`Schönberg Pierrot Lunaire – Cheap Imitation´ // `Volksmusik´

Autore disco:

Reinhold Friedl & Ensemble Zeitkratzer // Zeitkratzer

Etichetta:

Zeitkratzer Records (D)

Link:

www.zeitkratzer.de

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2008

Titoli:

1) Mondestrunken 2) Columbine 3) Der Dandy 4) Blasse Wäscherin 5) Valse de Chopin 6) Madonna 7) Der Kranke Mond 8) Nacht 9) Gebet an Pierrot 10) Raub 11) Rote Messe 12) Galgenlied 13) Enthauptung 14) Die Kreuze 15) Heimweh 16) Gemeinheit 17) Parodie 18) Der Mondfleck 19) Serenade 20) Heimfahrt 21) O Alter Duft // 1) Batuta 2) Jodler 3) Picior 4) Mountain 5) Bouchimich 6) Holzlerruf 7) Cowbells 8) Lirica 9) Hora 10) Sirba 11) Walz

Durata:

15:33 // 42:49

Con:

Franz Hautzinger, Markus Weiser, Burkhard Schlothauer, Anton Lukoszevieze, Ulrich Phillipp, Reinhold Friedl, Maurice de Martin, Hayden Chisholm, Frank Gratkowski // Franz Hautzinger, Markus Weiser, Burkhard Schlothauer, Anton Lukoszevieze, Ulrich Phillipp, Reinhold Friedl, Maurice de Martin, Hayden Chisholm, Ralf Meinz

due capolavori di arte contemporanea

x e. g. (no ©)

«Un'esperienza così interessante non può certo andarsene a puttane», così terminavo qualche mese addietro un mio articolo sull’ensemble tedesco che, lo ricordo, stava uscendo da un periodo piuttosto problematico. Per mettere a tacere i miei dubbi non poteva esistere migliore risposta di questi due CD che i nostri lettori, a qualsiasi partito appartengano, dovrebbero assolutamente ascoltare.
Il “Pierrot Lunaire” è una delle opere più significative di Schönberg e consiste in un ciclo di 21 lieder, su testi del poeta Albert Giraud, suddivisi in tre gruppi ben distinti composti di sette lieder ciascuno. L’opera venne concepita per l’esecuzione di un piccolo ensemble comprensivo di clarinetto (alternato con il clarinetto basso), violoncello, violino (alternato con la viola), flauto (alternato con l'ottavino) e pianoforte, tale insieme doveva però suonare al completo solo in pochissimi dei brani che compongono l’opera e doveva però combinarsi in diverse conformazioni più ridotte, fino al solo flauto di Der Kranke Mond (e in tutto questo è possibile vedere già una prefigurazione di quella che sarà poi la Company di Derek Bailey). La voce, femminile, doveva prodursi in un'antrisa di cantato e recitato in grado di mettere in luce (restando in sintonia con le varie morfologie dell’ensemble strumentale) i vari stati d’animo attraversati dal protagonista (sofferenza, angoscia, follia, sentimentalismo…). Le due versioni precedenti alle quali far riferimento sono doverosamente quella dell’Ensemble InterContemporain diretto da Pierre Boulez (del 1977) e quella dell’Ensemble Modern diretto da Peter Eötvös (1991). Tali versioni, pur nella loro evidente diversità e pur rappresentando entrambe una boccata d’aria fresca, restavano fedeli ai principali dettami dell’autore (durata dell’opera, circa 35 minuti, voce femminile d’impostazione operistica e struttura dell’ensemble). Ed ecco che l'interpretazione data dagli Zeitkratzer si propone come un'autentica patata bollente destinata ad appassionare e far discutere. I dettami schönberghiani vengono apertamente sconvolti: esasperazione del semirecitato ad opera di una voce maschile, operazione suntoria che riduce la durata dell’opera a circa 15 minuti e stravolgimento dell’ensemble strumentale (vengono introdotti contrabbasso e percussioni mentre non c’è traccia di ottavino e viola). E tutto questo non va visto affatto come una semplice stranezza estemporanea o come una mania malignamente dedita al culto dello stravolgimento interpretativo, giacché qui v’è proprio una rivoluzione del concetto d’interpretazione: non è più l’ensemble e/o l’interprete che deve adeguarsi alla composizione bensì è quest’ultima che dev’essere adeguata alla realtà dell’ensemble e/o dell’interprete. Se queste sono le linee generali, altrettanto interessanti appaiono alcuni particolari, quali il titolo che apertamente richiama la versione per solo piano che John Cage aveva fatto del “Socrate” di Satie (“Cheap Imitation”)… un titolo, ‘imitazione di poco valore’, che comunque dichiara deferenza nei confronti dell’opera nella sua concezione originaria. Molto ci sarebbe poi da dire sulla voce di Markus Weiser, che sfugge i caratteri operistici per un semi-recitato dai tratti ubriachi che ricorda il Nicolas Bussmann degli Ich Schwitze Nie.
Ancor più interessante, se possibile, è “Volksmusik” (traducibile con ‘musica folk’) che vede l’ensemble cimentarsi con certe musiche popolari della mitteleuropea, quali il valzer, lo yodel, le musiche del folklore bulgaro, rumeno e/o balcanico. Nell’approccio dell’ensemble berlinese non v’è però traccia di nu folk né v’è il tradizionale atteggiamento museale, e i riferimenti vanno piuttosto ricercati in ensemble degli anni ‘70 quali la Portsmouth Sinfonia o le orchestrine della ICP. Cioè siamo dinnanzi a riletture ‘scorrette’, sanguigne ed essenziali, che vanno a coprire un arcobaleno adagiato fra Béla Bartók ed i Kletka Red. Sembra però che gli Zeitkrazer seguano un percorso a ritroso, a differenza di Bartók, rivolto verso un ‘involgarimento’ dei materiali, e in tal senso m’hanno fatto pensare all’accoppiata Monni~N.E.E.M.. La registrazione in pubblico rende in modo splendido tutta questa trasgressione fatta di dissonanze, accelerazioni, decelerazioni e altri accidenti messi in piazza da un motore perfetto, costruito con pezzi d’alta qualità assemblati con assoluta maestria. L’impatto è dei migliori e il risultato è travolgente.
Sì, sembrano voler dire gli Zeitkratzer, è possibile affrontare la tradizione con un atteggiamento realmente creativo e moderno. Bravi.
Attendiamo ora la tripla collaborazione (con Carsten Nicolai, Terre Thaemlitz e Keiji Haino).


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Data Recensione: 21/4/2009
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