`C’est La Dernière Chanson Tour – August 2009´ // `He Would Come Home Through The Window, Job In Hand´

Autore disco:

Maher Shalal Hash Baz // Tori Kudo

Etichetta:

Youth Inc. (J) // PSF (J)

Link:

www.youth-inc.co.jp/
www.psfmm.com
psfrecords.com

Formato:

DVD // CD

Anno di Pubblicazione:

2010 // 2009

Titoli:

1) Score 2) Rehearsal In Outdoor 3) Rehearsal In Livehouse 4) Performance In Tokyo Pt 1 5) Performance In Tokyo Pt 2 6) From Tokyo To Nagoya 7) Talk And Rehearsal 8) Performance In Nagoya 9) From Nagoya To Kyoto 10) Talk 11) Performance In Kyoto // 1-6) Piano solo

Durata:

3:24:06 // 45:06

Con:

Tori Kudo + numerosi strumentisti / Tori Kudo

tori & tori

x e. g. (no ©)

Il doppio CD dei Maher Shalal Hash Baz uscito nel 2009, quello cucito con brevissimi bozzetti, è stato uno dei dischi che più m’hanno convinto al momento di stilare la mia lista di fine anno, soprattutto m’era piaciuta la sfrontatezza dimostrata nel miscelare Lou Reed, Syd Barrett, John Cage, Albert Ayler e molto altro in ‘canzoni’ all’apparenza incompiute e inconcludenti, ma pure il leader del gruppo giapponese sembra nutrire una particolare affezione per quel lavoro se ha poi pubblicato questo DVD che documenta il tour giapponese seguito all’uscita di “C’est la dernière chanson”.
Non starò certo a menarvela col fatto che si tratta di una cosa indispensabile, dacché non lo è affatto, ma ho comunque sentito l’esigenza di fare la recensione dal momento che il DVD aiuta a comprendere qual era lo spirito che animava un disco così particolare (anche capovolgendo l’immagine che c’eravamo creati di esso).
Innanzi tutto alcuni ragguagli tecnici su un DVD scarsissimo d’informazioni (il poco che c’è è in giapponese) e assemblato senza particolare cura, le immagini dai concerti (in tonalità naturale) si alternano infatti con le immagini dei trasferimenti e cazzeggi vari (tutte in colori virati) quasi senza soluzione di continuità.
La disposizione dei musicisti e la presenza di spartiti lascia intendere come l’esecuzione dei brani presenti comunque una certa difficoltà e caratterizza i concerti per la loro essenza cameristica. Lo schieramento sul palco cambia in modo considerevole dal concerto di Tokyo a quello di Kyoto, lasciando supporre che buona parte dei musicisti siano stati reclutati localmente di volta in volta. Il concerto di Tokyo è piuttosto fedele al CD mentre gli altri si differenziano, quello di Kyoto in modo piuttosto considerevole, prendendo derive minimaliste, anche con brani di lunga durata. A Tokyo sul palco c’è un gruppo di dodici-tredici unità, con batteria, chitarra, uno strumento ad arco elettrico, uno strumento ad arco acustico, una fisarmonica, una tastiera, un corno, un fagotto, una chitarra basso e qualcos’altro. Nel concerto di Nagoya i componenti sembrano ridotti a meno di dieci e mancano strumenti quali la fisarmonica. La formazione torna ad ingrossarsi per il concerto di Kyoto, e tutto è spostato sugli strumenti ad arco (ci sono addirittura tre contrabbassi) e a corda in genere (ci sono più d’una chitarra e Tori utilizza anche uno Shamisen), ma è comue presente anche una piccola sezione fiati.
L’impressione è infine quella di un’opera dai forti connotati concettuali, che viene considerata come un contenitore vuoto, da riempire di volta in volta, e il cui unico punto saldo è in quella che a chiusura del concerto viene invariabilmente annunciata con un «c’est la dernière chanson».
Ho scritto d’impostazione cameristica, e questo si riflette anche nella spettacolarità della performance che praticamente è ridotta a zero, con Tori che accenna prima i vari brani sulla chitarra (Tokyo), su un pianoforte verticale (Nagoya) o semplicemente con la voce (Kyoto) e poi li taglia seccamente con una stop quando più ritiene opportuno. Le stesse gag hanno più che altro l’aspetto di ‘freddure’, messaggi cerebrali che avvicinano il musicista giapponese al lato cageano della sua parabola artistica.

A fine 2009 è stato pubblicato da Tori Kudo anche un CD solista contenente un recital di solo piano, creato per accompagnare una performance di danza (di tal Mari Fujii, chi la/lo conosce?). Se siete fan dei Maher ricorderete che in “Souvenir de Mauve” il nostro si destreggiava con alcuni brani di solo pianoforte, per cui avrete già chiaro cosa vi aspetta in “He Would Come Home Through The Window, Job In Hand”. Personalmente trovo che Tori Kudo non è un pianista particolarmente originale, e a tratti mi riesce pure piuttosto noioso. Insomma, non sarà certo a causa delle sue doti pianistiche se in futuro verrà ricordato. Bella comunque la confezione, con riportata l’immagine di una ceramica dello stesso Tori che fa pensare ad un uovo all’occhio di bue mutilato del tuorlo.


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Data Recensione: 12/2/2011
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