`Promises´ // `Terre in vista´ // `Jacopo Bordoni – Muratore Poeta Ribelle´

Autore disco:

Massimo Giuntini // Massimo Giuntini & Raffaello Simeoni // Società del ChiassoBujo

Etichetta:

ai-music (I) // ai-music (I) // Radici Music (I)

Link:

www.massimogiuntini.com
www.raffaellosimeoni.com
www.ai-music.it
www.radicimusicrecords.it

Email:

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2013 // 2011 // 2010

Titoli:

1) Promises 2) Take A Look 3) The Forest Song 4) Stumbling 5) A Serious Polka 6) Le Calvaire 7) Swingin’ Reel 8) The Leading Light 9) The Following Reel 10) The Good & Evil Jig // 1) La tortora 2) Noshitza 3) Lu tempu 4) Sopra le emozioni 5) Danza la danza 6) Serenatina 7) Atlantica 8) Kwazulu Melody 9) Terra in vista 10) Incanto // 1) Il Casentino nell’antico e nel moderno 2) Agiatezza 3) Dopo aver letto alcuni libri di M. Gorki 4) Fata 5) Maggiolata 6) La Sfida 7) Il fico di Buffon 8) Differenza d’idee 9) Ideale 10) Sopra un tumulo 11) Vendemmia 12) All’amico dello scolare

Durata:

48:25 // 49:24 // 54:29

Con:

Massimo Giuntini // Massimo Giuntini, Raffaello Simeoni // Piero Lanini, Sole Feltrinelli, Vieri Bugli, Leonardo Bondi, Massimo Giuntini, Simon Chiappelli, Mauro Baldini, Edoardo Maugliani

Un uomo nato nel posto sbagliato o un pezzo d'Irlanda nell'appennino tosco-emiliano?

x Mario Biserni (no ©)

