`Stompa og stine´ // `Amber´ // `Le Lieu´ // `New sad epilogue of my nice electronic composer´ // `Copie´

Autore disco:

Sinnataggen // Dead Wood // Guillaume Gargaud // Venta Protesix // Rainer Lericolais

Etichetta:

Dirty Demos (GB) // Dirty Demos (GB) // Dirty Demos (GB) // Setola di Maiale (I) // PPT/Stembogen (F)

Link:

www.dirtydemos.co.uk
guillaume.gargaud.free.fr/
www.myspace.com/ventaprotesix
www.myspace.com/lericolaisrainier
www.e-ppt.net/

Formato:

CD-R // CD-R // CD-R // CD-R // CD

Anno di Pubblicazione:

2008 // 2009 // 2008

Titoli:

1) for h guerber 2) smaller space 3) how one week 4) across m + f 5) du er pen 6) 3 rolls 7) hoy // 1) more at home than home 2) for you 3) proXXX skip 4) time from a different clock 5) widescreen 6) VZ-1500 7) song for show // 1) Téphrosia 2) Les sucs et les huiles 3) Mille plis 4) Au milieu 5) Les feuilles des forests vierges 6) Le lieu 7) Serpentine // 1) televideo 2) you can see your smile because I have found your frailty in a very depression world 3) my memories laptop 4) two days on the clouds 5) love in a new form of loniless 6) the Sunday rain kills my intimacy 7) while I tap your lips for the last time 8) romantic cornflakes in an aseptic kitchen 9) frama in salerno 10) my girl is sick with her i-pod 11) a small message from xs stationery 12) the sad epilogue of my emotional states // 1-19) tracce nominate col la loro durata

Durata:

28:44 // 35:17 // 46:00 // 65:00 // 51:00

Con:

Trevis Hamish, Adam Baker, Guillaume Gargaud, Italo Belladonna, Rainer Lericolais

Laptop music tra modernariato ed antimodernariato

x Salvatore Borrelli

Cominciamo questo piccolo 'lucernario della brevità' col secondo Sinnateggen ed i suoi scarsi 30 minuti che vanno avanti senza troppe sorprese ma che male non fanno. Una degna prova che potrebbe essere l’effetto di una persona rimasta chiusa in un armadio per una decina d’anni insieme al suo immaginario prima metà anni novanta e messo fuori adesso: 30 minuti che dicono tanto su ciò che è accaduto nell’elettronica più leggera ed a tratti spicciola, ma che non hanno alcun potere seduttivo per un orecchio attento a questi suoni. L’ennesima cazzata, insomma (comprese quelle porcherie che consistono nel prendere un field recordings e farlo andare in loop sempre alla stessa maniera, aggiungendoci della melodia attorno). La confezione è stupenda, formato 7” di cartone, con dentro il disco meno stupendo, insomma.

Di bel altro calibro ed altra stazza, il disco di Dead Wood, anche proprietario della Dirty Demos, con all’attivo diversi lavori quasi tutti introvabili. Micromaterie più o meno flessibili attraversano lo spazio sonoro costellato da movimenti grigi e ripetuti, come fascicolazioni nervose, dense di industrialismi e di glitches affastellati su schermaglie assai morbose. Chiaramente, il brivido dell’innovazione, se funziona l’equazione tecnologia uguale materia, è certamente meno fervido, e per certi versi latita anche da queste parti, ma in più di un’occasione ho rimarcato che il 'glitch' è davvero una forma perversa di comunicazione, una comunicazione quasi non verbale e come tutti i linguaggi 'minori', il suo limite supremo è dato dalla disfunzione che produce o viene prodotta nei confronti di un diverso modo di percepire o introiettare il senso stesso in ciò che accade. In sostanza, queste forme di 'glitches' dovrebbero riguardare quasi un genere a parte, appellarsi ad un linguaggio 'a parte' ed essere confrontate in consonanza a questa lingua che scorre più nei meandri di un HD conformazionale che nei cervelli o nelle ossa di chi la (s)produce. Come potrebbe funzionare se funzionasse? Cosa accade dentro queste macchine binarie che si sprofondano e si accarezzano senza sangue, senza fisicità? Dead Wood ci fornisce una sorta di micromeccanica della fruizione, ovvero una specie di metastasi interconnettiva, in cui in maniera non troppo opposta a Freiband, una serie di dati, originariamente 'di linguaggio sonoro' si affrontano su di un’arena non più 'sonora' e fanno una specie di lotta sotterranea per emergere in forme ancora più sottocaricate di parola, e di perché. È una materia senz’altro angosciante, e funziona bene nonostante i tempi che scorrono (o corrono, come preferite voi).

