`Endimione´ // `Bunga Bunga´ // `Non vogliamo un paradiso´

Autore disco:

?Alos & Xabier Iriondo // Oleo Strut // Oleo Strut

Etichetta:

Brigadisco (I) // Suara, Komma Null, Phonometak (I / F) // Suara, Komma Null (F)

Link:

www.brigadisco.it
kommanull.tumblr.com
ravishardja.blogspot.it
www.soundmetak.com/soundmetak/phonometak.htm

Formato:

LP // LP // EP

Anno di Pubblicazione:

2012 // 2012 // 2013

Titoli:

1) Georges Gabory 2) Robert Mortier 3) Marguerite Jamois 4) Florent Fels 5) Simone Dulac 6) Genica Atanasiou 7) Charles Dullin 8) Cruel Restaurant // 1) Bunga 2) Bunga Bunga // 1) Des règlements d’essence 2) Argilla petto appassionato 3) Miamismo 4) Volcanterre 5) Mais tout est jaune 6) La galleria dell’ignoranza 7) Olio di strutto 8) Le ballon entièrement dilaté par l'accroissement de la température

Durata:

30, 42 e 21 minuti ca.

Con:

Xabier Iriondo, Stefania Pedretti // Xavier Roux, Roberto Bertacchini, Mattia Coletti, Jérôme Florenville, Xabier Iriondo, Nicolas Marmin // Xavier Roux, Roberto Bertacchini, Jérôme Florenville, Xabier Iriondo, Nicolas Marmin

parole e pensieri

di Fragolona Da Todi (no ©)

È utile una ‘recensione’ fatta a distanza di mesi da quando il prodotto, nel nostro caso il disco, ha ‘invaso’ il mercato? Questo tema è di essenziale importanza, soprattutto in tempi di crisi e finanche di fame, tanto che è argomento di discussione fin dai tempi dell’antica Roma (il mondo serio, duce docet, è iniziato da lì…). Nella Grecia, senza andare troppo indietro, non conoscevano infatti la ‘recensione’, e allora guardate un po’ che fine hanno fatto i greci….
La mia opinione è che…. ma iniziamo daccapo, esistono 3 tipi di recensione: quella fatta ancor prima che il prodotto invada il mercato, quella fatta in contemporanea e quella fatta in ritardo più o meno grave.
Il primo tipo di recensione non serve tanto al prodotto quanto al recensore (o a chi per lui), che può farsi bravo per essere arrivato uno, poco importa se quando poi il prodotto viene finalmente distribuito nessuno se ne ricorda e nessuno lo compra. Questo tipi di recensione, inoltre, viene spesso fatta su copie pressate anzitempo, che non sempre corrispondono a quella che sarà poi l’edizione definitiva, quando non su semplici flyer pre-release. Personalmente ho piene le mie liste d’acquisto di dischi recensiti in anteprima che non ho mai comprato, quando non di dischi recensiti in anteprima e poi addirittura mai realizzati.
La recensione che esce in contemporanea con il prodotto, difficilissima da realizzare, è sicuramente l’ottimale: leggi la recensione, ti fai un appunto, vai al negozio sotto casa (o a quello virtuale che hai in casa) e fai l’acquisto. L’unico problema sta nel fatto che una recensione così tempestiva non può essere meditata, e penso solo ai discacci che ho dovuto restituire perché comprati su consiglio di una recensione affrettata (voglio sperare non ci fosse anche la malafede).
La recensione fatta in ritardo è indubbiamente più meditata, quindi più affidabile (sempre sperando nella buonafede) e ha il lodevole scopo di riportare l’attenzione su dischi rimasti ancora in parte invenduti.
Quest’ultima dovrebbe essere la situazione di “Endimione”, nel sito dell’etichetta è infatti ancora disponibile, e a circa un anno di distanza dalla sua uscita questo sembra un autentico paradosso. Se il mondo girasse per il verso giusto un robo come questo dovrebbe passare direttamente dalla pressa alle mani dell’acquirente, senza neppure vedere l’ombra delle scaffalature. Questo è un disco che doveva andar via come le briosce a colazione, e il giorno dopo la sua uscita avrebbe dovuto già essere esaurito. Tanto più che protagonisti sono due personaggi, non dico amati, ma sicuramente seguiti da un pubblico piuttosto consistente. Ma è inutile piangere sul latte versato, d’altronde se il mondo girasse per il verso giusto non ci sarebbero le disgrazie, le guerre, la fame, la miseria, le ingiustizie… e fuori dalla mia porta di casa ci sarebbe una fila di belle donne smaniose di fare sesso con me. Ma il mondo non gira affatto per il verso giusto, o forse hanno influito proprio alcune di quelle recensioni affrettate che hanno bollato il disco come molto sperimentale ed ostico. Sacripante!!!!! A chi può fare effetto il cantato stregonesco-diabolico di Stefania Pedretti dopo 45 anni di Yoko Ono, 30 e passa di Haino Keiji, e dopo che i suoni cavernosi delle litanie sciamaniche sono diventati di casa anche nei nostri salottini? Certo, una mia amica che compra due dischi per anno (Sade e Meshell che, senza offesa, piacciono pure a me!) mi ha chiesto: «che roba è questa… fa paura!?!!». Ma credo che quello che legge riviste o webzine di musica sia un pubblico più consumato rispetto al compratore occasionale di dischi. Fatto sta che “Endimione” è ancora disponibile, anche senza fare alcun salto mortale, ed è pronto ad invadere non tanto il mercato, non credo ne siano state pressate innumerevoli copie, quanto le vostre case con la sua forza travolgente. Basterà infatti che gli appassionati di rock ascoltino i brani che aprono i due lati, una cavalcata urbana alla Suicide (poi duplicata in Charles Dullin) e un blues sporchissimo per causa degli stessi detriti creati dalla giungla metropolitana, e il disco, che oltretutto è in vinile trasparente ed è racchiuso in una splendida confezione con addirittura due buste rigide, gli si attaccherà alle dita come un francobollo alla busta da lettere.
La stessa ?Alos si concede a momenti recitativi più sensuali che selvaggi o, è il caso di Marguerite Jamois, a Oṃ che dilazionano all’infinito una plausibile esplosione.
Da parte di Iriondo, poi, c’è quasi gioiosità infantile quando parmegianeggia con i suoi 78 rpm (Genica Atanasiou e Cruel Restaurant). Il fatto che “Endimione” sia un tributo ai “Madrigali” di Antonin Artaud è a questo punto una questione marginale, se pure da sottolineare.
Ai vecchi tempi, davanti a un robo simile, avrei parlato di capolavoro, ma oggi sappiamo che i capolavori non esistono e mi devo adattare a parlarne come di un lavoro imprescindibile.

