`Ordine ’91 – ’96´

Autore disco:

Starfuckers

Etichetta:

Sometimes Records (I)

Link:

www.sometimesrecords.com
www.sinistri.org/starfuckers

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2010

Titoli:

1) Saturazione 2) Freddo cancro bianco 3) Calma piatta 4) Conseguenze 5) Saturazione parte II 6) Strategie operative 7) Dear P. 8) Mechanical M. 9) Derivazione/Attesa 10) 251. Infinito 11) In primo luogo 12) Mutilati 13) Zentropia 14) Ordine Pubblico 15) Macrofonie Ia 16) Quattro studi (su un’intervista) I

Durata:

68:15

Con:

Manuele Giannini, Roberto Bertacchini, Alessandro Bocci, Gianni Ginesi, Gianfranco Verdaschi, Paolo Casini, Mauro Vasoli, Paolo Vasoli, Mauro Rigoni, Francesco Cervi, Gianfranco Gavarini, Sabrina Giannini, Massimo Sarti, Massimo Carozzi, Valeria Fiorentini, Paolo Terenzoni

un passato che ancora è futuro

x e. g. (no ©)

Recensire questo disco?
Noooo!!!!!!!!!! Non ci riesco.
È come chiedere ad un buddhista di recensire il Buddha.
Cosa si può aggiungere a quanto già detto e fatto dal tempo.
È meglio fare una non-recensione sia attraverso un po’ di storia sia attraverso una serie di flash sgrammaticati e privi di correzioni.
Innanzi tutto è giusto premettere che “Ordine ’91 – ’96” raccoglie il mini-LP “Brodo di cagne strategico” (pubblicato originariamente nel 1991 su Electric Eye/Helter Skelter), il cd “Sinistri” (pubblicato originariamente nel 1994 su Underground Records), più due brani usciti nel frammezzo su compilation di autori vari ed un inedito.
Il mio incontro con “Sinistri” avvenne in modo del tutto casuale. All’epoca compravo le mie dosi mensili di LP e/o CD dal negozio Underground di Bologna. Telefonavo, sentivo cosa c’era a disposizione, mi facevo spedire il pacco che avrei pagato contrassegno e lasciavo in ordine quello che non c’era in modo da aggiungerlo poi alla spedizione successiva. Devo dire che i ragazzi di Underground erano in grado di soddisfare quasi sempre le mie richieste, anche le più bizzarre, e il loro piccolo negozio era un autentico punto di riferimento (soprattutto per i bolognesi). Ora accadde che una volta aprendo un pacco vi trovai un disco che non avevo ordinato. ‘In primo luogo’ pensai ad un errore, e comunque controllai ed il disco non era incluso nel prezzo. Ad un esame più approfondito del disco vidi che si trattava di una produzione Underground Records, etichetta legata al negozio, e di conseguenza realizzai che si trattava di un regalo/promozione. Regalo ad un cliente affezionato e promozione della loro produzione. Realizzai anche che gli autori del disco, tali Starfuckers, erano un gruppo italiano, magari il solito gruppazzo poco sopportabile che suonava come la versione casereccia dei vari Tom, Dick & Harry. Quindi, come logica conseguenza, gettai il CD intonso in un angolo. Consumai abbondantemente gli acquisti che trovai di mio gusto e mi incazzai, come al solito, di fronte ad alcune ciofeche che, spesso in malafede, erano state propagandate dai giornali musicali come capolavori. Piansi sul denaro buttato inutilmente su quelle ciofeche mentre dall’angolo di una cassapanca una bolletta sip (o enel) mi irrideva e mi sfidava ad effettuare il pagamento. Fu solo dopo