`L’Italia nelle canzoni´

Autore disco:

Autori vari

Etichetta:

Ala Bianca Records (I)

Link:

www.alabianca.it

Formato:

3 CD

Anno di Pubblicazione:

2011

Titoli:

1) Or che innalzato è l’albero 2) E semo livornesi 3) Numi voi siete spietati 4) Rondinella livornese 5) La morte del padre Ugo Bassi 6) O Venezia che sei la più bella 7) I tedeschi per Ravenna 8) Inno di Garibaldi 9) Camicia rossa 10) Quel usellin del bosch 11) La rondinella d’Aspromonte 12) Garibaldi fu ferito 13) Ciapa Cialdini 14) E a Roma a Roma 15) La madre abbandonata in cerca del suo Achille 16) Italiani son stai vincitori 17) La sociale 18) Addio bella addio 19) Inno dell’Internazionale 20) Il maschio di Volterra 21) E l’Italia l’è malada (la boje!) 22) Mamma mia dammi cento lire 23) Italia bella mostrati gentile 24) Evviva num 25) In del trisold 26) Canto dei Lavoratori (Inno del Partito Operaio Italiano) 27) Canto dei Malfattori 28) Regina Coeli 29) Il crack delle banche 30) Nati noi siam nell’umida tana 31) Su fratelli pugnamo da forti 32) Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio / 1) Menelik 2) Inno abissino 3) Cara mamma vieni incontro 4) Siam partiti siam partiti in cinquecento 5) Felice Cavallotti 6) Il feroce monarchico Bava 7) Inno dei lavoratori del mare 8) Che cosa vogliamo 9) Noi vogliamo l’eguaglianza 10) Se otto ore son troppo poche 11) La lega (Sebben che siamo donne) 12) E per la strada 13) Il soldato Masetti 14) La Bersagliera 15) Prima della guerra c’era da dubitare 16) Oh Gorizia 17) Sentite buona gente 18) Quattro signori a Parigi vanno 19) La leggenda della Neva 20) La guardia rossa 21) Bandiera rossa 22) Canzone d’Albania 23) Figli dell’officina 24) S’affonda o bastimento 25) Matteotti Matteotti 26) Strofette satiriche: a) Benito; b) Giovinezza pè ‘n tal cü; c) Benito, Benito; d) Mamma non piangere se vo’ pija le botte; e) Duce duce il vestito mi si scuce 27) Figli della plebe 28) Volano alti audaci e vigilanti 29) Italiani ascoltate questa storia 30) La badogleide 31) Fischia il vento 32) Foglie 33) Or che Mussolini non si frutta più / 1) Con De Gasperi non se magna 2) Vi ricordate quel 18 Aprile 3) L’attentato a Togliatti 4) O cancellier che tieni la penna in mano 5) Mira la rondondella 6) Per i morti di Reggio Emilia 7) Ballata per l’Ardizzone 8) Vedrai com’è bello 9) O cara moglie 10) Contessa 11) Sciopero interno 12) Creare due tre molti Vietnam 13) Valle Giulia 14) Primo d’Agosto Mestre sessantotto 15) Ballata della Fiat 16) Ballata della Bussola 17) Ballata del Pinelli 18) I treni per Reggio Calabria 19) ’A Flobert 20) Rom Tiriac rom 21) Vi ricordate quel 20 di Luglio

Durata:

78:01 / 78:32 / 77:25

Con:

