`Separations´ // `Split CD´ // `Seven Ways´ // `Truth Behind The Curtain´ // `Grains´

Autore disco:

Giampiero Riggio // Family Battle Snake / We Wait For The Snow // Enfer Boreal // Truth Behind The Curtain // Grains

Etichetta:

Centre of the Wood (I)

Link:

www.centreofwood.com/

Formato:

CD-R // CD-R // 3”CD-R // CD-R // CD-R

Anno di Pubblicazione:

2008 // 2009 // 2009

Titoli:

1) separation I (souvenir) 2) separation II (reverb) 3) separation III (my neck) 4) separation IV (nails) 5) separation V (deadspace) 6) separation VI (the evening, naked) 7) separation VII (smell) 8) separation VIII (skeletons) 9) separation IX (springtime) // 1) Impudenz Im Grunewald Teil I 2) Impudenz Im Grunewald Teil II 3) Acasta Gneiss (and the sheep eyes) 4) Tribute 5) Dialogue with a Ceribou Skull 6) Awakening in the Forest // 1) You say seven, I see five 2) Dust whipers, chocolate tooth, lost jewel // 1) wind tales 2) la réflexion du peuplier 3) underground forest 4) an ode to toads 5) tra-la-la swamp 6) back in town // 1) intro 2) grains 3) only the forgiven 4) should there be a tomorrow? 5) seeds of change 6) my watch is broken 7) lakeside morning 8) photos from life past 9) dreams of valor 10) bubbles in first class 11) bag of garbage 12) a beautiful mess 13) serpent’s allure

Durata:

33:51 // 40:59 // 19:22 // 26:44 // 78:33

Con:

Giampiero Riggio, Federico Lupo // Family Battle Snake / Andrea Penso // Maxime Primault // Truth behind the curtain, Jamie Thomson // Rob Williams

Alcuni dischi per comprendere come sia possibile unire raffinatezza, anima e mezzi valorosamente poveri

x Salvatore Borrelli

“Separazioni” è il titolo di un luminoso disco di Giampiero Riggio, che per quanto mi riguarda, inserirlo al top era il minimo che si poteva fare... tuttavia trattasi di un lavoro già 'intercorso', uscito in 80 straordinarie copie dalla straordinaria “Centre of the Wood”, ed ora introvabili. Credo che la musica abbia il potere di 'segnare' certi stati di grazia o certi innamoramenti, e “Separations” è sostanzialmente quello che sogniamo da un amore più o meno decisivo. Nato da un particolare incrocio tra Robot ate me, Wilfred, e qualcosina di buono che c’è ogni tanto in certa musica di Popolous, “Separations” già nel primo fondamentale brano, si veste di una nostalgia latente e drammatica, tagliente ed inflessiva, sotto la forma di ballads autunnali. La seconda traccia mette in scena un’epopea che starebbe benissimo in un disco dei Books, gli iniziali arpeggi di chitarra di (My necks) fanno contralto con la frase ripetuta, sempre sottovoce, da cui si dipanano organetti e tastiere che danzano su paesaggi viscerali, oceanici. Ciò che colpisce immensamente è la cura dei dettagli, e le grandiose risorse di Riggio per ciò che concerne la cura degli ingranaggi meccanici, gestiti perfettamente in un crescendo di lirismo e forma melodica, impreziositi da spettacolare gusto degli arrangiamenti. Si tratta di un disco che parla d’amore, non di quegli amori violenti, ma di quei sottili turbamenti dell’anima, e stupisce e non poco, che da queste parti, in Italia per intenderci, si possa fare musica con tanta consapevolezza senza risultare né stucchevoli né mielosi. Siamo dalle parti del capolavoro. Ed aspettiamo la prossima prova con grande speranza che sia immensa quanto questa. Da notare che il disegno di Federico Lupo all’interno del disco, è bello e prezioso quanto il disco che lo ospita e che può essere inteso come una sua continuazione figurativa.