aver imparato a memoria i dischi che m’erano piaciuti, e dopo essere riuscito a reperire i soldi per pagare le bollette (magari rivendendo a metà prezzo una delle suddette ciofeche), che una sera vinto dalla curiosità mi decisi ad ascoltare “Sinistri”… e ne rimasi folgorato (fortunatamente l'essere messo in dimenticatoio gli aveva evitato di finire fra le ciofeche-pro bolletta senza venire nemmeno ascoltato). Mettendo l'occhio sulle note di copertina notai che si trattava di un disco No Copyright, il primo in assoluto che mi capitava tra le mani. E quella specie di connubio iniziale fra musiche afro e arti contemporanee in Derivazione/Attesa (struttura tipicamente call & response: «…tagli / vuuuuvuu-uu-uu / netti / vu-vu vu vu-vu / verticali / vu-uuu /spazi / gluuu / vuoti / vu-um / blu – vuuh-uuuuh-uuuhhh-uuuuhhhhhh….») mi faceva pensare agli immensi Area nel periodo della loro maturità creativa. Sicuramente c'era stata, nelle intenzioni dei ragazzi di Underground, l’idea di fare un regalo ad un cliente affezionato qual ero io ma, siccome sono un po’ maligno, ci vedo anche il desiderio di far conoscere una propria produzione considerata ottima ma difficile da commerciare. Non so quante copie furono inizialmente vendute di quella prima stampa del disco, e in che lasso di tempo furono vendute, ma oggi che “Sinistri” giunge alla sua terza ristampa tutta la vicenda mi ricorda, e non poco, quella legata all’album d’esordio dei Velvet Underground, che in un primo momento non vendé una minchia ma in seguito è entrato nella leggenda.
Quando due anni dopo, altrettanto casualmente, iniziai a scrivere di musica una delle prime cose che mi prefissi di fare fu un articolo su quel gruppo per me ancora carico di mistero. Chiesi ai ragazzi di Underground se potevano mettermi in contatto con uno dei musicisti e loro mi risposero di sì e aggiunsero anche che gli Starfuckers stavano per l'appunto registrando il nuovo disco. Fu così che entrai in contatto con gli Starfuckers, ed uno strano universo si dischiuse davanti ai miei occhi. Innanzi tutto venni a conoscenza che prima di “Sinistri” il gruppo aveva pubblicato altri due dischi, il mini LP “Brodo Di Cagne Strategico” del 1991 e l'LP “Metallic Diseases” (che presto verrà ristampato dalla prestigiosa Holy Mountain) del 1989.
I due dischi erano stati entrambi pubblicati su Electric Eye, un marchio che si occupava soprattutto di materiale neo-garage e neo-psichedelico italiano. Era un settore della musica al quale ero poco interessato e di conseguenza m'erano sfuggiti entrambi.
In linea di massima: se “Metallic Diseases” era un disco piuttosto ligio alle influenze basilari del gruppo, Stooges e Stones, in “Brodo di cagne” già s'avvertiva lo sposalizio di tali influenze con elementi quali il nuovo noise, la no wave e il free jazz, e il sax di Paolo Vasoli diventava in tal senso soggetto indispensabile. Il testo di Saturazione, un autentico inno come poi lo sarà anche Ordine Pubblico in “Sinistri”, venne anche illustrato dallo scomparso Gianluca Lerici (Prof Bad Trip) in un’indimenticabile striscia. Il disco rappresentò una svolta storica anche perché, contrariamente alla maggioranza dei gruppi rock