`Interference´ // `Chromatophore´

Autore disco:

Pateras, Baxter & Brown // Anthony Pateras

Etichetta:

Emd.pl (PL) // Tzadik (USA)

Link:

emd.pl/records
www.tzadik.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2008

Titoli:

1) Yacht Rock 11 2) You Can Do It Pimp Lucius 3) What A Fool Believes 4) Ghostschreddinglymuterfucingkillahinthethemotherfukinghouscunts 5) Troo Kvlt In C // 1) Chromatophore 2-6) 76755 7) Automatons 8) When Objects Dream 9) JWT 10) Autophagy

Durata:

42:04 // 57:46

Con:

Anthony Pateras, Sean Baxter, David Brown // Anthony Pateras, Vivien Jeffery, Rebecca Chan, James Wannan, Christian Read, Nicholas Metcalfe, Paul Zabrowarny, Esther Toh, Benjamin Hanlon, José García, Diego Espinosa, Lester Rodríguez, Juan Martínez, Natasha Anderson, Erkki Veltheim, Richard Tognetti, Satu Vänskä, Christopher Moore, Timo-Veikko Valve, Maxime Bibeau, Simon Lear, Robin Fox

Contemporanea: ma vengono veramente dall'Australia... o da un altro pianeta!?!!

x e. g. (no ©)

Ogni volta che torno a casa con un nuovo disco di Anthony Pateras in saccoccia il mio impianto stereo si accende automaticamente mentre il lettore CD apre il becco, mette fuori la lingua e comincia a pigolare come un pulcino affamato. Buongustaio, il mio lettore. Una volta ho fatto lo gnorri e gli ho appioppato uno dei (per fortuna pochi) dischi che ho di Jim 'tuttofare' O'Rourke. Me lo sono visto letteralmente sputare in faccia, e c'è mancato solo che mi dicesse ...e che è 'sto schifo. Buongustaio davvero, e la ditta Pateras & Co è specializzata in prodotti d.o.c.g. che di anno in anno non deludono mai le aspettative. Di conseguenza il mio stereo ed i loro dischi vanno estremamente d’accordo.
Prendete ad esempio “Interference”, terzo capitolo del trio d’improvvisazione comprendente Sean Baxter alla batteria e David Brown alla chitarra preparata, e vi imbatterete in un disco che si fa ascoltare con piacere tutto d’un fiato. E questo senza che sia cambiato nulla di sostanziale rispetto ai dischi precedenti; non è un segnale chiaro che sta ad indicare l’originalità della loro proposta sonora? Le uniche novità stanno in qualche passaggio più classicamente addebitabile agli strumenti utilizzati e in un suono più dinamico per quanto riguarda i rapporti pieno-vuoto e alti-bassi volumi. Quello utilizzato dai tre (agli strumenti citati va aggiunto il piano preparato di Pateras) è come un grande strumento a percussione sollecitato a sei mani. Ne esce una musica molto ‘concreta’, quasi sempre contraddistinta da suoni corti, che sta in bilico fra il pastorale e l’industriale. Ed è come sentire una corte di monaci impegnata con tanti campanellini, gong e altri piccoli oggetti, in combinazioni più o meno numerose. L’unico appunto va alla confezione, bellissima e molto raffinata ma particolarmente scomoda. C’è il rischio che il disco possa passare dallo scaffale degli oggetti da consumare a quello degli oggetti da collezione già dopo il primo ascolto. Ma c’è una soluzione, farsi una copia da consumare e riporre con cura l’originale in quell’angolino dove può meglio conservarsi integro e quasi intonso.
Discorso diverso per "Chromatophore", secondo capitolo su Tzadik dedicato al Pateras compositore, che a differenza del precedente "Mutant Theatre" (2004) è dedicato solo in piccola parte alla scrittura per strumenti a percussione (per la precisione tale scrittura si limita a 76755, suite in 5 parti eseguita dal Ear Massage Percussion Quartet). Il Pateras compositore sembra in questa occasione attento soprattutto ai cromatismi del suono, come mostra lo stesso titolo del primo brano, e del disco tutto, che si risolve in 11 minuti affidati ad un doppio quartetto d'archi (viola, violino, violoncello e contrabbasso). Ancora agli archi è affidato l'ultimo brano, ma nell'occasione si tratta di un quintetto (2 violini, viola, violoncello e contrabbasso) coadiuvato dalle manipolazioni tecnico-elettroniche di Simon Lear, Robin Fox e dello stesso Pateras (quest'ultimo anche al piano preparato). JWT è un bozzetto elettronico del solo Pateras, e nella sua precarietà è forse il brano meno riuscito del disco. Automatons e When Objects Dream, viceversa, sono due piccoli capolavori affidati ad un trio comprensivo di Pateras, Natasha Anderson ed Erkki Veltheim. Cambia la strumentazione che nel primo caso è di due voci ed una viola mentre nel secondo presenta piano preparato, un inusuale flauto dolce contrabbasso e la viola di Erkki Veltheim. Si tratta di due brani dal forte impatto surreale e distanti anni luce dal pianeta terra.
Inutile dire, e i nostri lettori dovrebbero saperlo a prescindere da questa recensione, che si tratta di due acquisti altamente consigliati.

Penso di far cosa gradita ai lettori riportando le date del tour che il trio Pateras, Baxter & Brown effettuerà a breve in Europa (in parte insieme ai Necks), salvo cambiamenti dell'ultima ora dovrebbe trattarsi di un calendario definitivo:

P/B/B +  THE NECKS
23/10: FR - Poitiers, Carré Bleu
25/10: FR - Fresnes-en-Woevre, Festival Densités (PBB ONLY)
27/10 : CH - Geneva, AMR
29/10: FR - Nantes, Pannonica
30/10: FR - Paris, Instants  Chavires
31/10: FR - Lille, La Malterie
2/11: CH - Zurich, Kunstraum  Walcheturm

P/B/B
11/11: NO - Bergen, Landmark
14/11: NO -  Trondheim, Fri Resonans Festival
18/11: IT - Palermo, Goethe Institut
20/11: IT - Milan, O Space
21/11: PL - Poznan, Focus  Festival
22/11: DE - Berlin, Italo-Australian MinchiaMash (TBC)
24/11: DE- Berlin, Kule (TBC)


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Data Recensione: 3/3/2009
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