Proseguiamo sui lidi di Centre of the Wood, con uno split, tra l’altisonante Family Battle Snake e We Wait for the Snow (ovvero Andrea Penso, anche gestore dell’etichetta romana). Le due traccie di Family Battle Snake non sono molto lontane nell’impostazione minimale e catatonica, nonché nel gusto monocromatico e stirato di certi materiali iperminimalisi di Tony Conrad. L’unica differenza è che qui il Dio-istinto predomina e la coloritura, che talvolta diventa spessa, e talvolta paurosamente dronica, si manifesta sull’orda di un rituale macabro, a metà notte tra Silvester Anfang e certi presagi di North Sea (cosa che si sente soprattutto negli arpeggi del secondo brano). L’intenzione è quella della dissonanza ad oltranza, della ripetizione senza fuoriuscita, come si trattasse di un lungo loop alla Steve Roden, volontariamente noncurante, ma con la sua giusta dose di persistenza ed arbitrarietà compositiva. Le traccie di Andrea Penso invece, sono materiale da INLAND EMPIRE: sembrano dirottate da una di quelle stanze non comunicanti, disseminate tra spazi che si rimbalzano contro e che si riaprono come degli impasti interminabili in flashback cumulativi, materici, vivi. Bisogna ammettere che la direzionalità, la provenienza o meglio l’andare di certa folk-rituale, per intenderci quella fatta di feedback e droni bassi, ha il brutto limite di non avere 'referenzialità', ovvero di smarrirsi in certi giochi più d’astuzia e d’effettistica, che di marcata materia umana. È un rischio che qui non esiste: una prova su tutte è la marcia siderale di Tribute che sembra segnata da una fuga ad oltranza su territori impervi, massacrati, dove a parlare è la natura misteriosa dell’umano, del soggetto, di chi c’è dietro, più che un paio di note mantenute a lungo. Gli accostamenti, a parte la materia lynchiana, si potrebbero trovare in David Maranha, nei suoi primi dischi come Osso Exotico, in quelle lunghe marce funebri, e decadenti, e l’anima di questi pezzi che viaggiano tra materie stellari ed incandescenze termiche, in fin dei conti è ravvisabile nei lavori più datati dei Current ’93: medesima solitudine, medesimo incedere.

Il 3” di Enfer Boreal prosegue la via di questo musicista francese nella dronica isolazionistica a connotazione 'forestiera'. Di che si tratta? Di una speciale vocazione a trasformare il vuoto, le onde basse, i suoni naturali in una giungla di alberi, foglie, squarci e latrati misteriosi e cinematici. Sia chiaro, si tratta di un gioco particolarmente praticato da quel fondamentale collettivo che è stato ben catturato nella Jewelled Antler Library da Porter Records, o circuiti seguiti con professionale vocazione da gente come Tim Coster o Loren Chasse; ma tuttavia è un percorso che affascina e che ha bisogno di poco, di pochi materiali, di una disposizione ben temprata per accadere e farsi. Del lotto è sicuramente il disco meno 'forte' ma non per questo non vale la pena di ascoltarlo, magari andandosi a cercare il lavoro su Ruralfaune, più variegato ed ispirato di questo.

Altro francese, ma con molte più carte da giocare, è Truth Behind the Curtain, che a quanto ne so, sta al suo esordio. Il suo disco omonimo è straordinario, quanto straordinaria è la chitarra dello scozzese Jamie Thomson che accompagna i field recordings di Truth Behind the Curtain nel quarto brano del disco, An ode to toads. Qui siamo dalle parti di un incrocio tra saudade, Lichens, alcuni lividi disorientamenti da psichedelica floydiana. La fotografia-apribile-poster che accompagna il disco di Andrea Penso “Passato confuso” spiega molto bene le ragioni che animano questo progetto, se non lo si capisse dai suoni stessi: è un bosco ripreso da lontano ma potrebbe trattarsi si una sfumatura della mente, di un’onta, o di un’ombra indelebile che fa da Gestalt al vuoto che l’accompagna dal di sotto. Come detto, implicazioni simili non sono nuove nella musica sulla scia di 'una chitarra + volatili'; non è nuova la commistione tra materia sonora naturale e chitarre vagamente raga, arpeggiate con calma e senza particolari tecnicismi, ma è senz’altro da queste parti che si dovrà guardare se si ritiene che la musica abbia un suono più potente di molte cose gridate e suonate senza sosta: è una colonna sonora per grandi viaggi mentali, un po’ com’è stata la musica dei Popol Vuh per generazioni di ascoltatori. E di musica com’è questa ce n’è sempre bisogno in tempi bui come questi.