italiani che cantavano in inglese, aveva dei testi cantati – o meglio semirecitati – in italiano. Il gruppo si concedeva, seguendo i dettami del sergente pepe, anche la sciccheria di una breve ‘reprise’, tanto per dare lustro storico alla sua opera. E sarà proprio una visionaria versione di una canzone dei Beatles inclusa in una compilation allegata alla mitica rivista californiana Banana Fish, esattamente una Dear Prudence ribattezzata Dear P., a dare un seguito ‘strategico’ a “Brodo di cagne” ed a segnare l’ingresso nel gruppo del manipolatore Alessandro Bocci. Più logica, seppur significativa, sarà la partecipazione ad una compilation tributo a Charles Manson con la personale rilettura di Mechanical Man.
E poi venne “Sinistri”, dove lo sposalizio cagnesco si fece ancor più promiscuo andando ad abbracciare la musica contemporanea in molte delle sue forme (dalla dodecafonia all’elettracustica).
Ho sempre considerato questi due dischi come opere di transizione, di passaggio dal grezzo rock primigenio e maledetto alle elaborate asincronie dello strepitoso “infrantumi” (pubblicato nel 1996).
Ma oggi tendo a vedere le cose in modo diverso, anche perché i germi che diedero vita a “Brodo di cagne” erano già presenti in “Metallic Diseases”, che conteneva una prima versione di Freddo cancro bianco. Per cui il disco di passaggio, o della maturazione, è proprio quello, a fare da sipario fra i primi demo (con le cover di Stooges e Suicide) e un’irripetibile trilogia che comprende “Brodo di cagne”, “Sinistri” e “infrantumi” (a quando la ristampa di quest’ultimo?).
La riproposizione dei due primi dischi della trilogia in “Ordine ’91 – ’96” trova ragione non solo nell’esaurimento delle precedenti edizioni (l’irreperibilità di “Brodo di cagne” era cronica, e questa è la prima volta che quei brani vengono pubblicati in CD), ma anche in una provvidenziale rimasterizzazione ad opera di un Giuseppe Ielasi che, nel settore, è diventato veramente un maestro. Se in “Brodo di cagne” non s’è potuto fare più di tanto, non è stato possibile reperire il vecchio master e s’è dovuto ricopiare tutto da un vinile, nel caso di “Sinistri” il trattamento ielasiano è da definire miracoloso. La nitidezza e la discernibilità dei singoli suoni, le dinamiche rinvigorite in orizzontale e verticale… tutto contribuisce a valorizzare ulteriormente un disco nel quale i particolari hanno una loro funzione e una loro fondamentale importanza.
Termino questa non-recensione con una serie di considerazioni sui due dischi che ho chiesto di scrivere appositamente a Manuel Giannini.
Ma prima vorrei fare un appunto a me stesso per l’errore grammaticale nelle brevi note da me preparate per il librettino (nella frase «Ma se i punti di riferimento sembravano essere gli stessi…» manca il di)… posso trovare una giustificazione, come gli artigiani persiani, unicamente nel credo che solo Dio è perfetto… perché un Dio ce l’ho anch’io (anche se non è quello degli arabi e neppure quello dei cristiani…).
Un ultimissimo allungo per segnalare che gli Starfuckers suoneranno
Sabato 13 Novembre allo SPAM!
Viale Europa n. 138/a – 55013 Lammari, (Capannori - Lucca) tel. 39.0583.975089 e-mail: info@spamweb.it


