`L’ultimo re´ // `Live at Arci Blob´

Autore disco:

Ronin

Etichetta:

Ghost (I) // Arci Blob (I)

Link:

www.myspace.com/ronintheband
www.arciblob.it/

Formato:

CD // concerto

Anno di Pubblicazione:

2009

Titoli:

1) L'Ultimo Re 2) Fuga Del Prete 3) Meandro 4) Lo Spettro 5) Tre Miniature 6) Bleedingrim 7) Venga La Guerra 8) Morte Del Prete 9) Morte Del Re // brani vari

Durata:

42:01 // 45:00 circa

Con:

Bruno Dorella, Nicola Ratti, Chet Martino, Enzo Rotondaro, Nicola Manzan, Giordano geroni, Ivan A. Rossi // Bruno Dorella, Nicola Ratti, Chet Martino, Enzo Rotondaro

molto più di un semplice disco // meglio di un film

x Daniele Guasco // Matteo Uggeri

Partendo dal motto anarchico «con le budella dell’ultimo prete impiccheremo l’ultimo re», i Ronin realizzano il disco che meglio rappresenta l’idea stessa che sta alla base del gruppo capitanato da Bruno Dorella: comporre colonne sonore per film immaginari.
La forza di questo album sta infatti nella sua unitarietà, nella capacità di mantenere una determinata atmosfera in tutti i brani senza rinunciare alla versatilità, che porta così questo disco al suo obbiettivo, ossia quello di dare attraverso la musica delle vere e proprie sequenze all’ascoltatore, emozioni che portano a immagini, suoni polverosi, attimi di pausa evocativi e feroci cavalcate piene di azione, che partendo dalle note delle canzoni portano a immaginare davvero come potrebbe essere un eventuale film. Per fare questo i Ronin fanno tesoro di quanto proposto con i loro lavori precedenti (tanto da riprendere e rielaborare anche alcuni vecchi temi in Tre miniature) arrivando a un disco puramente concettuale e felicemente entusiasmante.
Staccandosi dall’etichetta 'morriconiana' (pur preservandone alcune ottime caratteristiche) il gruppo compone un album altamente democratico, che lascia libera la fantasia dell’ascoltatore di viaggiare sulla musica dando solo un incipit, una spinta, e un’ambientazione (facile collocare il tutto in un paesaggio arso, degno del miglior Peckinpah), senza però dare catene temporali e spaziali alla narrazione, perché in questo caso di vera e propria narrazione si tratta.
“L’ultimo re” è quindi un disco emozionante, coinvolgente grazie tanto alle musiche strumentali rapide e precise o a riflessivi momenti quasi post-rock quanto alla rara capacità di mettere in moto la fantasia di chi ascolta, capacità che fin troppo spesso si dimentica nella musica recente, e non solo.

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È la prima data di un lungo e frammentato tour italiano questa che i Ronin hanno presentato in gran segreto all’Arci Blob di Arcore, con tanto di un certo timore che da un vecchio lupo di palco come Dorella non ci saremmo aspettati. Il concerto, incentrato tutto sui brani del nuovo disco, suonato praticamente in toto, scorre liscio e tranquillo a dispetto del fatto i quattro abbiano provato pochissimo e si siano ritrovati dopo mesi di lontananza. Incuriosisce dunque soprattutto la presenza di Nicola Ratti, che con Chet Martino formava il compianto duo power-core Pin Pin Sugar e che ora si dedica a tutt’altre e più tranquille musiche: il suo apporto ai brani aggiunge quel livello di arrangiamento chitarristico che arricchisce senza appesantire il suono che già era stato grande in “Lemming”. Ottimo concerto davvero, con un finale molto post rock che farebbe la gioia di fan dei Godspeed You! Black Emperor per le sue bordate in crescendo chitarristico. Trattasi dell’unica cosa che non si ritrova all’interno del disco, dove ad atmosfere piuttosto rarefatte, rallentate, morriconiane, si susseguono momenti western o perfino garage, in uno stile che ricorda gruppi come Centurians o addirittura i Man Or Astro-Man?, senza lasciare da parte il folk di quel Pascal Comelade che tanto piace a Bruno (e a noi). Qualcosa di spettacolare dunque, una varietà che era sconosciuta ai dischi precedenti e che soddisferà molti ascoltatori. Ha l’aria di essere un lavoro più corale dei precedenti, con i quattro che contribuiscono alla perfetta riuscita del lavoro in maniera assai bilanciata e costante. E dove non arrivano i quattro, ci sono gli arrangiamenti dei collaboratori agli archi, al basso tuba, all’organo ed ai field recordings.
In più, nota di merito per il bellissimo packaging in cartoncino digipak con illustrazioni di Ango the Meek dead. Varrebbe da solo l’acquisto del disco.


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Data Recensione: 5/6/2010
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 Archivio dell'anno 2010 ...

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`Twig and Twine´  

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`La musica rock-progressiva europea´  

`La Vergine e la Rivoluzione´  

`da nessuna parte´  

`L’ultimo re´ // `Live at Arci Blob´  

`Distances´  

`ん´  

`Protoplasmic´  

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`We’ve tried nothing and we’re all out of ideas´  

`Il fuoco´  

`24/01/2010´  

`Rrrruuuunnnniiii´  

`The carpenter´  

`Populargames´  

`Helen Money´ // `In Tune´  

`Holy Broken´  

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`Ovations´  

`Rid the Tree of its Rain´  

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`E’ltica, Sermony Your Nihilism´  

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`From The Wooden Floor´  

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`Durée´  

`Volume 3 - r.u.g.h.e.´ // `Volume 4 – Onde´ // `Volume 5 - Demon Cycle, 1-9´  

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`Tempesta di fiori´  

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`Sold Out! (25 Soundtracks)´  

`Chicken Feet (Live at the Bimhuis)´  

`Never Pet A Burning Dog´  

`Low Sun / High Moon´  

`Phonometak #7´  

`Tube Overtures´  

`Music in Four Movements´  

`The City Of Simulation [14 audio-visual poems]´  

`Waiting For The Darkness´  

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