Per finire il lotto capitolino, c’è la classica ciliegina sulla torta. Se per i più il nome Rob Williams non ricorderà niente, ma è certo ancora molto forte il ricordo della sua band principale: gli Ubzub, gruppo bizzarro e malato, che in quel grande calderone fondamentale che fu la No-Wave, con due dischi altrettanto malati, facevano il verso ai Residents. Ora Rob si è messo in proprio; ha cambiato completamente scenario ma è altrettanto un outsider come lo fu il suo gruppo. Grains è infatti il suo nuovo progetto acustico, che più che stare alla New Weird America, sta a certe solitarie ballate che si mantengono in uno strano equilibrio tra Michaell Gira, Drekka e Rivulets. Grandi plettrate con dentro riverberi e sangue, voce più o meno monocorde e mascherata, alcuni strumenti elettronici da decoro che girano su due o tre note eseguite con stanchezza e fare anarchico. Sono canzoni che potrebbero non finire, perché hanno un assetto quasi sempre disperato e livido: ogni tanto il gioco Ubzub ritorna in qualche chorus sotto la voce (come nella quarta traccia) ed in una certa lunghezza complessiva, che rappresenta in effetti il vero limite del disco. È una musica, che per quanto 'drammatica' e forse sentita, ha meno 'spessore' e forza di quella di un tempo… ma in ogni caso bisogna ascoltarla, solo per rendersi conto di come sia passato (bene) il tempo. È tuttavia innegabile come in più di un caso, le rigide sedimentazioni che si creavano nei generi fino a qualche decennio fa, sono completamente scomparse, ed è altrettanto nostalgico ricordarmi 10 anni fa, molto più spensierato di adesso, e riscoprire che l’amore per la musica è infinito: presenziavamo ai concerti dentro posti osceni, sotto terra, con i Lake of Dracula accanto agli Ubzub, Zeek Sheck e Flying Luttenbachers che sembravano le cose più 'out' che si potessero ascoltare, ed ora, amiamo gli spazi aperti giocando nei campi del signore.


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Data Recensione: 23/9/2009
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 Archivio dell'anno 2009 ...

`Nasprias Cave´ // `Utopos´  

`Caves´  

`Breathing gadgets´ // `Alter.tenacio´ // `Irrelevance.aif ´  

`Poets And Pornstars´  

`Branded On My Skin´  

`Letters´  

`Bitter Sweet´ // `Hi Bi No Ne´  

`Interference´ // `Chromatophore´  

`Lili Refrain´  

`Soundpostcards´ // `We Could for Hours´ // `The First Born´  

`A Hull full of Oil´  

`Songs to Defy´  

`Homework´  

`Cascades´  

`Laminae´  

`Songs for Zev Asher Before He's Dead´  

`Merveilles´  

`24 Pictures at an Exhibition, 2005´ // `Licht Himmel´ // `Five Electrical Walks´  

`Lonius´ // `frcture´  

`Hated By Butterflies´ // `Research´  

`Domenica 12 ottobre in Melbourne´  

`Rmxd By Daniele Brusaschetto´  

`Lifeline´  

`The Harmony Of Contradictions´  

`Where has it gone, all the beautiful music of our grandparents? It died with them, that’s where it went...´  

