`Populargames´

Autore disco:

Max Fuschetto

Etichetta:

Hanagoorimusic (I)

Link:

www.hanagoorimusic.com
www.myspace.com/maxfuschetto

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2009

Titoli:

1) A sud delle nuvole 2) Yee Moon Ye Lo 3) Ye Moon Ye Lo Reprise 4) Valle valle 5) Fase rem 6) Bianco su nero 7) Portami con te 8) Canzone del nord 9) Beat Of Blue 10) Harsh Voices 11) Salterello 12) Bill’s Mood

Durata:

43:47

Con:

Max Fuschetto, Daniele Brenca, Giulio Costanzo, Salvatore Cuccaro, Pasquale Capobianco, Elena Del Grosso, Girolamo De Simone, Maurizio Ferrara, Luca Incoronato, Silvano Maria Fusco, Vittorio Fusco, Franco Mauriello, Pericle Odierna, Antonella Pelilli, Daniela Polito, Irvin Luca Vairetti

Campania, pianeta globale

x e. g. (no ©)

Non so se il procedimento è corretto, ma mi viene spontaneo approcciare questo disco partendo da diversi punti d’osservazione, o meglio affrontandolo secondo livelli diversificati. Un primo livello è quello che ha campo base in una deliziosa copertina sospesa fra Art Nouveau e Art Déco, in quelle immagini un po’ bucoliche e in quei colori pastello (primaverili) che, nella loro leziosità, sembrano riflettere il contenuto del disco.
Un secondo livello si sviluppa a partire da quanto lo stesso autore dice nei frammenti di un diario di bordo riportati nel libretto. «Tutto è cominciato a fine novembre di due anni fa, avevo registrato in sala due brani: il primo, A sud delle nuvole, era un’idea di qualche anno prima, il secondo, dedicato a Bill Evans, l’avevo scritto e inciso senza il battesimo del pubblico. Erano due pezzi molto diversi tra loro, tanto che non potevano andare insieme, così avrei dovuto pensare a qualcosa da mettere in mezzo… fare un disco è un po’ come mettersi in una bolla di sapone per affrontare un viaggio nello spazio…». Ecco così spiegato l’arcano di certe incongruenze, di certe variazioni d’atmosfera forse troppo brusche da brano a brano, della disparità che esiste fra le tre voci utilizzate singolarmente in alcuni brani: Antonella Pelilli canta superbamente in lingua Arbëreshë (comunità di origini albanesi che vivono nell’Italia sud-insulare) nel tradizionale Valle valle e in Portami con te, Daniela Polito si esibisce in vocalizzi eterei in Fase rem (e non in Valle valle com’è erroneamente riportato nelle note), e il più terrigno Irvin Luca Vairetti (figlio di Lino Vairetti degli Osanna) in Harsh Voices, ben messo in evidenza dal sottofondo della marimbas e dai contrappunti del clarinetto basso.
E altrove sta scritto: «…ho deciso di coinvolgerlo nell’impresa col suo trombone (ndr: Salvatore Cuccaro); in Yee Moon Ye Lo ho bisogno di tutte le frequenze: è un pezzo così trasparente che senza l’ancora di uno strumento dalla voce profonda rischia di volarsene via…». Questa voglia di 'ancorare' sembra prevalere anche in altri pezzi, laddove io lascerei tutte le cose del mondo libere di volarsene via.
E poi c'è un terzo livello, basato su quello che viene detto nei frammenti di diario in modo non diretto. Ed ecco affermarsi così l'idea che "Populargames" è un lavoro in progress, nato per tappe e frammenti, un lavoro in cui si sono utilizzate le metodologie della musica concreta, cioè l'utilizzo di molte registrazioni effettuate in vari ambienti e in seguito montate a formare i vari affreschi sonori, e nel quale sono state utilizzate tecniche di montaggio contemporanee (computer) per dare vita ad una musica dai sapori antichi, nei quali si miscela colto e popolare, sia a livello di strutture (Happiness Is A Warm Gun dei Beatles fa da spunto a Beat Of Blue) sia a livello di strumentazione utilizzata. Perché quella di "Populargames" è, di fatto, una musica antica, che riflette gli echi di una Napoli (e di un Sud Italia) crocevia di culture mediterranee (e non solo). Quella Napoli che un tempo fu di Luciano Cilio, e la presenza di Girolamo De Simone è una buona linea di collegamento.
Altrove, sempre in un frammento del diario, l'autore scrive di stare leggendo "Kafka sulla spiaggia" di Murakami Haruki. Di "Populargames" posso dire le stesse cose che direi se dovessi recensire quel libro: onirico, suggestivo, ipnotico, raffinato, ma non privo di forzature e/o di momenti un po' grossolani. L’ho trovato comunque sempre interessante, se pure non sempre m’è piaciuto, e nei momenti migliori è davvero sublime.


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Data Recensione: 5/6/2010
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