`La fisica delle nuvole´

Autore disco:

Deadburger Factory

Etichetta:

Snowdonia /Goodfellas (I)

Link:

www.snowdonia.it
www.goodfellas.it/

Formato:

3 CD

Anno di Pubblicazione:

2013

Titoli:

Puro Nylon (100%): 1) 1940 / Madre 2) Variazioni su un campione di Erik Satie # 1: Re 3) Variazioni su un campione di Erik Satie # 2/3: L’inganno / Il poeta 4) Oltre 5) Obsoleto Blues 6) Variazioni su un campione di Erik Satie # 4: Ciò che la pelle spiega 7) In ogni dove 8) Ancora più oltre // Microonde / Vibroplettri: 1) La mia vita dentro il forno a microonde 2) Strategia del topo 3) Magnetron 4) Micronauta / 1) Il dentista di Tangeri 2) Cuore di rana 3) Dr Quatermass, I Presume 4) Arando i campi di vetro // La fisica delle nuvole: 1) La fisica delle nuvole 2) Amber 3) Bruciando il piccolo padre 4) Cose che si rompono 5) Wormhole 6) Il mare è scomparso 7) Deposito 8) C’è ancora vita su Marte (include: Starburger)

Durata:

33:19 / 28:32 / 37:37

Con:

Tony Vivona, Vittorio Nistri, Simone Tilli, Pino Gulli, Alessandro Casini, Ivan Broccardo, Giovanni Prosdocimi, Irene Orrigo, Odette di Maio, Paolo Ciotti, Giulia Nuti, Viola Mattioni, Enrico Gabrielli, Giorgio Saviane, Marinella Ollino (Lalli), Jamie Marie Lazzara, Simone Petri, Carlo Sciannameo, Mario Fani, Emanuele Fiordellisi, Enzo Scalzi, Nicola Vernuccio, Nicola Cellai // Vittorio Nistri / Alessandro Casini // Vittorio Nistri, Simone Tilli, Pino Gulli, Alessandro Casini, Irene Orrigo, Giulia Nuti, Massimo Giannini, Carlo Sciannameo, Enrico Gabrielli, Paolo Benvegnù, Emanuele Fiordellisi, Giulia Sarno, Marina Mulopulos

curioso e di buona fattura

x Primo De Quattro (no ©)