Guillaume Gargaud è un musicista francese, e già a partire dal suo sito, sono riscontrabili forte appartenenze alla musica di Alva Noto e consorti. Si tratta di un suono che sta in maniera equamente distante da certa ambient senza troppi squilibri, il glitch algoritmo-numerico della Raster, e qualche timidissima vicinanza a certa Drone Music prodotta dalla risonanze delle corde. Anche in questo caso, il limite tra 'scadenza' temporale (questo materiale scade oppure no? Ha una data di 'chiusura'?) e 'individuazione' (panoptica) è piuttosto debole, e forse, il fatto che dischi come questo finiscano in una manciata di copie su cd-r (in tal caso 150), già prescrive una datazione per un suono che certamente non può dichiararsi decisivo. Tuttavia, il materiale presenta anche momenti di abbandono, talvolta su derivazioni kraute (com’è il caso del terzo pezzo), ma nell’insieme, l’accostamento cadenzioso-percussivo di alcune tracce nonché un certo gusto sintattico, non fanno emergere questi suoni al di sopra di una certa (piatta) media.

Di ben superiore attenzione è il materiale rovesciato dentro il primo lavoro di Venta Protesix, laptoppiano salernitano, che sta al nome di Italo Belladonna. Di Italo, avevo seguito già dai suoi primi timidi tentativi, il percorso che l’ha portato a questo disco, finalmente nelle mie mani. Cosa dire? Più che dalle parti di Fennesz, stiamo dalle parti di una Tokyo bombardata dietro dosi massive di Anime, di isolazionismo interiore, di forti ascendenze e connotazioni iperspaziali. È un gesto algoritmico che pazienta di sorgenti ed iconografie da macchina solida, in un continuo gioco dada, a volte scoordinato ed autoreferenziale, altrimenti in sapienti (e poetiche) dosi di spazialismi 'epigolanti' ed 'epigoni' che si crashano e vengono ricollocati al contrario, ora solo come dei tessuti-indumenti, talaltra dal di fuori ottenendo microscaglie prolungabili attorno a patchwork imbottite di ferraglia tritabyte. Potrebbe e può, questo gioco, richiamare in causa quel particolare genere da laptop che va sotto il nome di 'post-digital' ad indicare il fatto che, a farne battente non sono solo forbici e matite, ma direzioni dimensionali pendenti, frutto di un neo-nomadismo sonoro che fa da archetipo a tutte le striature e le latitudini della classica musica da laptop. E per giunta questi materiali si pregiano di una decisiva dose di caos (caos procurato dall’assenza d’intervalli) e da una concezione piuttosto macromatica dei segnali che s’innestano tra loro già nel primo venir-fuori, senza alcun riguardo per la sosta, la scelta, e con forti dosi di inadattabilità. È certo difficile, ma questo già si sapeva, al giorno d’oggi, fare di questi suoni la propria 'matrice', ovvero presentarsi con una mega-individuazione tale da diventarne 'proprietario', più che di copyright della canzone andrebbero indagati il copryrigh del genere, del software, e fare il possibile affinché ci sia sempre meno software e più sangue libero, ma non credo che questo sia stato il problema originario di Italo, che se non altro, in questo primo lavoro, ha fatto esplodere, ed ha riversato già tutta la sua ricerca antecedente in gioco. Lo attendiamo alla prossima prova, sperando che non disdegni la natura materica dei suoi lavori, e che lavori più sul toglimento che sulle aggiunte.