E adesso Manuel Gannini:

Su “Brodo di Cagne Strategico”
Quando registrammo “Brodo Di Cagne Strategico” (marzo 1991), il gruppo si era già sfasciato, il bassista, Paolo Casini aveva seri problemi di dipendenza e aveva deciso di smettere di suonare, tra noi c’era tensione perché alcuni non accettavano la svolta in italiano, circolava molta droga e per tutti non era un periodo tranquillo.
Subito dopo la registrazione di “Metallic Disease”s (1989), sentivo fortissima l’esigenza di usare l’italiano. Al tempo, nel rock, era una cosa piuttosto eretica, in Italia cantavano in italiano soltanto gruppi legati ad uno stile ben preciso (il punk, la new wave neoromantica…), nessun gruppo rock che si sentisse in linea con quanto accadeva in USA o UK aveva ancora optato per la lingua madre (per fare i nomi: Massimo Volume, Afterhours, Marlene Kuntz, Santo Niente etc. etc. vennero tutti anni dopo).
Lo stile vocale che intendevo usare, lo spoken word, il parlato quasi a tempo insomma, voleva semplicemente imitare lo stile secco, schietto e diretto del primissimo Iggy Pop, quello stile mi sembrava indispensabile per liberarmi dai condizionamenti dell’inglese, dalle costrizioni della rima obbligata, dal modello del cantautorato melodico italiano. Spero che la ristampa di Brodo di Cagne sia anche un’ulteriore occasione per far chiarezza in questo senso, nessuno prima di noi usava questo stile, in Italia, e ancora adesso un po’ m’incazzo quando questo non ci viene riconosciuto.
Proposi a Claudio Sorge (Electric Eye) di produrci un intero LP in italiano, la mia intenzione (segreta) era quella di fare un lato con il materiale che attualmente è registrato su “Brodo…” e un lato di puro, semplice, sano feedback chitarristico. Sorge però non era molto convinto dell’italiano, non si sentì di produrci un intero LP e optò per il mini.
Avevamo un contratto da rispettare e dovevamo andare in studio per fare un miniLP, fatti i conti però avevamo solo un paio di pezzi nuovi (Saturazione e Conseguenze) e ci mancava il bassista, per cui decisi di riarrangiare un brano dal primo LP che si adattasse ad essere interpretato in italiano (Freddo Cancro Bianco) e di chiamare a suonare i fratelli Paolo e Mauro Vasoli, rispettivamente al sax e al basso. Freddo Cancro Bianco risale quindi al 1989 o forse anche prima, in studio usammo alcune delle vecchie tracce e ne registrammo di nuove, mi pare una chitarra, ma soprattutto il sax di Paolo.
Saturazione è il brano che meglio riassume lo stile del nostro primo periodo, un accordo, un riff, una pulsazione costante, l’eterna oscillazione tra consonanza e dissonanza, tra rock e rumore, tra ordine e caos. Un brano semplice e diretto nato d’istinto in sala prove, sempre con gli Stooges e i Suicide ben in testa. Il testo è esplicitamente didascalico, semplicemente supporta l’azione delle chitarre. Ancora oggi sono convinto della potenza di questo pezzo, e credo che se al tempo l’avesse pubblicato un gruppo inglese o americano, anziché noi, avrebbe venduto migliaia di copie.
Conseguenze è invece, in senso cronologico, il primo pezzo che guarda oltre il rock degli Stooges e che non nasce come improvvisazione in sala prove, ma che comincia a guardare altrove. Parte da un riff rock molto semplice anche se suonato su un tempo dispari (7/4), ma il valore aggiunto è dato dalla tecnica dello sfasamento, cara a Steve Reich, per cui ad un certo punto le tre chitarre si trovano a suonare lo stesso riff su tre tempi diversi (3/4, 5/4, 7/4). Conseguenze è quindi per noi il primo pezzo in cui si applica una tecnica compositiva aliena al punk rock a cui sino ad allora facevamo riferimento e segna il punto di rottura e di passaggio tra “Metallic Diseases” e “Sinistri”.
Gli alti brani sono brevi improvvisazioni in studio, in Calma Piatta il sax improvvisa una melodia su un paio di accordi, in Saturazione parte II, il riff di sax è filtrato da un amplificatore, mentre Strategie Operative è una improvvisazione collettiva sul loop che chiude la quarta facciata di “Metal Machine Music” di Lou Reed.
Il disco uscì a giugno, fu recensito da un paio di riviste e passò quasi inosservato, molti dei nostri abituali ascoltatori non capirono il nuovo corso, per pochi altri invece, soprattutto futuri musicisti, fu una autentica rivelazione. “Brodo di Cagne” non fu distribuito fuori dall’Italia, ma qualche copia giunse anche negli Stati Uniti, dove, oltre che dai Sonic Youth, nostri estimatori sin dal primo LP, ricevemmo sinceri complimenti anche dagli allora assai famosi Urge Overkill, che, curiosamente, qualche tempo dopo pubblicarono un LP dal titolo “Saturation”.