Se ben ricordo fui fra coloro che recensirono il primo disco dei toscani Deadburger, e sempre se ben ricordo la mia recensione non fu positiva al 100%, cosicché dopo averli persi di vista faccio fatica a riconoscerli in questa entità mutante. C'è da dire, a mia discolpa, che n'è passato di tempo e mentre io sono stato retrocesso da un'attività 'professionista' a un'attività dilettantistica loro, viceversa, sono passati a una dimensione professionale.
Ho comunque l'impressione che questo sia il loro lavoro più rappresentativo, proprio perché non si tratta di un lavoro del gruppo, neppure inteso come ensemble aperto, ma dell'opera di un'entità indefinibile nella sua fisionomia ma ben precisa e ben identificabile in una sua filosofia cyber. È un'entità, quella dei Deadbuger, piena di guglie e cavità virtuali che lacerano, le prime, e si riempiono, le seconde, a seconda dei movimenti ondosi delle maree. E, così come le copertine di questo cofanetto triplo, i Deadburger possono collidere a formare un'unica entità o possono separarsi fino a dar vita a entità fuggevoli e contrastanti.
Quello che meno mi convinceva nel loro primo disco, se ben ricordo, era essenzialmente l'utilizzo della voce. Oggi il problema non si pone perché non c'è voce, intesa come una, ma ci sono più voci che si intrecciano recitanti, in avvincenti opere di reading poetico, di teatro o cinematografia senza immagini, o in quelli che in passato venivano definiti come “radiodrammi”. Concomitano musiche dal piglio tipicizzante della colonna sonora.
Inizio dal secondo disco, che mi pare il meno convincente, un disco esclusivamente strumentale e diviso in due parti, appannaggio di Vittorio Nistri e Alessandro Casini, manipolatore elettronico il primo e chitarrista il secondo, iniziatori dell’entità Deadburger e della quale rappresentano da sempre anima e nocciolo. Si tratta di due lavori realizzati utilizzando oggetti domestici di uso più o meno comune, e il giochino riesce abbastanza tenendo conto che nel settore ne abbiamo viste di cotte e di crude.
Inutile precisare a chi dei due vanno ascritti l’uno o l’altro mezzo CD (“Microonde” e “Vibroplettri”), bene invece soffermarsi sui caratteri elettronico del primo e rock del secondo. La mia vita dentro il forno a microonde sembra puro noise elettronico, Strategia del topo è sostenuta da ritmi tribali che fanno pensare a certe derive industrial (Test Dept e dintorni), Magnetron è roba da DJ in acido e Micronauta, infine, sposta le lancette in orari dark ambient.
“Vibroplettri” inizia con l’ottima prestazione di Il dentista di Tangeri, fra arpeggi da spaghetti western ed effetti belew-frippettonici, e termina con la tiritera ripetitiva di Arando i campi di vetro. In mezzo archetipi di metal sperimentale (Cuore di rana) e di funkadelia frantumata (Dr Quatermass, I Presume).
“Puro Nylon (100%)”, il primo dei tre CD, è basato su un vecchio lavoro di Tony Vivona, artista multimediale, discografico (con la Micropop) e animatore della storica associazione culturale “Urto” (credo non esista più), che da sempre è culo e camicia con i Deadburger. I testi uscirono originariamente in un volumetto di poesie (che custodisco come oro), pubblicato proprio per l’associazione circa 16 anni addietro, ed ebbero a suo tempo uno strascico di letture pubbliche accompagnate con musiche composte ed eseguite dalla coppia Nistri & Casini. La cosa non conobbe un ulteriore seguito e solo oggi si arriva a una pubblicazione nella quale i materiali sonori originari vengono logicamente corretti e rivisti. Si tratta di una serie di scritture, con riferimenti alla musica classica (vedi soprattutto le variazioni su Satie), rock e jazz, adattate perfettamente alle parti testuali, e con la presenza di ben sette voci recitanti, dove la strumentazione, oltre al più prevedibile armamentario rock e/o elettronico, è infiltrata da vari strumenti a fiato e, soprattutto, ad arco.
Più caustico mi sembra essere “La fisica delle nuvole”, dove viene ripreso un più recente spettacolo musical-teatrale portato su alcuni palchi da una delle entità Deadburger (lo spettacolo si intitolava “Post-Atomic Cafè”). La natura rock è più evidente sia nella formazione, comunque a fisarmonica, sia nella struttura dei brani che rispetta di più la forma canzone. È possibile ancora sentire qualche riferimento allo spaghetti western, in alcuni momenti si potrebbe stendere un parallelo con i più classici Wall Of Voodoo, seppure non manchino inserimenti alieni, soprattutto di marca jazzistica. Ma anche la tradizione classica viene a tratti tirata in ballo, complici soprattutto la viola di Giulia Nuti e il flauto (magico) di Irene Orrigo, come nell’ottimo brano d’apertura, dove le splendido testo, splendidamente recitato, è liberamente tratto dall'opera di Kurt Vonnegut Jr. Se le musiche rispondono spesso a una scrittura collettiva, i testi sono essenzialmente di Nistri (con lo sporadico aiuto di Benvegnù in Cose che si rompono) e vengono cantati da Simone Tilli in maniera impeccabile, con la voce che si adatta docilmente al senso delle parole e alla struttura delle canzoni, facendo anche pensare a modelli celebri (David Bowie / Iggy in Amber, Lou Reed / Fausto Rossi in Wormhole, Captain Beefheart / Tom Waits in Il mare è scomparso….).
Insomma, come appare evidente, ce n’è di carne al fuoco in questo “La fisica delle nuvole” e si tratta quasi sempre di carne di primo taglio, anche se qualche secondo o terzo taglio è inevitabile in tanto materiale (quasi 100 minuti di musica).... Solo i Guns N’ Roses, stando a quanto scrisse un noto critico italiano, sono riusciti a comporre un’opera davvero mastodontica senza che ci fosse dentro una sola nota meno che indispensabile (recensione su Rumore a “Use Your Illusion I” e “II”). I Deadburger non stanno su quegli ‘irraggiungibili’ livelli ma, comunque, materiali veramente di scarto non ne hanno.


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Data Recensione: 14/5/2014
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