Franco Coggiola, Ernesto Esposito, Pardo Fornaciari, Mimmo Boninelli, Giovanna Daffini, Vittorio Carpi, Gianfranco Casali, Ottavio Conati, Enrico Gay, Robert Tagliero, Paolo Castagnino, Pasquale Maulini, Ferdinando Ciocca Vasino, Alfiero Crotta, Giuseppe Nobili, Guglielmo Peretti, Silvano Travaini, Carmen Pelucchi, Palma Facchetti, Ivan Della Mea, Bruno Fontanella, Amedeo Merli, Delio Chittò, Michele Luciano Straniero, Paolo Ciarchi, Luciano Suisola, Andreina Fortunati, Caterina Bueno, Ezio Cuppone, Antonio Catacchio, Patrizia Cotta Ramusino, Diego De Palma, Franco Mascetti, Gabriella Merlo, Cristina Rapisarda, Luisa Ronchini, Renzo Banometto, Toni Socal, Fausto Amodei, Sandra Mantovani, Maria Fenoglio, Maria Monti, Carolina Marchetti, Albertina Medici, Luigi Grassi, Pardo Fornaciari, Fenisia Baldini, Giuseppina Stangalini, Gaspare De Lama, Enrica Calvi, Rita Donadoni, Policarpo Lanzi, Maria Gennaro, Angiolina Irico Vallaro, Giacomina Millo, Franco Saettone, Mariuccia Viotto, Anna Bertolina, Cesare Bermani, Leonello Rambelli, Giovanni Lucato, Espedita Grandesso, Pietro Cigolin, Mariù Hassid, Paola Nicolazzi, Franco Coggiola, Claudio Cormio, Italo Lucato, Carlo Rameri, Piero Busetti, Carlo Caprara, Argentina Caprara, Lucia Caprara, Rainero Caprara, Rina Varotto, Roberto Colle, Silvano Spinetti, Alberto Scipioni, Novatore Bernardi, Goffredo Pesoli, Gualtiero Bertelli, Stefano Ricatti, Oreste Sabadin, Igor Korman, Alberto Ciarchi, Isabella Ciarchi, Riccardo Luppi, Renato Rivolta, Attilio Zanchi, Paolo Pietrangeli, Giovanna Marini, A. Fanchiotti, M. Ferrando, Bruno Pianta, Adriano Boni, Gabriella Merlo, Silvia Malagugini, Cati Mattea, Alfredo Bandelli, Pino Masi, Marco Stenta, Nicola Scarano, Francesco Marini, Silvia Marini, Contadine di Medicina, Complesso bandistico ‘G. Verdi’ di Scortichino / Antonio Cevolani, Banda e coro di Salsomaggiore Terme, Coro di Bajo d’Ora, Mondine cooperativa dei Cappuccini di Vercelli, Banda Rossa di Adorno Micca, Banda d’Affori, Gruppo Operaio ‘E Zezi di Pomigliano d’Arco’, + varie voci e strumentisti anonimi

la canzone sociale nell'Italia dell'industrializzazione

x e. g. (no ©)