“Bunga Bunga”, come vedete dai “Madrigali” di Artaud” si passa a quelli del cavaliere, è a parer mio molto più ostico di “Endimione”. È musica espansa, quella del collettivo italo-francese, dove l’idea del montaggio (reale o fittizio che sia) fa pensare a Zappa o ai primi Faust, e comunque all’improvvisazione elettroacustica più informale. L’idea è quella di un’unica lunga improvvisazione, dove Bunga e Bunga Bunga sembrano stare più ad indicare il lato 1 e il lato 2 che non rappresentare i titoli dei brani.
Gli Oleo Strut sono un progetto tipicamente ‘parassitario’, che vive cioè sulla pelle di realtà più affermate, un contenitore aperto che ruota intorno a Xabier Iriondo, Ravi Shardja (Xavier Roux), Jérôme Florenville e AKA_Bondage (Nicolas Marmin), quali componenti presenti in tutto l’iter finora seguito dal collettivo, ma che ha visto avvicendarsi nelle singole circostanze altri musicisti fra i quali Alessandro Stefana, Mattia Coletti e Roberto Bertacchini.
La prima apparizione discografica degli Oleo Strut risale al 2006, e precisamente a un tre pollici licenziato dalla Wallace all’interno della “WallaceMailSeries”. Come potete ben vedere sono serviti ben sei anni per dare un seguito a quella prima avvisaglia.
La dedica di questi ‘barrettini’, pony in miniatura ma ben più lucidi del cavallo originale, non ha portato certo fortuna al cavaliere che, unico italiano a rifiutare un provvidenziale pensionamento, è stato forzatamente dimesso (fortuna sua che non c’è stata una guerra di mezzo altrimenti avrebbe sicuramente seguito il percorso del duce).
«Mors tua vita mea», dicevano i soliti romani (ma quante ne hanno dette e/o fatte ‘sti buzzurri), e lo stesso possono dire Iriondo & Co che, a distanza di un solo anno dal “Bunga Bunga”, non solo non vengono dimissionati, ma se ne escono addirittura con un provvidenziale EP pubblicato su vinile in un 10 pollici (provvidenziale anche per me, che in tal modo mi trovo a recensire materiale uscito più di recente).
La solita musica espansa, le solita idea di fluido ininterrotto, che però trova una parziale sistemazione nella suddivisione in 7 brani. Prendo spunto da uno di questi che gioca con una traduzione, in italiano benigniolo, del nome Oleo Strut ed esattamente Olio di strutto (oleo strut in realtà si traduce con ‘oleo puntone’ e si tratta di un sistema d’ammortizzazione per mezzi pesanti, roba tipo treni o aerei…). Bene…. invece di ‘olio di strutto’ avrebbero dovuto scrivere ‘olio distrutto’, tanta è la loro capacità di triturare la materia per rilegarla poi attraverso prestigiosi giochi di surrealistica provenienza (avete presente il ‘cadavre exquisi’). In poche parole gli Oleo Strut confermano le prestazioni precedenti, addirittura le migliorano, e non è detto che non possano trasformarsi da progetto parassita in progetto parassitato. Splendida la confezione che, essendo le copie dipinte una ad una, è fortunatamente in edizione limitata alle 200 copie.


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Data Recensione: 15/7/2014
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