`MASS´ // `Homo Sacer´

Autore disco:

Looper & John Tilbury // Martin Küchen

Etichetta:

Esquilo Records (P) // Sillón-Sofa Music (N)

Link:

www.esquilo-records.com
www.loopersite.com
www.sofamusic.no
www.sofamusic.no/sillon/

Email:

Formato:

DVD // CD

Anno di Pubblicazione:

2007

Titoli:

1) Oslo [October 2005] 2) Stavanger [November 2006] 3) Extracts From The Stavanger MASS Performance - 01 4) Extracts From The Stavanger MASS Performance - 02 5) Extracts From The Stavanger MASS Performance - 03 // 1) Imperial Music XVI 2) The Infliction Of Death 3) Homo Sacer (… And Suddenly The Bridge Over That Troubled Water Stood All In Flames 4) Xuan Mgoc, 23d Of September 1966, In The Evening (Music For Solo Dance) 5) Killing The Houses, Killing The Trees (Imperial Music XX)

Durata:

2:10:41 // 45:50

Con:

Nikos Veliotis, Ingar Zach, Martin Küchen, John Tilbury // Martin Küchen

impro non idiomatica: l’avventura continua // artista schietto e ‘anti-borghese’, alle prese con una musica altrettanto rivoluzionaria

x e. g. (no ©) // sergio eletto

L’incontro fra il ‘rumore’ circolare dei Looper ed il pianismo feldmaniano di John Tilbury è la faccenda più lecita di questa terra. Tilbury è stato infatti per anni una delle colonne portanti degli AMM, ensemble storico di improvvisazione non idiomatica, e i Looper sono fra i più accreditati nella cerchia di coloro che potrebbero raccoglierne l’eredità. In realtà il termine ‘impro non idiomatica’, nel caso dei Looper, sembra essere un po’ stretto, giacché quella del trio scandinavo-ellenico è più un’improvvisazione poli-idiomatica. Nella formazione dei tre musicisti, come nella formula proposta (batteria-violoncello-sax), c’è sicuramente il jazz come c’è la musica contemporanea, ma un ascolto attento coglie anche indubbie assonanze con certa musica elettronica, concreta e/o elettroacustica (indipendente dal fatto che venga o no fatto uso di strumenti elettronici e/o di registrazioni d'ambiente). Nel caso di "Mass", poi, c'è anche una parte visuale a porre un ulteriore ponte di collegamento fra il modo d'essere del trio e quello di numerosi ensemble elettronici. Ed è proprio per il legame inscindibile esistente fra musica ed immagini che è stata fatta la scelta di pubblicare questo lavoro in DVD.
I due video principali presentano l'intero brano registrato nei concerti di Oslo e Stavanger tenutisi a distanza di circa un anno l'uno dall'altro. Questo per quanto riguarda l'aspetto audio, ché la parte video è stata montata da Veliotis in altra sede, seppure poi corrisponda a quanto gli spettatori vedevano proiettato durante quei concerti. Si tratta di immagini religiose, probabilmente a rappresentare una visione critica del totalitarismo che accomuna tutte le religioni, che si sovrappongono e interagiscono sia attraverso movimenti oscillatori sia attraverso lente zumate. L'effetto è straniante e caleidoscopico, e può far pensare al fluido miscelarsi-scomporsi di sostanze in liquefazione. La durata delle due performance è pressoché eguale, e questo fa pensare a “Mass” come ad una struttura piuttosto definita nel suo insieme ma comunque molto libera nel corso del suo svolgimento; come quei fiumi che nascono nel monte tal dei tali, sfociano nel mare tal dei talaltri e, pur cambiando di tanto in tanto il loro percorso, continuano a nascere ed a sfociare nello stesso punto e dopo gli stessi km di percorso.
Nei tre estratti dalla performance di Stavanger è invece possibile osservare lo scenario della performance stessa, con i quattro musicisti in azione e le immagini che fluidificano sullo sfondo, dando così anche un’aura di concretezza volta a meglio definire e contestualizzare i due video principali.
Quindi questo DVD, al di là della qualità di “Mass” come performance, contiene anche un’interessante ricerca rispetto alle possibili soluzioni nel riproporre su supporto in modo valido un’opera audio-visuale.

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È la prima volta che scorgo il sassofonista Martin Küchen fuori da una dimensione più consona al jazz che ha potuto contraddistinguere, ad esempio, il quartetto free-bop degli Exploding Customer, condiviso con Tomas Hallonsten, Benjamin Quigley e Kjell Nordeson. La diversità che si presenta con “Homo Sacer” è molteplice, facendo permeare dentro questo nuovo titolo della Sillón (la sotto-label della Sofa Music di Ingar Zach incentrata agli esperimenti solisti) due linee-guida: quella concettuale / filosofica e quella più autenticamente strumentale / espressiva. Küchen, nel primo caso, dedica questo viaggio solista alla figura e/o espressione latina dell’homo sacer (letteralmente uomo sacro) che sta ad indicare una vera e propria pena religiosa (sacertà) inflitta a coloro che mettevano a serio rischio la pax deorum, ossia il rapporto di particolare amicizia che s’instaurava tra la collettività (il popolo romani) e gli Dei, garanti di prosperità e pace eterna. Una figura, come quella del condannato per sacertà, che veniva isolata, spergiurata dal resto della popolazione, e alla quale solo gli Dei potevano infliggere giusta punizione, si lega a perfezione, umanamente e filosoficamente, con diverse parabole di disperati della cosiddetta era moderna: rifugiati che scappano da opprimenti tirannie, l’Olocausto e la diaspora degli Ebrei, la libertà preventiva di Guantanamo…
Ecco, dunque, un succinto assaggio degli eventi che metaforicamente si annodano a tale, primitiva ingiustizia, ed i quali lo stesso Martin tiene ad evidenziare come fondamentali per la formulazione del cd in causa.
La musica, dal canto suo, è scarnissima, e usare un aggettivo quale primitivo, oltre a suonare scontato, è un puro e semplice eufemismo; essa riesce a descrivere egregiamente lo stato di angoscia e la profonda solitudine di un simile precetto. Il nostro si avvinghia con un bagaglio sterminato di fiato ‘represso’ sui corpi nudi e crudi di sax baritono e alto, spingendosi in casi sporadici a mischiare il canto dei fiati con i gracchianti disturbi di una pocket radio. Anche se (suppongo con quasi totale certezza) le cinque piste presenti non hanno subito overdubbing particolari e smussature in fase di (ri)editing, l’impatto poli-fonico, la sensazione che fuoriescano più forme da un solo ‘contenitore’ è senza mezzi termini disarmante; l’ovvia bravura di Küchen in ciò lo dirige a pieno titolo dalle parti di Evan Parker e John Butcher, lasciandolo invece lontano dalle textures più anarchiche di Greg Kelley e Nmperign.
Qui dentro le note concepite, i soffi, persino gli sputi nelle recondite cavità del sax, hanno quel tocco di classe sospeso tra affascinante dissonanza e misticismo, carezzando qua e là piccoli concetti di (alato) virtuosismo. Già, comunque Martin è un rodato jazzista, anche molto caliente nel rapportarsi ai timbri melodici e ritmici; e lo stesso occhio viene bi-diretto alla bisogna, dosando bene in qualsiasi frangente l’armonia dominante e la struttura ritmica portante. Un’equazione (quasi) perfetta che dona ad una musica, al contrario, apparentemente ‘informe’ e maculata da rumori poco percettibili quanto riconoscibili, il pregio della purezza.


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Data Recensione: 29/1/2008
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