`Comicopera´

Autore disco:

Robert Wyatt

Etichetta:

Domino recordings (USA)

Link:

www.dominorecordco.com

Formato:

CD

Anno di Pubblicazione:

2007

Titoli:

Act One (Lost In Noise): 1) Stay Tuned 2) Just As You Are 3) You You 4) A.W.O.L. 5) Anachronist Act Two (The Here And The Now): 6) A Beautiful Peace 7) Be Serious 8) On The Town Square 9) Mob Rule 10) A Beautiful War 11) Out Of The Blue Act Three (Away With The Fairies): 12) Del Mondo 13) Cancion De Julieta 14) Pastafari 15) Fragment 16) Hasta Siempre Comandante

Durata:

60:41

Con:

Robert Wyatt, Paul Weller, Brian Eno, Annie Whitehead, Yaron Stavi, Monica Vasconcelos, Gilad Atzmon, Jamie Johnson, David Sinclair, Phil Manzanera, Del Bartle, Orphy Robinson, Chucho Merchan, Maurizio Camardi, Alfonso Santimone, Alessandro Fedrigo, Paolo Vidaich, Gianni Bertoncini

esasperante // disco d’esperienza

x sergio eletto // alberto carozzi

Tre atti indipendenti fregiano il ritorno, dopo “Chukooland” (2003), del barbuto santone-Wyatt in studio di registrazione. Tre cammini, tre disparati concept coscienziosi, cuciti in un solo corpo, ed ecco che il gioco è fatto: “Comicopera”, in un batti baleno, è tra i dischi più pompati e incensati dell’anno corrente; dirigendosi vicino ad una cricca di confratelli, o eventi-deludenti, come l’ultimo taglia-vene degli Animal Collective (“Strawberry Jam”), il nuovo slancio-flop – solo strumentale - di Scott Walker (“And Who Shall Go To The Ball? And What Shall Go To The Ball?” per la 4AD) e la strascicata andatura pop che, già da innominabile tempo, invade gli oramai vegetali Einstürzende Neubauten (intestatari per le cronache del recentissimo spacca-palle “Alles Wieder Offen”).
Questo preambolo non rientra solo negli sfoghi estemporanei su dischi non particolarmente in sintonia col sottoscritto, ma è anche un utile viatico a prendere (o, almeno, tentare) “Comicopera” per quello che è: una patinata mescolanza di melodie troppo perfette, slavate, che da un po’ di anni fronzolano incessantemente nella mente del vecchio Robert: virate estreme dentro canovacci light-jazz, da una parte delicato, dall’altra imbottito a dismisura da accordi scontati e per niente eccentrici.
Un cd che appare innanzitutto come un integramento forzato di canzoni e generi, i quali amalgamati, incastonati a forza, ottengono il solo risultato di turbare e male incontrarsi. Nessun incrocio piacevole che possa non far assomigliare questa accozzaglia di facile sensualità, e scontato charme sperimental-cantautorale, ad una comune raccolta di B-sides.
Tre scenari che si frammentano tra il primo atto, più ermetico e consacrato a strutture di malizioso jazz(y) sottovoce; merita, comunque, la menzione il duetto vocale con la Vasconcelos in Just As You Are e l’iniziale Stay Tuned. Nel secondo capitolo, che potremmo includere sotto il filone – pur sempre ammirabile - politico e/o sociale, balza preponderante l’accoppiata Wyatt&Eno con spostamenti direzionali in ambiti folk(eggiadri); né danno una dura prova (soprattutto per le orecchie) le addormentate arie sognanti di A Beautiful Peace e A Beautiful War (folk la prima, so(u)leggiante la seconda), il blues(ettino) corale di Be Serious, la pesantezza ‘catatonica’ di Mob Rule e la lagna elettro-free-pop di Out Of The Blue; l’anima PIA di Battiato faceva molto meglio trent’anni fa!!!
Non poteva esservi modo peggiore per proseguire, e aprire il terzo atto, con l’orripilante inserzione di Del Mondo, brano semi-lontanto della fucina Lindo Ferretti-Csi; già di per sé, è stato sempre ostico il rapportarsi (anche minimamente) con la continuità ideale dei CCCP, indi cui, diviene un vero e proprio supplizio scoprire parallelamente la presenza di codesto brano e la pessima coverizzazione che Wyatt ne dà. Lagnosa al cubo la voce, lagnoso a più non posso il supporto strumentale, borioso, e consegnato quasi unicamente alla tastiere del nostro. Con l’intro del terzo, e per fortuna ultimo atto, intuirete facilmente l’inizio dello spazio-cover, ma anche dello spirito terzomondista e (NO) global di Robert; oltre alla citata Del Mondo, trovano spazio altre lingue (e, quindi, altri popoli) ed uno ‘sfrontato’ omaggio finale alla lotta perpetua con Hasta Siempre Comandante di Carlos Puebla.
Ci mancherebbe che fosse mia intenzione un attacco generale alla mastodontica e incatalogabile estetica wyattiana; di fronte a ciò, non posso che divenire in un istante l’essere più piccolo, becero e ignorante della terra. Questo è un discorso, un ventaglio estemporaneo, aperto e chiuso unicamente nei confronti di “Comicopera”. Niente di più e niente di meno.