Siamo latini e, fortunatamente, ogni occasione è buona per festeggiare. Così è stato per i 150 anni dell'unità d'Italia dove, accanto alle inevitabili parate presiedute dalle solite mummie in doppiopetto (nel migliore dei casi), ci sono state anche delle provvidenziali uscite fuori ordinanza. Ad aprire i giochi è stato uno splendido Roberto Benigni che, in una sede logora qual è il festival di Sanremo e di fronte ad un pubblico talmente viscido che non lo toccherei nemmeno con una canna da pesca, ci ha spiegato l'Inno d'Italia (sfido i molti che lo intonano durante le manifestazioni sportive e durante le manifestazioni ufficiali a conoscerlo veramente) e me lo ha fatto finalmente amare, soprattutto dopo che lo ha cantato a cappella in modo davvero commovente. Un'altra stoccata al buoncostume imperante è arrivata dalla compilation “Addosso! L'Italia non si taglia”, che per dieci giorni ha troneggiato come nostro top. Nel frammezzo era uscita anche quest'altra tripla raccolta che ripercorre la storia d'Italia attraverso le canzoni, sì, ma badate bene che lo fa attraverso quelle canzoni legate al canzoniere popolare e quindi racconta delle lotte, delle sofferenze e delle speranze patite e vissute dalle classi subalterne italiane durante gli ultimi anni del dominio straniero, durante il regno sabaudo, durante il fascismo e, infine, durante il trentennio di governi democristiani. Si tratta di un canzoniere che merita di essere conosciuto e apprezzato al di là del suo valore, che magari è alterno e, a differenza di “Addosso!...”, non sempre è al passo con i tempi, e merita di essere conosciuto anche al di là del fatto che esigenze di spazio, e scelte non sempre condivisibili, hanno indirizzato i curatori verso l'esclusione di alcuni pezzi da novanta della canzone sociale italiana… Addio Lugano, Bella ciao, Fuoco e mitragliatrici, Sciur padrun da li béli braghi bianchi, Maremma, Son cieco e mi vedete, Saluteremo il signor padrone, L’internazionale, L’inno individualista, Pietà l'è morta, L’inno della rivolta, La violenza (La caccia alle streghe) e Dalle belle città (Siamo i ribelli della montagna) sono quelli che d'acchito mi vengono in mente. Sarebbe stato inoltre utile dedicare spazio a qualcuno dei numerosi gruppi folk-rock, anarco-punk che hanno rappresentato negli ultimi anni l’unica opposizione culturale ad un sistema di organizzazione sociale che di fatto si sta perpetuando nei secoli (www.youtube.com/watch?v=RiAq54oApDQ, qui trovate una tostissima versione dell’Inno individualista fatta dai torinesi Youngang).
Non mancano comunque le gemme, fra le quali alcune cantate a cappella in cui si ascoltano registrazioni 'casalinghe' di vecchi militanti con la voce inacidita e/o incallita dal tempo (Camicia rossa, Che cosa vogliamo, Il maschio di Volterra, Mamma mia dammi cento lire, Il feroce monarchico Bava e Or che Mussolini non si frutta più, quest'ultima sull'aria di Lili Marleen); alcune ottime esecuzioni di bande paesane (Bandiera rossa, Inno di Garibaldi, Canto dei Lavoratori, Figli dell’officina e Fischia il vento); tanti titoli che fanno veramente parte integrante della nostra memoria collettiva (Inno dell’Internazionale, Canto dei Malfattori, Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio, Noi vogliamo l’eguaglianza, Se otto ore son troppo poche, E per la strada, La lega (Sebben che siamo donne), Oh Gorizia, La guardia rossa, La badogleide...); oppure quell'Inno abissino, raro esempio di canzone anticolonialista che negli anni '60 costò alla sua esecutrice (la straordinaria Maria Monti) il sequestro del disco («In nome d'un dritto che a noi si contende / ognun le sue leggi la patria difende / i martiri nostri li chiaman spioni / con forti e cannoni ci voglion domar / Le tende dei nostri son fatte per noi / son là oltre i mari le case dei tuoi! / Armiamoci a battaglia! Armiamoci a legioni / le forche e i cannoni sapremo sfidar! / Va fuori dall'Africa / Non siamo predoni / va fuor dall'Africa / va fuor dall'Africa / vigliacco stranier / Dei nostri deserti son vaste le arene / ruggisce il leone vi urlan le iene / e noi del leone più forte il ruggito / mandiam per l'immenso deserto infinito / Ruggito di liberi che ai vostri moschetti / baluardo invincibile oppongono i petti / Son cupe le gole dei nostri burroni / saremo legioni la patria a salvar! / Va fuori dall'Africa / Non siamo predoni / va fuor dall'Africa / va fuor dall'Africa / vigliacco stranier / Son pochi mandati! Più ancor ne vogliamo / migliaia e migliaia mandatene ancora / più bella la festa sarà se aspettiamo / più grande la strage che anela ogni cuor! / Intorno alle teste recise danzando / le membra dei morti col fuoco bruciando / troncato col ferro l'anelito estremo / ancora urleremo ‘Va fuori stranier’! / Coll'odio nell'anima / ancora urleremo / va fuor dall'Africa / va fuor dall'Africa / va fuori o stranier!»). Ma, soprattutto, ci sono alcuni di quei nomi citati nel mio articolo sui cantautori, gli stessi che proprio Maria Monti in un celebre disco aveva definito come 'contrautori', a rappresentare il passaggio dalla classica canzone popolare, dove i testi venivano adattati a musiche preesistenti, alla vera e propria canzone d'autore. Si possono così ascoltare alcune canzoni storiche del secondo dopoguerra cantate direttamente dai loro autori (Fausto Amodei, Paolo Pietrangeli, Ivan Della Mea, Gualtiero Bertelli, Giovanna Marini...). Infine va segnalata la presenza di Paolo Ciarchi, uno fra i più grandi musicisti italiani del secondo '900, che suona la chitarra in molte delle registrazioni presenti nel disco (un approfondimento su Paolo Ciarchi sarebbe troppo lungo e complicato ma digitando il suo nome su qualche motore di ricerca potete trovare interviste e biografie a sufficienza e altrettanto materiale esiste su you tube).
Speriamo che l'anno della 150ª ricorrenza possa riservarci ancora qualche sorpresa.


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Data Recensione: 21/11/2011
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