`Rid the Tree of its Rain´

Autore disco:

DoF

Etichetta:

Abandon Building (USA)

Link:

www.abandonbuilding.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2009

Titoli:

1) So much of it water 2) Pale from flickering 3) A thousand sharpened nails 4) A cluster of starlings 5) Rolling at our feet 6) Another shower fall 7) Three bodies

Durata:

26:03

Con:

Brian Hulick

la punta dell’iceberg di Abandon Building, un mondo musicale da scoprire

x Matteo Uggeri

Lo spirito della compianta Penguin café Orchestra sembra rivivere nell'attacco di So Much of It Water, apertura dell'ultimo EP dell'americano DoF. Per quel che ci riguarda ha quasi raggiunto la propria perfezione, abbandonando almeno in parte l'estrema scomposizione delle ritmiche che talvolta rendeva un po' ostici o perfino noiosi alcuni passaggi dei lavori precedenti. Quindi largo spazio a suoni acustici anche per le percussioni, che trasformano quelle che erano trite mazzate drill in stile Warp in tambureggiamenti dal sapore etnico, ma mai scontato. La formula resta in fondo quella dei lavori precedenti, con la chitarra acustica in primo piano, sempre arricchita di parecchie sovraincisioni, arpeggi, melodie e quant’altro, ma mai per puro virtuosismo. In più, pianoforte, melodica e tanti altri strumenti, comunque miscelati ed amalgamati con quel giusto tocco di elettronica. Di tanto in tanto fa capolino ora anche la voce, ad arricchire quel piglio pop che già in precedenza i pezzi possedevano.
Difficile identificare i brani migliori, dato che nei soli 26 minuti dell’EP DoF riesce comunque ad offrire una certa varietà di soluzioni. Gran finale con l’epica e brevissima (nessun brano va oltre i 4’ comunque) Three Bodies.

Strano che non la conosca nessuno, questa Abandon Building. Un vero peccato. Forse la ragione è spiegata dallo strano comportamento del suo titolare, Jason Corder, in arte anche conosciuto (pure su queste pagine) col moniked di Offthesky (ottimi i suoi lavori su The Land Of).
Personalmente io stesso ho vissuto una strana esperienza con questa etichetta: credo che per la maggior parte di voi i nomi di Set in Sand, Ghost And Tape, Low In The Sky, Back Ted N Ted… risulteranno sconosciuti. A essere sincero, fino a poco tempo fa non dicevano nulla manco a me.
Non è una novità per chi segue Sands-Zine e le bislacche scelte editoriali di Biserni e noi compagni. In questo caso ho dato la caccia ai dischi in questione (niente di così eccezionale, d’accordo, ma tutta roba valida) per più di un anno. Non che si tratti di materiale raro, anzi. Ma dopo aver scoperto per caso l'americano Brian Hulick, in arte DoF, grazie ad una gradevole compilation mp3 sulla netlabel Peppermill Records, cercai di documentarmi per scoprire poi che il tizio aveva alle spalle una già folta discografia, tutta su una a me sconosciuta etichetta americana: Abandon Building, appunto.
Ebbene, scrissi prima a Brian stesso che amavo la sua musica e volevo approfondirne la conoscenza, ma il ragazzo mi rimandò allegramente all'etichetta. Sul sito non trovai bottoncini Paypal o simili, quindi mi toccò usare la mail e rivolgermi all’anonimo contatto.
Nessuna risposta.
Riscrissi a Brian dicendogli che volevo solo comprare i suoi bei dischi, in qualunque modo. Nessuna risposta.
Passò un anno, e a fine 2009 il tizio di Abandon Buildings mi rispose, dicendo i dischi me li avrebbe mandati gratis, a fronte di un piccolo contributo per le spese di spedizione.
Gli mollai 25 dollari - con Paypal - ed ecco che mi arrivarono praticamente tutte le uscite del catalogo, di cui alcuni in doppia e tripla copia.
Quindi non seppi che fare: gli riscrissi ringraziandolo molto, e dicendogli che li avrei poi volentieri recensiti su queste pagine, se voleva.
Nessuna risposta. Ad oggi, a circa una ventina di mesi da quando gli scrissi la prima volta, e a tre dall’ultima, non ho più notizie.
Strani, gli americani.

E strana pure questa musica, che a dire il vero ha un suo preciso stile, nel senso che, con l'esclusione di due compilation (“Assemblage Sessions” 1 e 2), nelle quali fanno capolino anche nomi ben noti dell'elettronica 'moderna' (Minamo, il nostro Populous...), sostanzialmente i progetti pubblicati da Abandon presentano progetti di gran nicchia, i quali ruotano musicalmente attorno a pochi elementi fondamentali: chitarre acustiche, strumenti ‘classici’ di ogni tipo, dal piano agli archi, e ritmi di stampo elettronico, spesso frantumati come raccontato sopra per DoF.
In questi giorni vedrete comparire su Sands-Zine un po’ di recensioni: vi consiglio di darci un’occhiata e approfondire poi con le vostre orecchie.


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Data Recensione: 11/7/2010
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`Phonometak #7´  

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