Massimo Giuntini è uno dei più grandi esperti di musica tradizionale irlandese, e non solo in relazione al territorio italiano, ed è anche uno dei più validi strumentisti in fatto di uilleann pipes. Punti forti della sua attività, quanto a popolarità, sono la lunga militanza nel novero degli arcinoti Modena City Ramblers e quella attuale nei Whisky Trail (questi ultimi dovrebbero essere il più longevo gruppo italiano dedito al folk irlandese).
Se fosse nato e vivesse in Irlanda sarebbe senza dubbio una star nei numerosi festival estivi che costellano la verde isola. Purtroppo alle pendici del Falterona, dove oggi vive il Giuntini, la festa più vicina all’Irlanda è qualche sagra del Tortello, per via delle patate che fanno da materia base nell’impasto, mentre le musiche più vicine al folk che vengono suonate in tali sagre assomigliano al liscio romagnolo come una goccia d’acqua alla sua goccia gemella.
Il Casentino, tale il luogo in cui anch’io sopravvivo, è un ambiente particolare, bellissimo e detestabile allo stesso tempo, che vi voglio descrivere tramite le parole di Bob Corn, che riporto con una certa approssimazione: «Ho sempre girato molto per suonare ma non sono mai andato in un posto con lo scopo di fare una vacanza. Se un giorno dovessi farlo questo [Nda: il Casentino] è uno dei due o tre posti in cui andrei, perché si tratta di un posto dove non può succedere di transitarci, di capitarci per caso, ma si tratta di un posto nel quale ci arrivi solo se vuoi andarci espressamente…». Mi sembra abbastanza chiaro. Pau dei Negrita, che pure vive in Casentino, rincara la dose: «… dal punto di vista culturale e aggregativo la vallata non offre assolutamente nulla. Il fine settimana per trovare qualcosa di interessante devi obbligatoriamente espatriare verso Arezzo, Firenze o la Romagna…» [da una mia intervista pubblicata nel # 50 della rivista “Casentino Più”].
Nonostante ciò il Giuntini riesce a sopravvivere, musicalmente parlando, e ha impiantato anche un suo studio di registrazione, dalle cui viscere provengono la massima parte dei materiali che vi propongo in questa recensione.
Il più recente dei tre dischi è un lavoro strumentale in solitudine, particolarmente ligio alla tradizione irlandese, nel quale l'autore suona uillean pipes, bouzouki, low whistle…. Questo è sicuramente il CD da ascoltare per chi vuole conoscere appieno la raffinata poetica del Giuntini e il suo competente approccio a una materia sonora che, per tradizione, gli è estranea. Lo standard complessivo di “Promises” è molto elevato, con l’unica eccezione rappresentata dai ritmi programmati (ma sono certo che gli amanti del genere non si lasceranno scoraggiare da un particolare così poco significativo nell'economia dell'insieme), e il disco mantiene quanto viene avanzato nel titolo, risultando oltretutto efficace sia all’ascolto individuale (in casa o in auto) sia all’ascolto collettivo e festaiolo.
La musica cambia in “Terre in vista”, realizzato a quattro mani con il reatino Raffaello Simeoni, altro grande esperto di tradizioni popolari, e registrato facendo spola fra Ortignano e Rieti. Solo due sono i brani strumentali, Noshitza e Serenatina, e sono quelli che più si avvicinano all'insieme di “Promises”, mentre negli altri otto è preponderante l'influenza delle tradizioni popolari mediterranee, complice chiaramente la presenza di Simeoni con la sua impostazione e il suo bagaglio artistico e strumentale (con saz, marranzanu, launeddas, ciaramella, piva, tiple, hulusi, gralla...). Siamo quindi ben in linea con quella tradizione, e forse ancor più correttamente rapportati alla stessa, a suo tempo già vagliata da artisti come l'ultimo De André, il Canzoniere del Lazio e Jane Sorrenti.
Il terzo CD è, probabilmente, il più particolare del lotto. Piero Lanini, poeta-cantastorie casentinese, ha ripreso alcuni testi di un suo antesignano, il muratore Jacopo Bordoni vissuto a cavallo fra '800 e '900, e sotto la direzione artistica di Massimo Giuntini li ha adattati e musicati. Il Lanini si rifà a quella tradizione cantautorale così ben radicata che ha avuto come massimi portavoce i Vecchioni, i De André e i Guccini, e soprattutto l'ultimo viene spesso evocato sia nella metrica sia nel gusto tardo-ottocentesco dei termini utilizzati. D'altronde il Bordoni è vissuto nella stessa epoca in cui la rivoluzione industriale, e con essa La locomotiva, stavano facendo il botto. Registrato negli studi del Giuntini, che suona praticamente in tutti i brani meno uno, il disco vede la partecipazione di alcuni ottimi strumentisti che gravitano in Casentino o che abitualmente collaborano con il Lanini (all'interno del trio Fontebranda). Piace in modo particolare l’uso della fisarmonica, suonata da Sole Feltrinelli, in quanto è il tipico strumento che allietava le feste popolari nell’Appennino Tosco-Romagnolo. L'incontro fra la vena mesta di Piero Lanini e quella più brillante e aggressiva di Massimo Giuntini, rispettivamente pietra focaia e acciarino, è comunque in grado di per se a far scoppiare la scintilla magica. I brani più d'impatto, all'interno di una livellazione comunque alta, sono Maggiolata, macchiata dal trombone di Simon Chiappelli, Il fico di Buffon, baccanale da bettola per perditempo alticci, Vendemmia, una cantata a cappella che si rifà al tradizionale canto in ottava rima, e soprattutto Differenza d’idee, che nel suo sviscerare l’atteggiamento di differenti soggetti sociali davanti allo stesso evento ricorda la deandreana Via della croce. Da non dimenticare, infine, le atmosfere più spigliate di Sopra un tumulo che, nel suo narrare gli ineluttabili cicli della vita, può ricordare vecchie pagine della canzone italiana come È dall’amore che nasce l’uomo e Per fare un uomo. Bella e particolarmente curata la confezione approntata da Radici Music.


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Data Recensione: 19/7/2014
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