`I Noitasi Inoi´  

`Kane-i-kokala´  

`Cheap Material Music´ // `The Bujùn Freak Show´ // `Voodoo Rewark & Video´  

`Money’s On Fire´  

`10 Taxonomical Movements´ // `Animali´  

`Invite The Spirit 1983´ // `Invite The Spirit 2006´  

`Beyond Quantum´  

`Pink Violin´  

`Fortune´ // `Arezzzo, Libreria Universitaria Leggere / 23 Ottobre 2008´  

`Il Debutto´  

`Schönberg Pierrot Lunaire – Cheap Imitation´ // `Volksmusik´  

`Casa´  

`The Silence Of Love´ // `Faces In The Rocks´  

`Revolutionary Ensemble´  

`Jeff Carey´s MoHa!´ // `One-Way Ticket To Candyland´  

`Helium Bliss´  

`Silver Shoals of Light´  

`Out of space festival of performance + sound installation....´  

`4 Sonatas For Electroacoustic Thoughts´  

`Dark Horses EP´  

`The Private Language Problem (New Electro-acoustic Compositions, 2001-2007)´  

`Live At L’Usine´  

`ExAlto´  

`The Rest, I Leave To The Poor´  

`Seductive Sabotage´ // `The Mystery of guests´ // `Rigop Me´  

`Tarlo Terzo´  

`PhonoMetak Split 10-inch Series´ // `Avorio erotic movie´ // `Garage Blu´  

`Experimental Open Session @SPM Ivan Illich´  

`This Coming Gladness´  

`Centre Of Mass´  

`The Footpath´  

`To Extend The Visibility´  

`X-mas party´  

`Gadamer´  

`Lauluja surun kaaresta´ // `Aalto´  

`La Quarta Dimensione´  

`Gariga´ // `Asp/Sec_´  

`Rhaianuledada (Songs To Sissy)´  

`Salvate il mio maglione dalle tarme´  

`Dark Night´  

`120 Midtown Blues´  

`Creek Caught Fire´  

`Night time recordings from Göteborg´  

`Estado Líquido´ // `Armiarmak´  

`Libro Audio´  

`Be Glad You Are Only Human´  

`Great Surround´  

`Musica per un anno´ // `Musica endoscopica´  

`Rumor Vincit Omnia´  

`Po(p)tential´  

`Quartet´  

`IIII\II´  

`xNObbQx / Harshcore split´  

`Between Love and Hate´  

`Tutti i colori del silenzio´  

`Still Life With Commercials´  

`Yuan´  

`Weeds´  

`Musicforshipwrecks´  

`Gala Drop´  

`Patterns of Plants II´  

`Relive´  

`Discard Hidden Layers?´ // `Realgar´  

`On War´  

`An Embassy to Kokus and Korus´  

`The House on the Causeway´  

`Old Red City (Live at Crash)´ // `Gluck Auf´  

`Lendormin Live´  

`Burning With Your Old Joy In The Terminal Sun´  

`Without Sinking´  

`Ci diamo allo sperimentale?´  

`Turra´  

`Sings´  

`Ecosphere´  

`Details not Recorded´  

`Si si´  

`In Field & Town´  

`Supper´  

`The End of the Empire´  

`Porte d’octobre´  

`Bootleg Series I´ // `Bootleg Series II´  

`Canaries on the Pole #2´ // `Clair Obscur´  

`Fire Department and Rescue Squad´  

`Standards (Brussels) 2006´  

`Volume 1´  

`Web Edition Series´ // `Black Corner (After The Beat Sessions)´  

`Stompa og stine´ // `Amber´ // `Le Lieu´ // `New sad epilogue of my nice electronic composer´ // `Copie´  

`Separations´ // `Split CD´ // `Seven Ways´ // `Truth Behind The Curtain´ // `Grains´  

`Facial´  

`Gluck Auf´  

`From Now On´ // `Light´  

`Im Innersten´  

`Ki-date´  

`2008.5.1 Akihabara Club Goodman, Tokyo´ // `Ichi to Ichi ga Kasanatte Shimaumade´ // `Live February 21, 2008´ // `Live DVD Atak Night 3´  

`Miss Dove Mr. Dove´  

`To Be Still´  

`Pappelallee 5´  

`Balera Metropolitana´  

`The Webster Cycles´ // `Occasional Music´  

`Gravida´  

`Amon vs. Mortar´ // `Ustrina´  

`Without You I’m Napping´  

`Success Planetarie International´  

`Ichi to Ichi to Ichi ga Kasanatte shimaumade – Live at Mission’s´  

`Shall I Download A Blackhole And Offer It To You´  

`La vedova di un uomo vivo´  

`Hey! Tonal´  

`Il tempo … tra le nostre mani, scoppiaaaaaaaaaaaaaaaaa!´ // `Eclipse´  

`El osceno pàjaro de la noche´ // `Escape´ // `Live in Oblomova´  

`Conic Folded´  

`Tutto Bano´  

`Collected Works´ // `We could for hours´ // `Thoughts melt in the air´ // `Crash test one´  

`Spiral´  

`Scum From The Sun´  

`Before You Left´  

`Il De’ Metallo´  

`Wounded Breath´  

`I’m Normal, My Heart Still Works´  

`String Quartets [1 & 2]´  

`Local Customs´  

`Class Insecta´  

`Sfortuna´  

`Electronics´  

`Procession Of The Great Ancestry´ // `Compassion´ // `America´  

`The 21st Century Hard-Y-Guide-Y Man´ // `Reverb´ // `Saa Mannakada Donna Kanji´ // `Ashita arufabetto ga, kiete shimaimasu yo ni´  

`Growing Heads Above The Roof´  

`Live at Novarajazz 2009´