`3´

Autore disco:

eBraam

Etichetta:

BBB (NL)

Link:

www.michielbraam.com/ebraam
www.subdist.com
www.sands-zine.com/archiviorec.php?IDrec=1712

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2013

Titoli:

1) 1B44, Please 2) The Pindaric Ode 3) Augmented Seconds 4) Pythagorean Theorem 5) Triple Jump 6) Triad 7) The Mind 8) 3 Sheets To The Wind 9) A Certain Kind

Durata:

45:52

Con:

Michiel Braam, Pieter Douma, Dirk-Peter Kölsch, Marcel Van De Beeten, Ulrike Von Meier

cosa accade quando…

x Marina Inguaggiato (no ©)

Abbiamo già incontrato il tastierista olandese Michiel Braam e i suoi due bravi - il bassista Pieter Douma e il batterista Dirk-Peter Kölsch – recensendo l’ottimo “On The Move” realizzato con il suo Hybrid 10tet. Se in quell’occasione si cercava un incontro-scontro di tradizioni diverse quali jazz, rock e classica, qui il pianista – la cui formazione è jazzistica – passa decisamente in area rock (o quantomeno progressive).
In realtà questa formazione a tre era già attiva come Michiel Braam’s Wurli Trio e aveva pubblicato due acclamati CD (“Non-functionals” e “Hosting Changes”). L’impostazione di quel trio, seppur elettrica, era comunque ancora di tipo jazz, e ciò giustifica il cambio di nome per questo CD dal piglio ancor più elettrico-elettronico.
I riferimenti sembrano stare in quei gruppi che fra la fine degli anni ’60 e l’inizio dei ’70 sostituirono le chitarre con organi Hammond, synth e altri tipi di tastiera elettrica creando una valida alternativa al classico triangolo detto power trio (The Nice, Quatermass, Atomic Rooster, Le Orme…). In particolare eBraam sembra cercare un punto di riferimento nei primi Soft Machine, il cui terzo disco è omaggiato nel titolo e dei quali viene ripresa A Certain Kind (una canzone scritta da Hugh Hopper, e cantata da Robert Wyatt, che stava nel primo disco di quel gruppo).
Ma è indubbiamente presente anche l’influenza di una tradizione nera (jazz e soul) forte di organisti quali Larry Young, Jimmy Smith, Booker T. Jones, Bernie Worrel e, soprattutto, di un ibrido come George Duke.
Comunque, a dispetto di tali riferimenti, l’impostazione e il tipo di sonorità sono tipicamente contemporanee.
“3” è un disco suonato divinamente, ma soulful e dalle soluzioni armoniche varie e coinvolgenti, in grado di riflettere dal passato una luce che non era né logico né giusto lasciar spegnere.
È come un ritorno al futuro con il proprio bagaglio arricchito da un’escursione negli anni del progressive.
O come un Alice che rientra nella realtà, dopo un viaggio nel paese delle meraviglie, portandosi appresso un bastimento pieno zeppo di ricordini dall’inestimabile valore affettivo.
Ecco cosa accade quando tre professorini del jazz decidono di attraversare lo specchio per una full immersion nella tradizione della musica rock.
Doppiamente bravi, perché tengono un’ottima lezione facendocela gustare come fosse una tre quarti d’ora di divertimento.


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Data Recensione: 22/3/2014
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