Concludiamo questa carrellata, col disco che ho più amato del lotto, trattasi di un lavoro di Rainer Lericolais, chiamato “Copie”, che sta qui dentro sia per la consonanza al laptop-oriented, ma che ci starebbe meno bene, trattandosi di un disco del 2005 (è solo per questa ragione che non è disco 'top'). Il suo avvicinamento più tangibile per quella che ne è la sua parte concretistica-puntillosa è certamente da ritrovare nei materiali di Lionel Marchetti, mentre tutto ciò che lo compone in termini di struttura sonora, sarebbe ricercabile in un Andrew Liles, meno di maniera e più aperto a certi suoni di frontiera. La 'copia' non è ciò che dell’origine 'salta' (e di salti qui ce ne sono, eccome) ma per copia qui si allude evidentemente alla fetta di 'mondità' che qui dentro si ri-copia per slabbrarsi, irradiarsi, ondeggiare su stratosfere inquiete, e distintamente minerarie, tra opposizioni che vanno da suoli neoclassici a spazi paleontolitici del suono (non è un dj che si diverte ad accostare, quanto una mitragliatrice periferica che spara colpi alla schiena per creare-differenza, per disorientare in micro convalescenze rizomatiche, in tribù sonore, con geometrie altalenanti tra neoclassico e Otomo Yoshihide). Si può parlare di amore per la stasi, di amore per passaggi interrotti, di un amore che ha un suono più spaventoso di qualunque suono stridente che si lasci stare e che lasci andare la memoria. “Copie” brucia come un fendente di “Tokyo Fist”.


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Data Recensione: 24/9/2009
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 Archivio dell'anno 2009 ...

`Nasprias Cave´ // `Utopos´  

`Caves´  

`Breathing gadgets´ // `Alter.tenacio´ // `Irrelevance.aif ´  

`Poets And Pornstars´  

`Branded On My Skin´  

`Letters´  

`Bitter Sweet´ // `Hi Bi No Ne´  

`Interference´ // `Chromatophore´  

`Lili Refrain´  

`Soundpostcards´ // `We Could for Hours´ // `The First Born´  

`A Hull full of Oil´  

`Songs to Defy´  

`Homework´  

`Cascades´  

`Laminae´  

`Songs for Zev Asher Before He's Dead´  

`Merveilles´  

`24 Pictures at an Exhibition, 2005´ // `Licht Himmel´ // `Five Electrical Walks´  

`Lonius´ // `frcture´  

`Hated By Butterflies´ // `Research´  

`Domenica 12 ottobre in Melbourne´  

`Rmxd By Daniele Brusaschetto´  

`Lifeline´  

`The Harmony Of Contradictions´  

`Where has it gone, all the beautiful music of our grandparents? It died with them, that’s where it went...´  

