`Stella del mare´

Autore disco:

Joseph O’Connor

Etichetta:

Guanda (I)

Link:

www.guanda.it

Formato:

libro

Anno di Pubblicazione:

2003

Titoli:

1) citazioni 2) Proogo 3) Capitolo I - XXXIX 4) Epilogo 5) Fonti e ringraziamenti 6) indice

Durata:

416 pagine

Con:

Joseph O’Connor

storia di un’epopea senza eroi

x etero genio (no ©)

Questo romanzo mi ha riappacificato con Joseph O’Connor, dopo la delusione provocata da “La fine della strada”, un autore che avevo scoperto leggendo quello splendido gioiello che è “Il rappresentante”. La scrittura è tratteggiata con padronanza e i personaggi con vivida maestria, gli intrecci e le ricuciture fra le loro storie si incastrano in modo geniale e la rivelazione degli arcani è elargita con la giusta parsimonia, in modo di destare l’interesse del lettore senza soffocarne la fantasia o assassinarne le supposizioni.
Il libro è ambientato a metà dell’Ottocento, durante una grave carestia che colpì l’Irlanda, ed è il frutto di un’accurata ricerca storica effettuata dall’autore. La narrazione è ordinata come se fosse una raccolta di documenti e di testimonianze, avendo per sfondo l’Oceano Atlantico e come ambiente in cui si svolgono i fatti la Stella del Mare, una nave che fa la spola fra l’Irlanda e l’America. Ma i fatti si dilatano, seguendo la vita dei personaggi, al di là e al di qua dell’Atlantico, fino a perdersi nelle lotte per l’indipendenza in Irlanda e per l’emancipazione dalla schiavitù in America.
Ma al di là delle singole storie, e al di là dei conflitti, “Stella del mare” è soprattutto un libro sull’emigrazione, su questo fenomeno che porta grandi masse umane a spostarsi da una parte all’altra del pianeta, e basta fare dei raffronti per capire come i bisogni che muovono le emigrazioni, i meccanismi che le sostengono, le tragedie che le accompagnano, le leggi che le regolano e i profitti che (per alcuni) ne derivano non sono certo cambiati. Un episodio mi ha fatto ripensare a quel ragazzo africano che si era nascosto sotto la carlinga di un aereo, o qualcosa del genere, arrivando a destinzione congelato.
Ma una lettura attenta fa intuire che tante altre cose non sono cambiate. Fra le cose che O’Connor lascia dire ai suoi personaggi c’è più di una rivelazione, cose che magari già sappiamo, ma sulle quali non ci soffermiamo mai a riflettere.
Parlando di cantastorie, ad esempio, a pagina 98 è scritto: ‘E pazienza se raramente inventavano nuove melodie, ma riprendevano quelle vecchie e già note a tutti: come vinai che versano il nettare novello nelle splendide bottiglie del passato. Semmai, anzi, questa consuetudine valeva loro un’ammirazione ancora maggiore. Il loro vino aveva un gusto più pieno, quando infuso dalle spezie dell’antichità’. In pratica l’utilizzo dei campioni era già in uso ancor prima che venissero inventati i campionatori.
Oppure a riguardo dell’arte di manipolare la realtà da parte dei media (pagina 204): ‘I giornali riportarono le cronache dell’efferato delitto. In maggioranza erano rimaneggiate o pesantemente censurate… Taluni articoli rappresentavano la vittima come «uomo sposato e padre di famiglia»; altri come «tutore dell’ordine di lunga esperienza» o «devoto metodista e astemio che aveva scelto di servire la legge per soccorrere i miseri». Senza dubbio era stato tutte queste cose, come nello stesso tempo molte altre… ogni racconto ha bisogno di un eroe e di un furfante. Solo che in questa storia di furfanti ce n’erano due. La rappresentazione si attagliava sia all’omicida sia alla vittima’.
O ancora sulle responsabilità che ha ognuno di noi rispetto ai meccanismi che regolano il mondo: ‘Potevi startene a guardare un mondo in cui venivano strappate lingue, in cui esseri umani erano marchiati come le vacche longhorn, chiamati con i nomi dei selvaggi che li avevano comprati, e dire che tu in questo non c’entravi? I vestiti sulla sua schiena, le belle scarpe ai piedi, gli stessi libri di filosofia nei quali si vivisezionava il concetto di eguaglianza: tutto questo era stato comprato con i soldi della servitù, con il fondo fiduciario istituito dai suoi antenati schiavisti. «Ora sono denari puliti» diceva suo nonno. Ma non esistevano denari puliti in un mondo sporco’.
Quindi “Stella del mare” è una lettura super-consigliata, meglio, magari, se accompagnata dall’ascolto di un disco storico quale può essere “Ride On” di Christy Moore.
Ah, se solo la sorellina sapesse usare la voce come Joseph sa usare la penna...


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Data Recensione: 1/8/2004
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