`Same Difference´

Autore disco:

Bernhard Gál

Etichetta:

Gromoga Records (A)

Link:

www.gromoga.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2010

Titoli:

1) a thousand 2) xuán zhuăn 3) uh-jeh-gal 4) times 5) e-musik 6) and again 7) vür fier 8) and never 9) Of Sound and Time 10) the same 11) UTOO 12) in fusion

Durata:

78:25

Con:

Bernhard Gál, Vivian, CY, Wu Wei, Yeh Jiuan-Reng, Franz Hautzinger, Burkhard Stangl, Xu Fengxia, Ensemble Chai Found Music Workshop, Ensemble Noamnesia

ovvero: il trionfo del buon gusto

x e. g. (no ©)

Bernhard Gál è uno dei musicisti più eleganti, e ovviamente non mi sto riferendo al look, fra quelli attivi nella scena elettro-elettronica. Qualità e costanza, unite ad una seria attività di ricerca, fanno sì che si stia affermando come uno dei nomi più importanti di questo inizio secolo, e la mia convinzione è confermata dal fatto che all’estero il suo apporto è fra i più graditi nelle rassegne, nei workshop e nelle installazioni (non in Italia, naturalmente, paese afflitto da demenza senile dove rifrullano sempre i soliti ‘noti’).
Con questo disco Gál realizza una delle sue opere più interessanti (assieme a “Bestimmung New York”, “Relisten” e “Hinaus: In den, Wald”). Gli otto brani (a thousand, times, and again, and never e the same sono da considerare come un’unica composizione i cui frammenti vanno a calarsi negli interstizi fra gli altri brani fungendo un po’ da collante per una serie di composizioni non espressamente studiate per questo disco) presentano tipologie esecutive affatto diverse, ma rispondono ad una forma estetica piuttosto accomunabile.
Xuán zhuăn e uh-jeh-gal, rispettivamente 15 e 20 minuti di durata, rappresentano i punti di forza del disco. Nel primo l’autore si cimenta con bicchieri da vino e piccoli cimbali suonati con l’archetto, ottenendo così quelle modulazioni in continuum tipiche di strumenti come la glass armonica o come refoli di vento che giocano all’interno di recipienti di vetro.
Uh-jeh-gal è un brano in collaborazione con gli strumentisti cinesi Wu Wei (l’organo a bocca sheng) e Yeh Jiuan-Reng (la cetra zheng), ed è proprio dalla pronuncia del cognome dei tre (wu-yeh-gal) che prende forma il titolo. La registrazione proviene da una installazione commissionata dalla Wiener Konzerthaus e il connubio fra il suono dei due strumenti e l’intervento dell’austriaco (che si è occupato della propagazione del suono, ad iniziare dalla posizione dei musicisti per arrivare a quella dei diffusori) porta a qualcosa di veramente magico. Peccato che il CD non sia in grado di ricreare la situazione originaria che mi immagino ancor più incantevole.
E-musik è forse il pezzo più spiazzante, dacché vede il manipolatore elettro-elettronico alle prese con uno strumento tradizionale, esattamente una chitarra. Più che una composizione lo definirei come un piccolo studio su suono, volumi e risonanze relativamente a quello strumento accordato in mi. Originariamente il brano era stato creato per una compilation di autori vari della Intransitive Records (2001), che però non lo aveva inserito in favore di un altro titolo.
Vür fier è invece una composizione per un ensemble misto, esattamente un quartetto diviso equamente fra strumentisti occidentali e orientali. Tromba e chitarra da una parte e Guzheng, Sheng e Xun dall’altra. Fra gli strumentisti ci sono alcune nostre vecchie conoscenze come Franz Hautzinger, Burkhard Stangl e Xu Fengxia, oltre al cinese Wu Wei.
Ancora una scrittura per ensemble, in questo caso di solo strumenti orientali, con Of Sound and Time affidata al Chai Found Music Workshop di Taiwan. La particolarità nella rappresentazione pubblica del brano sta in tre musicisti seduti fra gli ascoltatori e destinati ad interventi sonori di disturbo.
UTOO è ancora una scrittura per ensemble, precisamente per il collettivo Noamnesia di Chicago fondato da Gene Coleman (altra nostra conoscenza). In questo caso la presenza di Gál non è però solo ‘tecnica’ e/o ‘compositiva’, nell’organizzazione della diffusione, ma diretta e fisica attraverso l’utilizzo di elettroniche e registrazioni concrete (effettuate in una corsa della metropolitana a Berlino).
In tre degli intermezzi è presente una voce recitante (nei dialetti cantonese e taiwanese) a dare un delizioso spiffero esotico, mentre gli altri due vengono presentati come brevi ‘soundscape’.
Chiusura con In fusion, dove l’autore torna a cimentarsi in solitudine, un curioso esperimento per piffero cinese (koudi) e tinozza. Una registrazione domestica, un semplice gioco per aggiungere una spolverata di pepe a un disco che di sale ne ha comunque in abbondanza.


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Data Recensione: 25/5/2011
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