Su “Sinistri”
... intorno al 1991 cominciai a nutrire una feroce passione per le avanguardie storiche del '900, in una specie di escalation febbrile cominciai ad ascoltare tutto ciò che era reperibile sul mercato (poco) a leggere tutto quello che si trovava (poco) e cercar di andare a vedere tutto quello che si poteva vedere (pochissimo).
Ero convinto che le tecniche compositive dei musicisti d'avanguardia potessero essere messe in relazione con il rock o meglio con quello che per me era il rock, cioè una musica istintiva, intuitiva, democratica, ripetitiva e comunicativa e che la musica rock potesse trarre nuova linfa dalle possibilità musicali sperimentate dalle avanguardie della musica colta.
Mi dedicai quindi allo studio del sistema dodecafonico, della musica seriale, di quella aleatoria e indeterminata, della musica concreta e elettroacustica, insomma di tutto quanto era stato pubblicato da musicisti come Webern, Cage, Boulez, Stockhausen; mi dava molto fiducia anche il fatto che l’Italia, nella seconda metà del ‘900 culturalmente estrema periferia dell’impero, avesse comunque dato i natali a grandissimi compositori d’avanguardia come Maderna, Berio, Nono, Scelsi…
Il mio intento era semplice e chiaro, sicuramente anche ingenuo ma probabilmente originale, volevo scrivere pezzi rock, che fossero costituiti da un riff e da un tempo costante ma che integrassero l’indeterminazione, non usassero le scale pentatoniche, l’armonia diatonica e il tempo in 4/4 e soprattutto, fossero facili da suonare.
Insomma mi ero dato un dogma e volevo rispettarlo, ancora non ero arrivato alle conclusioni ben più radicali di “infrantumi” e decisi, nei brani con un tempo costante, di sostituire il tradizionale 4/4 del rock con il più spigoloso 5/4 e di utilizzare, per ogni brano, una metodologia compositiva differente.
Il primo brano (1992) che scrissi fu Ordine Pubblico, stavo armeggiando con una batteria elettronica che sparava un’improbabile versione sintetica di Take Five, d’istinto ci suonai contro un riff di chitarra hard rock in 2/2 utilizzando una scala esatonale aumentata, fu un’autentica rivelazione, il brano suonava molto rock, sebbene di rock nel senso tradizionale del termine ci fosse poco, la arrangiai decidendo che le due chitarre dovevano suonare la scala del riff interpretandola come se fosse una serie dodecafonica, esaurendo cioè la serie prima di ricominciare. Per il testo utilizzai un manifesto, probabilmente affisso da qualche gruppo anarchico e apparso in quei giorni a Bologna. Curiosità: il brano a già avuto ben due cover: il gruppo inglese Ceramic Hobs su "Straight Outta Rampton" e gli italo-francesi L’Enfance Rouge+ Les Hurlements d’Leo (“Republique du Savage”).
251. Infinito voleva essere un omaggio al jazz, prima non ne ho parlato, ma ancora prima della musica contemporanea, ho nutrito una grande passione per il jazz, per il free in particolare e tuttora considero Ornette Coleman uno dei miei musicisti preferiti di sempre. Il brano si rifà alla tradizionale progressione jazz II-V-I nell’interpretazione di Giant Steps di Coltrane che, spostandola di volta in volta di una III, la fa diventare infinita (di qui il titolo). Le due chitarre suonano la progressione partendo da punti diversi e tutti insieme suoniamo seguendo la medesima immagine mentale (un’astronave esplosa alla deriva), il piccolo sconclusionato solo finale è derivato dalla serie della suite lirica di Alban Berg.
Macrofonie Ia è un brano in cui vengono registrati solo i suoni parassitari, cioè quei suoni che vengono comunemente considerati come indesiderabili mentre si sta registrando un brano, quindi fruscii, rumori di massa, spostamenti d’aria registrati dai microfoni, concettualmente è il brano più radicale, esteticamente forse non il brano migliore, ma non volevo che fosse un pezzo arrangiato, doveva essere quello che era, la testimonianza di ciò che di solito si vuole scartare.
In primo luogo dura pochissimo, ma è un estratto di una composizione molto più estesa suonata con un pianoforte FM e registrata su sequencer, un piccolo studio sui pezzi di pianoforte di Boulez e di Cage.
Mutilati è il brano più complesso, costituito da un rigoroso riff dodecafonico, diviso i tre movimenti, dove la serie viene suonata su un tempo di 10/8, è un buon brano, il disco forse non restituisce tutta la sua potenza, qualcuno dovrebbe farne una cover.
Derivazione/Attesa nasce da un unico accordo generatore che, se trasposto, può risolvere una serie dodecafonica, è diviso in tre piccoli movimenti, come un brano di musica classica. Il testo è improvvisato in studio, il suono continuo è fornito da un audiometro modificato.
Abbiamo fatto pochissimi concerti dopo l’uscita di Sinistri, voglio qui ringraziare quei pochi che ci diedero la possibilità di farli, voglio anche ricordare e ringraziare Sara e Vanni della Underground Records di Bologna che ci diedero l’opportunità di pubblicare il disco, che, a questo punto, grazie a Antonio della Sometimes Records giunge alla terza ristampa.


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Data Recensione: 4/5/2011
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 Archivio dell'anno 2011 ...

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`The red giant meets the white dwarf´  

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