`Circus´

Autore disco:

The Ambush Party

Etichetta:

De Platenbakkerij (NL)

Link:

www.toondist.nl

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2013

Titoli:

1) The Invisible Acrobats 2) Rope Dancer 3) Rehearsing The Clowns Act 4) The Elephant 5) The Tiger Is Loose 6) Trapez Gesang

Durata:

39:31

Con:

Natalio Sued, Oscar Jan Hoogland, Harald Austbø, Marcos Baggiani

un quartetto in piena crescita

x Rizieri Rizzo (no ©)

Torna questo ottimo quartetto argentino-olandese basato su ance, violoncello, pianoforte e batteria (ma pare di sentire anche stralci campionati da vecchi dischi!). Rispetto al precedente disco eponimo, recensione nell’archivio 2011, il gruppo pare in netta crescita, complice lo sfilacciamento in un delta di interessanti soluzioni e invenzioni affatto personali che, però, finiscono per ricomporsi in un estuario estremamente compatto. I quattro strumentisti dialogano infatti in un perfetto equilibrio, scevro da personalismi, e dedicandosi essenzialmente a costruire le geometrie d’insieme come avviene nel miglior calcio o nei migliori collettivi partoriti dalla musica jazz. Di improvvisazione strutturata, o di composizione istantanea, è quindi il caso di parlare a proposito di “Circus”, un disco che – pare evidente sia dal suo titolo sia da quello dei singoli brani – è un concept dedicato al mondo del circo, tema storicamente alquanto caro ai caporioni del jazz olandese, ma con una doppiatura di senso: le registrazioni sono infatti avvenute durante il prestigioso festival di Moers del 2011, all’interno della grande tenda da circo nella quale si svolge la manifestazione (il nostro Paolo Angeli, con un intuizione altrettanto felice, si era esibito con una trapezista nell’edizione del 2010). Ma gli Ambush Party vanno oltre lo spazio comunque limitato di quella tenda, con richiami a tradizioni multiple – cabaret, tango, piano bar, jazz in quasi tutte le sue forme e sfumature…, e con richiami pure a quel grande circo globale che è il cinema. I mengelberghismi del pianista, i ‘conretismi’ del batterista, i classicismi del violoncellista e la broetzmania del sassofonista concorrono in egual misura a un impasto che con lo scorrere del tempo, e con l’acquisizione di esperienza, pare sempre più caratterizzarsi per la sua riservatezza.


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Data Recensione: 24/9/2014
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