`I Noitasi Inoi´  

`Kane-i-kokala´  

`Cheap Material Music´ // `The Bujùn Freak Show´ // `Voodoo Rewark & Video´  

`Money’s On Fire´  

`10 Taxonomical Movements´ // `Animali´  

`Invite The Spirit 1983´ // `Invite The Spirit 2006´  

`Beyond Quantum´  

`Pink Violin´  

`Fortune´ // `Arezzzo, Libreria Universitaria Leggere / 23 Ottobre 2008´  

`Il Debutto´  

`Schönberg Pierrot Lunaire – Cheap Imitation´ // `Volksmusik´  

`Casa´  

`The Silence Of Love´ // `Faces In The Rocks´  

`Revolutionary Ensemble´  

`Jeff Carey´s MoHa!´ // `One-Way Ticket To Candyland´  

`Helium Bliss´  

`Silver Shoals of Light´  

`Out of space festival of performance + sound installation....´  

`4 Sonatas For Electroacoustic Thoughts´  

`Dark Horses EP´  

`The Private Language Problem (New Electro-acoustic Compositions, 2001-2007)´  

`Live At L’Usine´  

`ExAlto´  

`The Rest, I Leave To The Poor´  

`Seductive Sabotage´ // `The Mystery of guests´ // `Rigop Me´  

`Tarlo Terzo´  

`PhonoMetak Split 10-inch Series´ // `Avorio erotic movie´ // `Garage Blu´  

`Experimental Open Session @SPM Ivan Illich´  

`This Coming Gladness´  

`Centre Of Mass´  

`The Footpath´  

`To Extend The Visibility´  

`X-mas party´  

`Gadamer´  

`Lauluja surun kaaresta´ // `Aalto´  

`La Quarta Dimensione´  

`Gariga´ // `Asp/Sec_´  

`Rhaianuledada (Songs To Sissy)´  

`Salvate il mio maglione dalle tarme´  

`Dark Night´  

`120 Midtown Blues´  

`Creek Caught Fire´  

`Night time recordings from Göteborg´  

`Estado Líquido´ // `Armiarmak´  

`Libro Audio´  

`Be Glad You Are Only Human´  

`Great Surround´  

`Musica per un anno´ // `Musica endoscopica´  

`Rumor Vincit Omnia´  

`Po(p)tential´  

`Quartet´  

`IIII\II´  

`xNObbQx / Harshcore split´  

`Between Love and Hate´  

`Tutti i colori del silenzio´  

`Still Life With Commercials´  

`Yuan´  

`Weeds´  

`Musicforshipwrecks´  

`Gala Drop´  

`Patterns of Plants II´  

`Relive´  

`Discard Hidden Layers?´ // `Realgar´  

`On War´  

`An Embassy to Kokus and Korus´  

`The House on the Causeway´  

`Old Red City (Live at Crash)´ // `Gluck Auf´  

`Lendormin Live´  

`Burning With Your Old Joy In The Terminal Sun´  

`Without Sinking´  

`Ci diamo allo sperimentale?´  

`Turra´  

`Sings´  

`Ecosphere´  

`Details not Recorded´  

`Si si´  

`In Field & Town´  

`Supper´  

`The End of the Empire´  

`Porte d’octobre´  

`Bootleg Series I´ // `Bootleg Series II´  

`Canaries on the Pole #2´ // `Clair Obscur´  

`Fire Department and Rescue Squad´  

`Standards (Brussels) 2006´  

`Volume 1´  

`Web Edition Series´ // `Black Corner (After The Beat Sessions)´  

`Stompa og stine´ // `Amber´ // `Le Lieu´ // `New sad epilogue of my nice electronic composer´ // `Copie´  

`Separations´ // `Split CD´ // `Seven Ways´ // `Truth Behind The Curtain´ // `Grains´  

`Facial´  

`Gluck Auf´  

`From Now On´ // `Light´  

`Im Innersten´  

`Ki-date´  

`2008.5.1 Akihabara Club Goodman, Tokyo´ // `Ichi to Ichi ga Kasanatte Shimaumade´ // `Live February 21, 2008´ // `Live DVD Atak Night 3´  

`Miss Dove Mr. Dove´  

`To Be Still´  

`Pappelallee 5´  

`Balera Metropolitana´  

`The Webster Cycles´ // `Occasional Music´  

`Gravida´  

`Amon vs. Mortar´ // `Ustrina´  

`Without You I’m Napping´  

`Success Planetarie International´  

`Ichi to Ichi to Ichi ga Kasanatte shimaumade – Live at Mission’s´  

`Shall I Download A Blackhole And Offer It To You´  

`La vedova di un uomo vivo´  

`Hey! Tonal´  

`Il tempo … tra le nostre mani, scoppiaaaaaaaaaaaaaaaaa!´ // `Eclipse´  

`El osceno pàjaro de la noche´ // `Escape´ // `Live in Oblomova´  

`Conic Folded´  

`Tutto Bano´  

`Collected Works´ // `We could for hours´ // `Thoughts melt in the air´ // `Crash test one´  

`Spiral´  

`Scum From The Sun´  

`Before You Left´  

`Il De’ Metallo´  

`Wounded Breath´  

`I’m Normal, My Heart Still Works´  

`String Quartets [1 & 2]´  

`Local Customs´  

`Class Insecta´  

`Sfortuna´  

`Electronics´  

`Procession Of The Great Ancestry´ // `Compassion´ // `America´  

`The 21st Century Hard-Y-Guide-Y Man´ // `Reverb´ // `Saa Mannakada Donna Kanji´ // `Ashita arufabetto ga, kiete shimaimasu yo ni´  

`Growing Heads Above The Roof´  

`Live at Novarajazz 2009´