`Whale Heart, Whale Heart´

Autore disco:

Sparkle in Grey / Tex La Homa

Etichetta:

Black Fading Records, Grey Sparkle, Musica di un Certo Livello (I)

Link:

www.blackfading.com
www.greysparkle.com
mcl.altervista.org

Formato:

LP

Anno di Pubblicazione:

2010

Titoli:

1) These Nightmares are Ending 2) L'Innocence du Sommeil / 1) Becoming 2) Dorchester Sunrise 3) To Home 4) Born on a Friday

Durata:

40:27

Con:

Franz Krostopovic, Alberto Carozzi, Cristiano Lupo, Matteo Uggeri, Andrea Ferraris / Matt Shaw

out of the darkness…

x e. g. (no ©)

1 – Sarebbe facile liquidare gli Sparkle in Grey come la versione melodica dei ¾ HadBeenEliminated. E la definizione non ci allontanerebbe neppure troppo dal vero.

2- Sarebbe però alquanto superficiale. Perché oggi gli Sparkle in Grey meritano qualcosa di più, essendo il gruppo cresciuto considerevolmente rispetto agli esordi, ed avendo acquisito anche una propria ben definita personalità. Mi sembra, soprattutto, di distinguere un insieme costituito dall’amalgama di quattro personalità diverse in grado di rinunciare al proprio individualismo, per un risultato che non stupirebbe nessuno qualora venisse paventata l'ipotesi di un gruppo composto da un solo uomo (in realtà gli Sparkle in Grey erano nati come progetto solista del solo Uggeri) armato di pedaliera loop e diavolerie varie. Le chitarre asciutte (fanno pensare a Skip McDonald e/o a Robert Fripp), la delicata musicalità del violino e le cuciture con iuta concreta dell'Uggeri (allievo esemplare di maestro Tricoli) danno vita a due tessiture che scivolano come olio nell’acqua e fanno pensare al progressive più vellutato, gli Audience o la Penguin Café Orchestra per esempio, filtrato comunque attraverso esperienze wave e post-wave (Durutti Column, Felt…). Due soli pezzi che però riescono a dare un buon flash sugli ottimi livelli raggiunti dal quartetto milanese.

3 – Se Gli Sparkle in Grey possono sembrare un solo uomo, nell’altro lato del disco Tex La Homa può viceversa dare l'impressione di una piccola orchestra. Chiarisco subito che, a dispetto del nome, non si tratta di uno di quei musicisti della frontiera americana (tipo Joe Ely) che facevano fare il budello d’oro ai Mucchi e Buscaderi d’epoca (*). Infatti lo pseudonimo così crockettiano nasconde un musicista inglese di nome Matt Shaw che, facendo buon uso di una tavolozza loop, dipinge quei paesaggi di psichedelia bucolica che oggi riscuotono tanto successo presso il pubblico più affezionato alla musica pop underground. Cercherò di vincere la mia nota ritrosia per tutte le mode, e questa è diventata una piccola moda, cercando di non essere troppo prevenuto. Trovo che Tex La Homa è un musicista come oggi se ne trovano in giro molti, né migliore né peggiore di altri, e che, se siete in grado di mettere una volta tanto in un ripostiglio un eventuale eccessivo spirito critico, si fa ascoltare anche con un certo piacere. Che poi lasci traccia di se è un altro paio di maniche.

4 – Indipendente dai risultati, che comunque nell’occasione sono più che buoni, questi split fra musicisti italiani e musicisti stranieri andrebbero sempre promossi e incoraggiati, perché rappresentano comunque un interscambio e nel loro piccolo servono a creare circuito e circolazione di idee e informazioni. E, lo spero, possono dare un piccolo contributo alla crescita di questo cazzo di paese dove la cosiddetta cultura ha oggi un ruolo da zerbino, e dove si vedono fiumi di pubblico che vanno nei locali per ammirare in diretta dei deficienti che si sono fatti il nome in trasmissioni televisive ancor più deficienti.

5 – Se Giona, una volta entrato nel ventre, avesse cercato e trovato il cuore della balena sono certo che non avrebbe mai voluto essere rivomitato fuori in questo mondo balzano, per cui…

6 - mai fermarsi alla buccia.

(*) Eh sì, perché Mucchio Selvaggio e Buscadero hanno un’origine comune, anche se può sembrare strano, tanto che prendono entrambi il nome da un film di Sam Peckimpah… poi, mentre il “Buscadero” (all’inizio si chiamava “L’ultimo buscadero”) è rimasto sempre fedele al suo credo iniziale diventando la bibbia italiana per chi segue un certo tipo di musiche, il “Mucchio” (all’inizio si chiamava “Il mucchio selvaggio”) ha cambiato più volte direzione, pensate che prima di abbracciare il partito hip-hop pubblicarono una specie di editoriale tipo opinionista che sparlava di Jovanotti e nel quale il povero Lorenzo veniva trattato come un disabile evaso da un istituto per mancamentati… parafrasando un noto successo librario viene spontaneo dire ‘va dove ti porta il vento’.


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Data Recensione: 21/7/2011
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