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È uno dei dischi che sto ascoltando più spesso e più volentieri in queste settimane. Un’opera che appaga molte delle cose che mi piace trovare nella musica. Una di queste, banalmente, è Robert Wyatt, che anche questa volta non tradisce, e non si nega. Ma nel constatare il mio favore, non posso non riconoscerlo come frutto di riflessioni che non contengono esattamente degli elogi. Vediamo.
Wyatt sa il fatto suo e sa cosa fare per realizzare un disco bello. Sa miscelare melodia e asperità, sa scrivere canzoni, sa scegliere i suoni con gusto ed estro, sa circondarsi delle persone che non possono sbagliare. Ed è proprio quello che fa, con una particolare attenzione nella circostanza alla forma canzone, rivisitata in varie forme ora più elegant-blues come la splendida apertura di Stay Tuned o in chiave folk vestendosi da Johhny Cash.. (A Beautiful Peace) o in forme di delicatissimo pop (Just As You Are – un capolavoro, e A Beautiful War) e così via; cercando sempre un equilibrio che sembra voler soddisfare un po’ tutti. Dunque si compiace ma non è un disco compiacente, le emozioni ci sono, forti.
È un disco che punta sull'estetica ma non trasuda manierismo.
Offre una visione poetica nostalgica e retorica, ma in forme allegoriche, teatrali sfiorando il patetico ma senza mai toccarlo. Ogni luogo, era e volto indossano una maschera dall’eterno sguardo sornione del loro creatore che per primo si butta in questa mischia di sbiadimenti dedicandosi addirittura un malinconico brano nell'eleggersi a capo fila dei fuori dal tempo, Anachronist.
Per cui tutto è legittimato, anche la platealità per esempio di un omaggio a Che Guevara (Hasta Siempre Comandante) giusto in fondo al disco.
E che dire della forma? Il disco è lunghissimo, eccessivamente, e Wyatt detta istruzioni per l'ascolto: opera comica in tre atti. Le tematiche e i toni in realtà s'intrecciano, ma con uno sforzo nell’assecondare queste indicazioni possiamo riconoscere un primo tema raffinato, un secondo pieno di tensione(On The Town Square e Out Of The Blue), il brano più inquietante di tutto il disco, ed il conclusivo disteso e rilassato, nel quale si omaggiano C.S.I. (Del Mondo), Garcia Lorca (Cancion De Julieta) e il Che, brani che suonano come dei bis di fine concerto, forse superflui, ma tutto si svolge con semplicità e naturalezza. A suo modo è un disco perfetto, apparentemente calcolatissimo, che mette in luce però l'innato talento di un musicista gigantesco che corre comunque i suoi rischi; un po’ come certi giocatori attempati, che magari han perso lo sprint e allora ricorrono a quelle giocate sporche che strappano i migliori applausi, che in quelle giocate ci sono il mestiere, la classe, l’esperienza dei protagonisti.


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Data Recensione: 29/1/2008
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