`L'isola´

Autore disco:

Alda Teodorani / Le Forbici di Manitù / Emanuela Biancuzzi

Etichetta:

Snowdonia (I)

Link:

www.snowdonia.it

Formato:

Libro + CD

Anno di Pubblicazione:

2010

Titoli:

1) L'isola Dei Morti (Approdo) 2) Fame 3) L'albergo 4) La Galleria 5) Solo x 2 6) Dal Profondo (Strumentale) 7) Otello 8) L'isola Dei Morti (Battigia) 9) Dal Profondo 10) Nella Cantina 11) L'isola Dei Morti (Cordame) 12) Dementia 13) Il Tempo Dell'Obbedienza

Durata:

67:53

Con:

Vittore Baroni, Manitù Rossi, Daniele Carretti, Emanuela Biancuzzi, Alda Teodorani, Enrico Fontanelli, Elisa Landini, Gabriella Marconi, Sabrina Lodi, Teresa Zucchini

la via per la bellezza passa anche per l’angoscia

x Matteo Uggeri

Opera di certo piuttosto ambiziosa questo libro illustrato con CD, operazione forse non del tutto nuova, e che in tempi come questi di crisi dei supporti e di tanti discorsi su come rendere appetibile l’oggetto disco tramite il packaging o altri vezzi potrebbe suscitare sospetto di furbaggine.
Invece il fatto che dietro tutto questo ci sia un ‘gruppo’ (ma è forse riduttiva la definizione) come Le Forbici di Manitù che, non fosse solo per età anagrafica vanta un’esperienza non indifferente in questo campo, spazza via buona parte delle riserve da subito, anche perché nelle sue fila milita nientemeno che il critico musicale e soprattutto mail artist Vittore Baroni, che di oggetti musicali o artistici dalle forme più o meno bizzarre ne sa qualcosa.

Detto questo, al primo impatto colpisce positivamente la coerenza del progetto, qualcosa di più di un concept sull’isola: sia il libriccino con il racconto che le illustrazioni, così come i brani musicali, seguono una sequenzialità cronologica quasi severa, molto narrativa, sebbene le componenti evocative, più astratte, non manchino. Quindi sfogliare, leggere, ed intanto ascoltare, costituisce un’esperienza decisamente immersiva, coinvolgente. Ed estremamente angosciante. Come Baroni stesso afferma “Le Forbici non sono per tutti i gusti”, e questo lavoro lo conferma, poiché è in sostanza un viaggio nella paranoia più totale della Teodorani, che con le sue parole, scritte e anche da lei stessa pronunciate, anzi (ben) recitate in mezzo alla musica, ci conduce all’interno della mente della metà femminile di una coppia allo stremo della propria relazione, consumata in un rancore che si fa, pagina dopo pagina, immagine dopo immagine, brano dopo brano, sofferenza ed odio.
Ammetto che a tratti è perfino irritante la parossistica sofferenza delle protagonista, quello che racconta, le allusioni alle sevizie che ha subito e subisce, la malvagità del partner, il contorno d’altri personaggi malefici. Poi subentra un dubbio: che tutto questo sia nella mente della donna, che sia una sua invenzione, una paranoia, appunto, di quelle da vero ospedale psichiatrico. Allora a quel punto il racconto prende un’altra piega, peraltro ben sorretta dalle illustrazioni di Emanuela Biancuzzi, decisamente surreali (e con qualche connessione stilistica con Francesca Ghermandi), quasi ironiche nella loro attitudine vagamente gore.

In tutto questo la musica percorre strade a tratti lontane dal resto, con una vena malinconica molto più leggera di quanto ci si potrebbe aspettare (un sottofondo di rumorismi industrial, per intenderci). Quindi le volute decisamente wave di Solo x 2 portano in territori decisamente in odore di Cure o simili (per chi se li ricorda mi ricorda i misconosciuti marchigiani Baciami Bartali), e L’isola dei morti (battigia) con la sua chitarra flangerata e assorbita dai delay è veramente buona per chi della new wave più gotica e dark ha fatto una ragione di vita. In più spuntano ritmiche elettroniche di stampo EBM (non lontane dai primi Front 242) che forse – quelle sì – han davvero fatto un po’ il loro tempo, specialmente nella comunque interessante cover (se non sbaglio) dei Neon, Otello.
Altri episodi invece sono dei piccoli capolavori, soprattutto nella parte iniziale, con la superba L’albergo, che vede un basso lento e claudicante avanzare pesante su una ritmica stoppata ed un sottofondo di rumori (field recordings d’acqua tutt’altro che rassicuranti); su tutto un clarinetto interviene intelligente a svisare e dare a tratti un tocco jazz. In questa traccia si realizza anche al meglio l’abbinamento con il recitato della Teodorani, qui perfetta, su una parte del testo che ci risparmia le disturbanti scelleratezze sessual-carnivore del racconto.
Purtroppo negli ultimi brani l’ingombrante presenza di voci femminili, quelle di Elisa Landini, Gabriella Marconi, e Teresa Zucchini, con il loro cantato un po’ scontato e scomodamente melodico, rompe in parte l’incantesimo ottimamente costruito dalle Forbici fino a quel momento (ma forse sono io che, come sempre, ho delle difficoltà con le voci femminili).
Nel complesso comunque un’opera che merita davvero un ascolto, una lettura, una visione ed una critica attenta. Non può lasciare indifferenti, non può passare inosservata.


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Data Recensione: 25/11/2010
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