorso.
Il titolo del nuovo disco fa riferimento al sale – il cristallo che ha per formula chimica NaCl ed è noto soprattutto come sale da cucina – quale elemento da dosare con attenzione, a rischio di una pietanza sciapa o troppo saporita, ma anche soggetto dai molteplici altri usi, basti pensare alla conservazione o alla cottura sotto sale delle carni di terra o di mare.
Quindi si presuppone che anche per Angeli dovrebbe esserci, paradossalmente, un troppo, ed è allora difficile dare un senso a tutto quel sale che, nell’immagine di copertina, tracima dal recipiente che lo contiene.
Preferisco leggere lo stesso titolo senza guardare l’immagine e dandogli un’interpretazione diversa. Interpretando, per esempio, la parola sale nel senso di salire. Ne deriva che non esiste un quanto basta, e anche salendo nella cima più alta si può infatti andare oltre, con un aereo, con un missile, o semplicemente con la fantasia, su verso spazi infiniti. Questo è quanto accade con Angeli, e se a ogni nuova occasione vien da pensare che il musicista è finalmente arrivato al traguardo, che la sua ascesa è a un punto morto, che oltre c’è soltanto il nulla, ecco che la prova successiva porta puntuale con se la smentita.
C'è veramente da credere che Angeli abbia venduto l’anima al demonio in cambio di una creatività senza limiti e/o limitazioni. Ma, se comunque devo credere a forze superiori, preferisco pensare che è il cognome a fare testo, e che di conseguenza è stato inviato sulla terra dall'Onnipotente (Yĕhōwāh, Wakan Tanka, ﷲ… fate voi) per allietare questa nostra vita grigia e queste nostre zucche così prive di sale (in questo caso da intendere come NaCl).
“Sale quanto basta”, scendendo sul concreto, è il primo disco per solo chitarra sarda preparata, con nuove composizioni originali e registrato in studio, dai tempi di “Linee di fuga” del 1998. Questo perché “Bucato” era registrato in pubblico, “Tessuti” conteneva una rielaborazione di brani scritti da Fred Frith e Bjork, e “Tibi” era una specie di raccolta in DVD / CD, con la parte audio che faceva da colonna sonora a quella video. Angeli quindici anni dopo, quindi.
Rispetto ai dischi precedenti, dove soprattutto si esploravano le possibilità dello strumento, in “Sale quanto basta” viene prestata maggior attenzione all’aspetto compositivo, e Angeli fa centro ancora una volta. Doppio centro direi. Sia perché le possibilità del suo congegno sono comunque arricchite ulteriormente e messe nuovamente alla prova e sia perché le composizioni sono davvero di grana sopraffina.
Frasi Fatte e Cose Semplici, quasi in apertura e in chiusura, suonano quali piccoli gioielli folk strumentali semi acustici che, soprattutto il primo, fanno pensare al John McLaughlin di “My Goals Beyond”.
Ma una longa mano folk attraversa tutto il disco e le atmosfere passionali di molti brani fanno pensare che l’autore si sia immerso nel clima di quella Barcellona che ha scelto come proprio campo base, umettandosi di tradizione musicale spagnola e mediterranea più in generale.
È intriso di melodie folcheggianti già lo splendido brano d’apertura, per esempio, con una prima parte orientaleggiante affidata all’archetto e un finale giostrato con le dita.
Nei dieci minuti di Mascaratu succede poi di tutto, si scorre dall’arpeggiato all’archetto, passando per lo strumming, è v’è un buon utilizzo di ventole e martelletti, a giostrare uno dei brani complessivamente più articolati del disco, con l’autore che si concede pure il gusto della quasi autocitazione (Tra una gamba e l’altra). Funda De Almohada fonde una vena malinconica e un impegno da chitarristi elettrici, risultando efficace e coinvolgente. Seguono le cineserie di Brida, un mix che alterna dissonanze di corde libere e sprazzi di delicata melodia. Negli arpeggi di A Levante l’influenza spagnola è ancor più evidente che in altre parti del disco, mentre il successivo Primavera Araba è un tradizionale sardo riproposto con un’intensità e una sensibilità veramente inappuntabili e inarrivabili. Si prosegue con Il Mare Salta Troppe Nuvole, a parer mio il brano più bello del disco, dove su un ritmo soffice, direi quasi soffiato, si snodano melodie ispano-psichedeliche, glissandi di rumore e un fischiettare da spaghetti-western. I due brani successivi sono più duri, marcati ritmicamente e dissonanti, e nel primo Angeli riesce a sfoderare dal suo cappello magico anche un effetto drummico, laddove Il Satiro Danzante ha all’attivo una circolarità di tipo quasi minimalista. Ancora più ferree sono le atmosfere di Senza Parole, quasi a voler sfiorare un’ambientazione noise.
Comprate questo disco e affiancatelo ad “Arriving Angels” di Helen Money, del quale riferirò a breve, e avrete così messo le mani su un buon lotto della mia playlist per il 2013 (i due CD, al di là degli angeli ricorrenti, hanno qualche punto di contatto, ad iniziare dal fatto che Angeli suona la chitarra come se fosse un violoncello mentre la statunitense suona il violoncello come se fosse una chitarra).
Da parte mia due suppliche: a quando il capitolo finale del trittico comprendente “Dove dormono gli autobus” / “Nita...” e, richiesta ancor più pressante, a quando un lavoro basato sulla rielaborazione di musiche tradizionali della Sardegna?


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Data Recensione: 19/3/2014
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