`Zodiaco Elettrico – Aidoru performs Karlheinz Stockhausen’s Tierkreis´

Autore disco:

Aidoru

Etichetta:

Interno 4 Records / NdA Press (I)

Link:

www.ndanet.it

Formato:

CD + Libro

Anno di Pubblicazione:

2012

Titoli:

1) Capricorn 2) Aquarius 3) Pisces 4) Aries 5) Taurus 6) Gemini 7) Cancer 8) Leo 9) Virgo 10) Libra 11) Scorpio 12) Sagittarius 13) Capricorn

Durata:

38:11 + 64 pag

Con:

Dario Giovannini, Diego Sapignoli, Mirko Abbondanza, Michele Bertoni

assalto alla fortezza

x Cornelio Ghinea (no ©)

Quando seppi che gli Aidoru avevano reinterpretato Stockhausen, lo confesso, mi si rizzarono i sette capelli che conservo.
Il fatto era che:
dapprima mi si ripresentarono alla memoria quelle nefandezze portate a termine negli anni ’70 da gruppi come EL&P, Yes e compagnia bella;
poi mi ricordai di un concerto nel quale il gruppo cesenate si pavoneggiava con sonorità molto progressive;
infine pensai al precedente disco dei quattro, “Songs Canzoni – Landscapes Paesaggi”, che non mi aveva affatto convinto.
E 1 + 1 + 1 fa indubbiamente 3.
Comunque alla fine la curiosità ha battuto il pregiudizio e ho deciso di ascoltare “Zodiaco Elettrico”.
Saggia decisione, dal momento che si tratta di un disco veramente degno di nota.
Il fatto è che:
negli ultimi quarat’anni il rapporto fra musica classica e musica popolare è decisamente cambiato in favore di quest’ultima;
la storia degli Aidoru - evoluzione dei punkisti Konfettura - è, ovviamente, ben diversa da quella di Emerson, Wakeman e Anderson vari;
Stockhausen, fra i compositori di tradizione classica, è uno di quelli che più s’è lasciato influenzare dalle musiche popolari;
i Tierkreis (Zodiaco) sono, infine, quanto di più lontano può esserci dalla musica classica comunemente intesa.
Nella loro forma originaria i dodici frammenti detti Zodiaci erano praticamente uno scherzo, seppure maledettamente serio, corollario alla composizione Musik im bauch (Musica nella pancia) destinata all’esecuzione dell’ensemble Les Percussions de Strasbourg e di alcuni carillon fatti costruire appositamente in Svizzera dal compositore tedesco. La composizione venne pubblicata nel 1977 in un vinile della Deutsche Grammophon dove, nel lato B del disco, vennero sistemati anche i Tierkreis, dodici melodie tratte dalla composizione principale, dedicate ai segni zodiacali, e affidate ai soli carillon.
In seguito le dodici miniature, in parte o totalmente, hanno avuto numerose interpretazioni per singolo strumento o per ensemble di varie dimensioni, con o senza utilizzo di elettronica e/o di voce umana. Ma questo è un altro discorso.
A noi interessa l’anno zero e l’operazione fatta dagli Aidoru che, più che interpretare, riscrivono le pagine stockhauseniane.
Le differenze più evidenti rispetto alla versione originale, palesi ancor prima di ascoltare il disco, riguardano la dilatazione dei tempi, 38 minuti contro i 20 dell’opera prima, e il sospetto che gli Aidoru abbiano pensato anche in termini di disco laddove il compositore tedesco aveva pensato soprattutto in termini di composizione. Quest’ultima considerazione m’è suggerita dal fatto che l’ultimo frammento di “Tierkreis” (Capricorn) è qui frammentato in due parti e proposto sia all’inizio sia in chiusura (come reprise), come a dare un più compiuto senso ciclico all’insieme o a riproporre un vezzo piuttosto diffuso nei dischi del tempo che fu.
L’ascolto, oltre a confermare le prime impressioni, parla di un’operazione praticamente opposta rispetto a quella compiuta anni addietro dai più rinomati progressivisti: laddove questi ultimi si ponevano l’obiettivo di ‘elevare’ il rock al rango della musica classica, gli Aidoru lavorano il materiale accademico allo scopo di renderlo rock.
Ecco quindi altre differenze, a distanziare i due “Zodiaci”, come il fatto che in Stockhausen erano materiale programmato mentre negli Aidoru sono essenzialmente suonati, umanizzati, e affrontati da una classicissima formazione rock (due chitarre elettriche, una chitarra basso e una batteria... sbaglio o i Beatles erano tali?), che comunque non si chiude in se stessa e all’occasione sa cambiare gli strumenti utilizzati oltreché, in un caso, anche la formula (il trio di Virgo).
Non è tutto qui, che del rock questi Aidoru si portano dietro tutto un bagaglio, elettricità in primis, fatto di cambi di ritmo, di volume, di umore… e anche una serie di possibili citazioni (dal fischio morriconiano all’elettrica hendrixiana). Comunque il loro rimane un rock di frontiera, che sa spingersi verso il jazz, verso l’elettroacustica e verso altri ambiti sperimentali.
In questi ‘zodiaci’ elettrificati lo scenario è più suggestivo e concretamente aderente alla realtà, rispetti al ciclo per carillon, anche se a proposito dell’aderenza o meno al simbolismo dei segni preferisco non esprimermi per passare il quesito alla fantasia degli astrologhi.


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Data Recensione: 30/3/2014
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